Toscana
Giuseppe Doveri condannato a 8 anni ma torna libero, confiscata villa Montebello
Livorno, chiuso il processo all’imprenditore accusato di bancarotta fraudolenta per 20 milioni di euro, i soldi dell’immobile alla curatela fallimentare
LIVORNO. Il buono e il cattivo - a seconda del punto di vista - nel giorno della verità sull’inchiesta della bancarotta milionaria della Turmar spa, sono altrove, lontani dal processo. L’imputato, l’imprenditore Giuseppe Doveri, 66 anni, è rimasto a casa, mentre il pubblico ministero che ha condotto l’indagine, Luca Masini, è stato trasferito il mese scorso da Livorno alla Procura di Salerno e non ha chiesto di salire in Toscana per l’udienza conclusiva.
Così nessuno dei due, né l’imputato principale definito durante il dibattimento «il signore feudale della provincia», né il pm, ieri mattina hanno ascoltato con le proprie orecchie il presidente del collegio, il giudice Gabriella Marinelli, leggere le cinque pagine del provvedimento con cui il Tribunale ha condannato “Beppe” Doveri a otto anni di reclusione più due di arresto e soprattutto la confisca di villa Montebello, l’immobile che la società dell’imprenditore avrebbe ceduto in modo fraudolento alla figlia per aggirare il Fisco.
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Si chiude così il primo capitolo (è in corso anche un altro processo ndr) di una vicenda iniziata nell’aprile del 2012 quando i militari del nucleo di polizia tributaria della Finanza bussarono alla porta di via Montebello 101 per sequestrare l’immobile per una presunta maxi evasione fiscale. Da quel giorno è stato un susseguirsi di colpi di scena: dal primo arresto di Doveri, avvenuto una settimana più tardi dopo un viaggio all’estero, al ritrovamento di armi, passando per il fallimento della Turmar, fino all’arresto bis di Doveri dopo essere “evaso” dai domiciliari per prendere le buste della spesa sul pianterottolo di casa.
A parte queste derive che sfiorano il tragicomico, il processo ha accertato una delle più grandi bancarotte fraudolente mai registrate a Livorno: Doveri, infatti, ha dilapidato attraverso la Turmar quasi 20 milioni di euro e una serie infinita di reati fiscali creando debiti con banche, assicurazioni enti pubblici, partecipate, ma soprattutto nei confronti del Fisco. Proprio alla curatela fallimentare andranno i ricavi della vendita della villa, valutata in oltre 2 milioni di euro, e di tutti gli oggetti sequestrati dalla finanza nelle indagini.
Nei confronti di Doveri i giudici, che tra 90 giorni depositeranno le motivazioni, hanno anche disposto il divieto di fare impresa per dieci anni, di non avere funzioni tributarie per tre, oltre all’interdizione dai pubblici uffici.
L’imprenditore, per il quale il pm aveva chiesto dieci anni di reclusione ma non l’arresto, è stato invece assolto da due reati: l’alienazione della villa «perché il capo d’imputazione è stato assorbito dal reato precedente» e la truffa ai danni di Banca Bnl nell’ambito dell’affare per l’acquisto dell’isola Carbonera. Dunque, nonostante la condanna Doveri da oggi tornerà libero (era ai domiciliari ndr) almeno fino a che la sentenza non passerà ingiudicata.
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