Gioco
Il numero uno di Ocean «Caro sindaco, le spiego perché sta sbagliando»
L’ironia british di Penfold: mi scuso se il mio inglese non è abbastanza buono. Nel finale la frecciata di Gallanti
LIVORNO. «Scusate, non so se il mio inglese sarà all’altezza di quanto richiede il vostro sindaco». Andrew Penfold usa l’ironia british, lui che viene dal Surrey e ha casa a metà strada fra dove l’aveva Eric Clapton e dov’è nato Roger Waters. Cinquantotto anni, metà dei quali spesi a occuparsi di economia marittima, è il grande capo di Ocean Shipping Consultants, società di consulenza strategica internazionale su porti e container: e se il numero dell’Authority Giuliano Gallanti dice che «insieme a Drewry è al top nel mondo», Penfold per spiegare chi è la sua società si limita a dire che ha 7mila dipendenti e, per indicare i clienti, snocciola una sfilza di porti da Rotterdam a Busan, da Vancouver a Barcellona, da Anversa a Felixstowe e via a spasso sul mappamondo, compresi grandi terminalisti come Hutchinson Whampoa, Psa e Dubai Port. E Cristina Migliaro, manager di settore di D’Appolonia, tiene a ribadire che la propria società ha nel curriculum un centinaio di “due diligence” e ha lavorato con i principali gruppi bancari, a cominciare dalla Bei.
Le accuse di Nogarin sul costo record del dossier? Tanto a Penfold che a Migliaro proprio non vanno giù: quelle 190 pagine sono «il 30% del nostro lavoro», c’è anche «il piano economico finanziario» e lo «scouting presso potenziali investitori internazionali» facendo da supporto all’Authority nelle presentazioni sulle piazze finanziarie internazionali.
Previsioni sbagliate e grossolane come accusa il sindaco? Penfold ribadisce che c’è «una stretta correlazione tra crescita della domanda dei traffici e andamento dell’export». E a Nogarin che gli rimprovera di aver indicato la stessa crescita per ciascuno dei porti dell'Alto Tirreno fino al 2035, tramite l’Authority l’economista inglese ribatterà poi che è proprio stabilendo un andamento del traffico su base macro-regionale che si fa questo tipo di lavoro, poi indicando la quota di mercato che spetta a ogni porto.
Troppo generosa la crescita prevista? Penfold difende la scelta di prevedere dal 2020 al 2035 un incremento annuo pari al 2%, una stima «non lontana dal consenso degli economisti internazionali»).
Il direttore di Ocean Shipping Consultants non è in sintonia col sindaco neanche sulla questione dei 16-18 metri di fondali, cioè là dove Nogarin parte alla carica contro Gallanti proprio usando quel dossier che fino a quel momento preso a cannonate. «Dipende dalla velocità di sviluppo, ma – avverte – l’importante è costruire il progetto definitivo in modo che si possa in una fase successiva arrivare a fondali più profondi».
Il presidente Enrico Rossi ha dato forfait ma ha mandato Vittorio Bugli, il suo assessore dei conti: «Sulla Darsena Europa mettiamo 12,5 milioni all’anno per vent’anni. Ma complessivamente la cifra che destiniamo al porto arriva a quota 300, compreso lo “scavalco” e la direttissima ferroviaria fra Darsena e linea tirrenica». Bugli torna a insistere sui fondali a meno 18 come già aveva fatto Rossi: dev’essere l’unica cosa su cui lui e Nogarin sono d’accordo.
Quest’aspetto del problema è stato messo sotto i riflettori anche dall'ingegner Marco Tartaglini (Modimar): non serve altro che un adeguamento tecnico funzionale del Prg, «meno di una variante, roba che porta via tutt’al più uno-due mesi di iter burocratico». Non solo: rispetto a quel che dice il sindaco i milioni di metri cubi di fanghi da collocare sono la metà (due e mezzo anziché cinque) e non contengono elementi inquinanti e dunque sono utilizzabili per il ripascimento di spiagge che a nord del Calambrone hanno tanti problemi di erosione.
Simonetta Migliaccio (D’Appolonia) squaderna una sfilza di cifre: il costo delle opere civili è di 607 milioni (301 di fondi solo pubblici per opere che riguardano l’inseieme del porto, gli altri 306 di project financing pubblico-privato per lavori relativi solo al terminal). Se si arriva a un costo globale di 800 milioni – spiega – non è per una lievitazione di prezzi bensì perché si aggiungono anche 198 milioni dell’investitore privato per le attrezzature del terminal a cominciare dalle gru.
Il finale è nelle mani di Giuliano Gallanti, commissario dell’Authority («questo clima non aiuta a trovare investitori, ma state sicuri che non ci fermeranno»). Ovvio che la dedica sia per il sindaco M5S che rivendica di essere «interlocutore scomodo». Gallanti la butta sulla cultura. Prima con una battuta: «Usque tandem Nogarin...» (e il riferimento è a Cicerone che si chiede quanto Catilina abuserà della pazienza altrui). Poi ricorda il libro sul comodino: “La solitudine del riformista”, firmato da un economista-mito come Federico Caffè. «Sono riformista, spero di non essere solo».(m.z.)
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