Il Tirreno

Livorno

Sfregia la cassiera con l'acido: faccia a faccia con l'avvocato per la strategia difensiva

Federico Lazzotti
Sfregia la cassiera con l'acido: faccia a faccia con l'avvocato per la strategia difensiva

Livorno, Davide Vecchio la mattina di mercoledì 27 maggio comparirà davanti al giudice per la convalida dell'arresto. È accusato di lesioni personali aggravate dalla premeditazione

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LIVORNO. Si svolgerà nella mattinata di mercoledì 27 maggio, praticamente in zona Cesarini per i tempi della giustizia, l’udienza di convalida per l’arresto di Davide Vecchio l’operaio livornese di 30 anni che domenica 25 maggio ha sfogato la sua ossessione amorosa sulla cassiera dell’agenzia di scommesse Snai di piazza Attias svuotandole in faccia un flacone di acido muriatico.

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La presunta colpa di Guia, la cinquantacinquenne livornese rimasta ferita? Essere un ostacolo - secondo l’aggressore - al rapporto con la collega di cui si era invaghito, senza peraltro essere corrisposto. Dunque un capro espiatorio, un obiettivo contro il quale  - molto probabilmente – sfogare le proprie frustrazioni. Lesioni  personali aggravate dalla premeditazione, questa l’accusa di cui il trentenne dovrà rispondere davanti al giudice.  “Chiederemo la convalida dell’arresto”, spiegano dalla Procura.   

Il giovane precario da domenica notte, quando i carabinieri sono andati ad arrestarlo nella sua casa, è rimasto nell'appartamento nella zona della Scopaia, agli arresti domiciliari. Martedì pomeriggio ha ricevuto la visita dell’avvocato Aurora Matteucci che lo assisterà in Tribunale. “Si tratta di una situazione delicata”, taglia corto il legale.

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Il colloquio tra cliente e avvocato è stata comunque l’occasione per pianificare una strategia difensiva che fino all'udienza rimarrà però segreta. Per prima cosa l’avvocato dovrà consigliare l’indagato sull’opportunità o meno di rispondere alle domande del giudice. A cominciare da quella più importante: perché quel desiderio di punire la cassiera? E perché farlo con l’acido? E ancora: un gesto d’impeto oppure un crimine pianificato come ipotizzano gli inquirenti?

Agli atti del procedimento sono già stati allegate diverse testimonianze raccolte dai carabinieri coordinati dal pubblico ministero Antonio Di Bugno dopo l’aggressione, quelle della vittima, della collega di cui l’operaio si era invaghito e le denunce che la donna di cui si era invaghito avevano presentato nei mesi scorsi segnalando il comportamento persecutorio del trentenne.     

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