Lutto
«Ci avevano offerto indennizzi»
I frontisti: «Una proposta irricevibile, non ci arrenderemo mai»
LIVORNO. «Faremo come i giapponesi, non ci arrenderemo». Non si è fatta attendere la risposta dei frontisti anti-discarica del Limoncino dopo le dichiarazioni rilasciate martedì al Tirreno dai rappresentanti della società Bellabarba (oggi in concordato preventivo). Insieme ai loro legali, hanno rilanciato un utilizzo della cava in tandem con Aamps, anche nell’ottica di abbassare la tassazione, e hanno riferito di avere avuto contatti con il Comune e con gli avvocati dei frontisti, senza però essere riusciti a farli sedere intorno a un tavolo.
Ieri Rosaria Scaffidi e l’avvocato Patrizio Rossi sono tornati a tuonare dalla saletta della parrocchia di Sant’Andrea. Partendo da una sorta di appello-avvertimento alla nuova amministrazione a 5 Stelle. «Si faccia valere – esordisce Scaffidi – visto che nel programma elettorale il M5S aveva detto no alle discariche: spero che i Bellabarba non abbiano avuto incontri con l’amministrazione, sarebbe molto grave». E aggiunge: «Non ci può essere un tavolo di trattativa con noi, non baratteremmo mai la salute dei livornesi».
L’avvocato Rossi conferma di fatto quanto dichiarato dai Bellabarba. «Nell’agosto del 2014 e nel febbraio di quest’anno – riferisce – ci sono state fatte delle proposte attraverso i legali della società: ci hanno proposto una regolamentazione del traffico dei camion, un controllo dei carichi senza però chiarire bene come, una riduzione dei codici di rifiuto e la corresponsione ai frontisti di una indennità per i disagi subiti. Una proposta per noi irricevibile».
Rossi va quindi dritto al punto: «Sappia la Provincia che se ignorerà la sentenza 149/2014 del giudice Trovato, denunceremo penalmente il dirigente responsabile del procedimento». Quella sentenza – ricorda Rossi – ha portato all’assoluzione dei quattro imputati (tra titolari della società, progettisti e dirigenti della Provincia), nonché al dissequestro dell’ex cava, «ma ha anche previsto una riduzione da 106 a uno dei codici di rifiuto ammessi nella discarica: solo il codice 17.01, ovvero terre e rocce di scavo, laterizi...». Così fa sapere che intanto i frontisti presenteranno una diffida alla Provincia. «A gestire l’impianto – ricorda Rossi – sarebbe la Bellabarba ambiente, che al 66% appartiene a una società fiduciaria e al 33% a una in concordato preventivo liquidatorio. La Bellabarba ambiente ha presentato la domanda per rinnovare l’autorizzazione. Ancora non sappiamo se l’ha ottenuta: abbiamo fatto richiesta di accesso agli alla Provincia il 3 aprile scorso, ma non abbiamo ricevuto risposta, così presenteremo una diffida».
A distanza si riaccende lo scontro: Rossi ripete che «il concordato non è responsabilità dei frontisti, le carte dicono che la Bellabarba era già in crisi per la crisi dell’edilizia e per i ritardi nei pagamenti degli enti pubblici» e «nel 2010 contava 41 dipendenti, non cento». Ma lo scontro vero è ancora sulla strada, in vista dell’udienza di appello. «Non è idonea al transito dei camion», ripete Scaffidi. Mentre Rossi le canta anche al Comune: «È andato avanti con l’appello contravvenendo a quanto detto in campagna elettorale». E promette: «Faremo come i giapponesi, non ci arrenderemo».
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