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Rifuti, differenziata in Toscana. L'assessore regionale ammette: siamo lontani
Anna Rita Bramerini: per ottenere gli obiettivi, porta a porta o cassonetti a chiavetta
FIRENZE. Ci sono due dati che neppure Anna Rita Bramerini, assessore regionale uscente all’ambiente può negare: il primo è che il traguardo del 70% di raccolta differenziata in Toscana è lontano almeno 25 punti. Anche perché la politica di recupero dei rifiuti organici è (quasi) al palo. Inchiodata da impianti vecchi e inadeguati. Il secondo è che raggiungere questo obiettivo sarà meno facile del previsto, con la gestione della raccolta e smaltimento ancora frammentato fra una quarantina di gestori diversi (compresi 18 Comuni). Tanto che nella provincia di Firenze si procede verso la costruzione dell’inceneritore di Case Passerini, l’unico nuovo impianto di questo tipo in Toscana.
Assessore Bramerini, perché in Toscana la raccolta differenziata è al 42%?
«Precisiamo che è al 45,6%. Il dato fornito da Ispra non corrisponde a quello rilevato dall’Agenzia regionale per il recupero delle risorse che utilizza parametri diversi di misurazione. In Italia non esiste un sistema omogeneo di calcolo della raccolta differenziata».
Tre punti non cambiano la situazione: quasi tutti i Comuni sono stati costretti a pagare l’ecotassa sull’ingresso dei rifiuti in discarica perché non hanno centrato gli obiettivi di differenziata.
«Nel 2013 hanno centrato l’obiettivo 47 comuni su oltre 280».
Una minoranza, appunto. Cosa non funziona nel sistema?
«Non è che non funziona, visto che dal 33% di differenziata del 2007 siamo passati al 45%. Ma ci sono ancora molte cose da fare: ci siamo accorti che con la raccolta “stradale” con cassonetti e campane, la differenziata non cresce più del 2% l’anno. Senza contare i rischi».
Quali rischi?
«Se la differenziata non è bene organizzata e il materiale raccolto non è buono, non va a riciclo. Non viene venduto a buon prezzo, torna in discarica o all’inceneritore. Non a caso, l’Unione Europea agli stati membri dà obiettivi di riciclo, non di raccolta differenziata che è un mezzo e non un fine. L’Italia, al contrario, si è data obiettivi di differenziata per incentivare il riciclo perché partiva in ritardo».
Cosa serve, allora?
«Per raggiungere (entro il 2020) l’obiettivo del 70% di differenziata previsto nel piano regionale dei rifiuti, l’80% della popolazione deve essere servita dal porta a porta o con un sistema di“prossimità” (come i cassonetti con la chiavetta) alternativo alle campane. Organizzare questo sistema richiede un investimento iniziale importante».
Allora si deve lasciar perdere?
«No. Ho solo detto che si assiste a un aumento del costo del servizio quando si avvia il porta a porta per manodopera e spese per i mezzi adatti a girare nei centri storici. Perché questo costo diventi un’opportunità è necessario passare dalla tariffa attuale a quella puntuale: chi più differenzia, meno paga. Il sistema ha avuto successo dove è stato accompagnato da incentivi economici».
E il sistema toscano non funziona così?
«Il sistema toscano ancora non c’è. Nel 2013 era sempre frammentato con il servizio affidato a 18 aziende toscane a maggioranza pubblica, 2 a maggioranza pubblica non toscane, 3 a maggioranza private e 18 Comuni in gestione diretta. Questa frammentazione non aiuta: per ottimizzare il servizio, devo avere un gestore unico».
E la Toscana non ce l’ha?
«Abbiamo dato vita a un’ importante riforma che ci pone all’avanguardia in Italia: abbiamo organizzato il territorio in tre ambiti ottimali per il servizio pubblico: ma solo uno, l’Ato Sud (Grosseto, Arezzo e Siena) da circa un anno ha il gestore unico. Gli altri ancora devono completare le procedure».
Eppure un terzo dei rifiuti della differenziata risulta finire lo stesso in discarica.
«Non mi risulta: nel 2013 il 42% dei rifiuti prodotti in Toscana viene recuperato come materia avviata a riciclo; il 14% finisce negli inceneritori e il 42% va in discarica».
Ma del 56% avviato a smaltimento, quanto deriva da raccolta differenziata?
«È un dato disaggregato oggi non disponibile. Ma abbiamo in corso un progetto con il Conai (consorzio nazionale di imballaggi) per quantificare la percentuale riciclabile dei rifiuti che finiscono in discarica. È indubbio che esista un margine di miglioramento».
Dove potete migliorare?
«Per esempio nella produzione di compost dal trattamento di rifiuti organici e verde. La Toscana è una regione ad alta vocazione agricola, ma a differenza dell’Emilia e Veneto, non ha molti impianti che producono buon compost. Così, molto organico finisce in discarica. Però alcuni impianti stanno per essere rifatti ex novo, come quello gestito da Geofor a Pontedera con contributi regionale provenienti da ecotassa».
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