Il Tirreno

Livorno

Sfregiata con l'acido, parla la vittima dell'agguato: «Ho paura, non ci vedo più. Così mi ha rovinata»

di Lara Loreti
La donna aggredita e sfregiata
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La donna aggredita e sfregiata

Il racconto di Guia, la cassiera della Snai aggredita: «Per me era un cliente qualunque, ma si era messo in testa che io lo volessi ostacolare»

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LIVORNO. «Ho le palpebre degli occhi che sembrano due wurstel abbrustoliti. Dall’occhio sinistro non ci vedo, e con l’altro pochissimo. Ora spero solo di poter recuperare del tutto la vista. Per il resto sono molto giù». Affranta, sconvolta, amareggiata, impaurita. Così si definisce la signora Guia, cassiera della Snai, livornese, 55 anni, vittima di un agguato domenica sera, a fine turno di lavoro, quando un cliente le ha versato in faccia un flacone di acido muriatico.

«Non me la sarei mai aspettata un’aggressione così. Per di più sul posto di lavoro, che è un luogo dove una persona si sente al sicuro, un po’ come la scuola per i bambini - dice la donna - I medici mi hanno detto che devo aspettare. Tra una settimana mi sapranno dire meglio cosa mi aspetta, io spero tanto di poter guarire completamente. Intanto sto male, mi sento svuotata: è da ieri sera (domenica ndr) che non mangio, avrò perso cinque chili».

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Ma a tormentare la donna non sono solo il dolore e il danno fisici, è anche lo choc subìto. «Quest’uomo mi ha traumatizzato. Sono dispiaciuta: questo è il gesto insano di una persona che evidentemente ha problemi mentali perché altrimenti io, una cosa del genere, non so spiegarmela. Solo che ora le conseguenze di tutto questo le subisco io. Lui è un nostro cliente, lo conosco solo per lavoro perché viene spesso al centro scommesse. Il punto è però che mi ha preso di mira perché, secondo lui, io avrei osteggiato il rapporto con la sua “amata”. Ma questo è un pensiero che esiste solo nella sua testa, prima di tutto perché lei, la mia collega, è sempre stata chiara con lui nel dirgli che non era interessata alle sue attenzioni. Lui ha continuato a perseguitarla, e per questo ha preso anche due denunce. In secondo luogo, a prescindere da tutto, io non mi sarei mai messa in mezzo a una storia del genere: sono una persona pacifica, che non ha mai avuto discussioni. Figuriamoci, essere aggrediti...».

La premessa è che quasi un anno fa, l’operaio s’era fatto avanti con la cassiera, chiedendole di mettere “una buona parola” con la sua collega più giovane, ma lei gli aveva fatto capire che non era il caso di insistere perché lei era fidanzata e non interessata a lui. «Queste sono state le uniche parole che ho scambiato con quel giovane - dice la donna - Per il resto io l’ho sempre trattato come un cliente qualunque e tra noi non c’è stato alcun contatto, figuriamoci: io ho 55 anni, potrei essere sua madre».

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Negli ultimi mesi il giovane, pur continuando a frequentare il centro scommesse di piazza Attias, sembrava più tranquillo. «Tempo fa qualche insulto da parte sua nei miei confronti c’era stato. Ma ultimamente le acque si erano calmate - racconta la donna - L’ho visto spesso venire in negozio, ma non si avvicinava mai al banco dove stavo io. A maggior ragione, io non avrei mai pensato di subìre un agguato del genere. Quando l’ho visto fuori dal negozio, ho notato che aveva qualcosa in mano, ma per me poteva essere anche uno shampoo o una bottiglia qualunque. Invece... Dopo il contatto con quel liquido, la pelle e gli occhi mi sono esplosi: a un tratto non vedevo più niente. È stato tremendo».

Ora che il danno è fatto, non resta che aspettare che la giustizia faccia il suo corso. «La decisione del giudice di mettere quell’uomo ai domiciliari fa discutere: purtroppo in Italia spesso le cose vanno a l contrario di come uno si aspetterebbe - osserva la vittima - Ma io voglio essere fiduciosa: le forze dell’ordine mi hanno spiegato che ci sono degli step da seguire e, allora, a questo punto io che posso fare? Aspetto».

 

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