Il Tirreno

Livorno

l'analisi

Il no che il maschio vuole punire - L’analisi

di Cristiana Grasso

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LIVORNO. Di parole non c’è neppure stato bisogno tanto avrebbero parlato e urlato la paura, le ferite, il dolore, la rabbia dell’impotenza. Così, avrà, pensato Davide, si puniscono le donne, in po’ come si puniscono gli animali. Senza tante spiegazioni perché è inutile sprecare fiato e poi loro, le donne, nascono e muoiono con la colpa addosso e ne sono ben consapevoli: e la colpa delle femmine, gira che ti rigira, attiene quasi sempre alla sfera sessuale, al tradimento vero o presunto, al rifiuto. A un libero arbitrio che non viene loro riconosciuto.

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Davide era stato rifiutato. Non dalla sua vittima bensì da un’amica di lei, ma nell’economia di questo delirio d’onnipotenza maschile fa poca differenza. Erano complici le due donne e quindi nel mirino insieme: una lamentava le insistenze di questo corteggiatore non gradito, l’altra cercava di difenderla da quell’assedio tanto pressante che si erano dovute rivolgere ai carabinieri.

Rifiutato, come tanti e tante, ma per Davide il rifiuto femminile è un’offesa da lavare con il sangue. E la complicità femminile è una spaventosa minaccia. Qualcosa che non si può conciliare con quella visione della donna (donna-oggetto e pazienza se suona vetero, perché comunque purtroppo è un vetero che non invecchia) che ha lui e purtroppo hanno tanti altri uomini.  Gli uomini che su Facebook sono iscritti a gruppi che si chiamano “Scopiamo!”, che tra gli amici sui social hanno eserciti di glutei e seni che ammiccano dal profilo. Uomini che per ignoranza e per solitudine, per debolezza e per inadeguatezza, associano le relazioni con l’altro sesso all’erotismo mordi e fuggi, magari a pagamento, comunque privo di emotività e di comunicazione.

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Maschi ineducati per i quali il “no” di una donna, che magari ad altri dice “sì”,è un controsenso, un atto contronatura, un’offesa personale. Per fortuna non tutti gli uomini che usano o vorrebbero usare le donne rispondono con la violenza quando il giocattolo sfugge e la bambola si rivela animata. Davide invece la strada della violenza l’ha imboccata. Con l’acido muriatico portato da casa, forse scimmiottando recenti casi di cronaca nera, ha ustionato la donna che riteneva responsabile del suo fallimento “amoroso”, sobillatrice, infame suggeritrice di buoni consigli. Non si sa se nei piani ci fosse anche quello di colpire l’altra, quella che lo aveva respinto, ma cambia poco. L’importante era punire quel rifiuto e chi aveva osato mettere in discussione il dogma del possesso.

 

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