Il Tirreno

Livorno

Nogarin show: contesta il dossier davanti ai potenziali investitori

di Mauro Zucchelli
Il segretario generale dell'Authority, Massimo Provinciali
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Il segretario generale dell'Authority, Massimo Provinciali

È il bis delle accuse che aveva scagliato in comitato portuale: ma stavolta in platea c’erano esponenti di Port of Singapore, banche e big dei grandi appalti. Duello con Provinciali

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LIVORNO. Il sindaco Filippo Nogarin fa il bis nel d-day in cui l'Authority mette in vetrina il progetto della maxi-Darsena Europa che dovrà garantire un futuro al porto di Livorno. Neanche due settimane fa in comitato portuale aveva sparato a zero sul dossier di Ocean Shipping Consultants ma l'aveva fatto all'interno del “parlamentino” dell'Authority. Stavolta invece no: il proprio intervento-cannonata l'ha riletto di fronte a quanti affollavano la Fortezza Vecchia.

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Posted by Filippo Nogarin on Martedì 26 maggio 2015

In realtà, al di là della liturgia da debutto ufficiale, la platea era ben più vasta. E non solo perché poi Nogarin metterà in un post su Facebook la prima parte del proprio intervento (senza contare che nel pomeriggio arriverà il comunicato stampa di una società di comunicazione che, senza indicare per conto di chi parla, riepiloga l’intervento del sindaco livornese incrociandolo con le dichiarazioni di Nicoletta Batini, indicata dal Comune M5S nel toto-Authority).

Anche da lontano gli occhi erano puntati sulla sala Ferretti: ad esempio, società di grandi costruzioni (come Astaldi e Condotte), big della portualità internazionale (come Port of Singapore Authority), banche (come Banca Intesa, Ing e Banco Popolare).

Non è, dunque, soltanto sotto gli sguardi della comunità portuale livornese che si è materializzato il duello all’Ok Corral fra il Comune (con il sindaco Filippo Nogarin) e l’Authority (con il segretario generale Massimo Provinciali): i funzionari degli operatori potenzialmente interessati alla Darsena Europa l’avranno ben capito che il Comune intende tenere incandescente la temperatura dei propri rapporti istituzionali con l’Authority.

Difficile che non se ne siano accorti: figurarsi che gli indirizzi di saluto – cioè quanto di più liturgico c’è in eventi di questo tipo – si sono trasformati in un ring. Con il violento attacco di Nogarin, la tagliente risposta di Provinciali e la nuova pepata controreplica di Nogarin. Chissà se ora gli inviati degli operatori avranno già relazionato ai propri superiori consigliando “prudenzissima” in mezzo a un Vietnam di scontri istituzionali che non sono certo auspicati da chi investe.

«Tutta questa roba, tutto questo clima – sbotterà poi Provinciali – è peggio che avere i fondali a sei metri, altro che a 16 o 18...». Applausi a scena aperta, così come poco prima per Nogarin quando saluta le autorità «ma soprattutto i lavoratori là in fondo».

In effetti, c’è un problema grande come una casa: la maxi-Darsena la avremo fra qualche anno ma, a parte i cantieri per realizzarla, nel frattempo come si fronteggia la disoccupazione crescente?

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Detto per inciso, sotto questo profilo l’Authority annuncia un segnale rilevante: l’Alp (ex Agelp), sull’orlo del fallimento fino a pochi mesi fa con 60 addetti a rischio, adesso ha visto tornare in attivo i conti del primo trimestre di quest’anno.

In apertura il sindaco Nogarin se la prende con «certa stampa» che lo disegna cattivo e dice che non è affatto contro lo sviluppo del porto (non voglio bloccare il porto ma pretendo studi più attendibili»). Poi prende la clava e inizia a demolire il dossier di Ocean Shipping Consultants. Uno: è «costato 195mila euro, cioè quasi mille euro a pagina». Due: è scritto «in un inglese maccheronico zeppo di errori» e con «modi di dire italiani tradotti un po’ così». Tre: manca una elaborazione statistica approfondita, le previsioni di crescita sono ottenuti «sulla base di moltiplicatori standard». Quattro: al dossier ha lavorato anche una consulente che ha lavorato al Prg e questo indica «un conflitto di interesse». Cinque: il dossier raccomanda fondali a meno 18 metri ma l’Authority li prevede a meno 16 («e questi due metri in più significano costi extra e 5 milioni di metri cubi di fanghi in più»). Sei: i costi sono lievitati da 650 a 800 milioni di euro. Sette: i fondi pubblici sono semplicemente coperture di ratei di mutuo, non soldi cash.

Se Nogarin va giù duro, non usa i guanti neanche il numero due dell’Authority che interrompe i convenevoli del convegno e va dritto a smontare le parole del sindaco: sostanzialmente lo sfida. Sull’affidabilità dello studio: «Nessuno pretende di essere infallibile ma, gliel’ho già detto, il sindaco produca un altro studio di pari dignità scientifica invece che la solita sfilza di “mi sembra”». Sui finanziamenti tramite mutuo: «È così che si fanno ovunque le grandi opere pubbliche da almeno 15 anni: serve la solvibilità, non avere a disposizione subito tutta la somma». Sulla trasparenza nell’affidamento della consulenza: «Difendo a spada tratta il lavoro di tutta l’Authority, se il sindaco sa di qualcosa di irregolare deve andare in Procura: non è solo un suo diritto, è un suo preciso dovere».

Quanto basta perché il sindaco – ormai è saltato qualsiasi bon ton istituzionale – si riprenda il microfono per dire, sventolando il dossier, che «vedete qui un foglietto rosa per ogni cosa strampalata che c’è scritta, compresi i copia-incolla e le frasi lasciate a metà». E poi: «Ve l’immaginate di andare in banca a chiedere di finanziarvi un apparecchio per il teletrasporto? Ecco perché esigo che il dossier sia ineccepibile».

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Il sindaco M5S, così come il mondo pentastellato, hanno spesso accusato il governatore Pd Rossi di essersi così speso sul porto di Livorno solo per esigenze di campagna elettorale. Viceversa, c’è chi fra i suoi avversari politici gli ribalta addosso la stessa accusa: Nogarin tiene altissimi i toni proprio per guidare da Palazzo Civico la campagna elettorale dei Cinque Stelle.

Possibilissimo: il voto regionale è il match di ritorno del duello vinto dai M5S un anno fa. Ma dietro c’è qualcosa di ancor più importante: e riguarda l’idea di porto. Non una idea astratta: qualcosa di molto concreto come gli equilibri di potere per capire chi conta di più sulle banchine.

Del resto, la lunga sfida per il controllo della poltronissima dell’Authority non è mica finita: sì, il presidente uscente Giuliano Gallanti è stato nominato commissario ma tutt’al più fino a novembre, o anche prima se dovesse arrivare la nomina del nuovo presidente di Palazzo Rosciano.

Gallanti è tornato a ripetere anche ieri che arriverà a luglio il primo round del doppio bando per scovare operatori disposti a investire nella maxi-Darsena. Ma siamo a un passo dalla paralisi ferragostana, basta una spinta ed è facile far ruzzolare i tempi: un po’ di zucchero nel motore e si può rallentare la marcia fino alla scadenza del commissariamento Gallanti, provando poi a rigiocarsela.

Ma in questi giorni è accaduto anche qualcos’altro: benché il sottosegretario De Vincenti, braccio destro del premier Renzi, ce la metta tutta per dire che la riforma è ancora da approfondire, il tam tam delle indiscrezioni insiste ad aggregare Livorno (e Piombino) a Civitavecchia. D’altronde, non è forse vero che già a fine marzo avevamo segnalato che fra i papabili per la nomina al timone del porto di Livorno era spuntato il nome di Pasqualino Monti, presidente del porto di Civitavecchia?

Dal punto di vista dei numeri non c’è storia: Civitavecchia è un grosso porto passeggeri, soprattutto crociere, ma in campo merci movimenta a malapena 60mila teu, poco più di un decimo di Livorno, e 15 milioni di tonnellate complessive di prodotti, appena più della metà di Livorno. I numeri dicono che è difficile immaginare che il quartier generale possa esser collocato nella città laziale, ma Civitavecchia è il porto di Roma anche in termini di attenzione politica: difficile che il ceto politico romano molli una simile posizione di potere.

Da non dimenticare che anche a Civitavecchia, dove le faide in casa Pd fanno impallidire quelle livornesi, governano i Cinque Stelle: un ingegnere grillino anche lì come sindaco (Antonio Cozzolino, 39 anni, informatico “smanettone” pure lui come Nogarin). Inutile dire che d’un colpo raddoppierebbe il peso politico del M5S.

Intanto, rientra nei giochi anche Gianni Moscherini, classe 1948, metà livornese e metà civitavecchiese: nato come sindacalista Cgil a Livorno, la sua carriera è esplosa a Civitavecchia come presidente dell’Authority e come sindaco. Ora è responsabile nazionale porti di Forza Italia: l’hanno avvistato di nuovo su Livorno muoversi nei circuiti politici per tessere incontri e alleanze.

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