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Livorno

Differenziata, un terzo finisce in discarica o in cenere

di Ilaria Bonuccelli
Differenziata, un terzo finisce in discarica o in cenere

E così quasi ovunque è scattata l’“ecotassa”: un rincaro del 20% Giannarelli (5 Stelle) denuncia: inefficienze a carico dei cittadini

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In Toscana si ricicla poco e male. La raccolta differenziata non funziona. Non come dovrebbe (salvo poche punte di eccellenza). Un terzo della spazzatura ritirata con la differenziata finisce in discarica o negli inceneritori. Oggi si preferisce dire “negli impianti di recupero energetico”, ma la sostanza poco cambia, se non per i megakilowattora prodotti con la combustione. Lo denuncia Giacomo Giannarelli, candidato governatore di M5S che osserva: se non si ricicla, se non si vende il materiale recuperato sul mercato, non si abbassa la “bolletta” dei rifiuti dei cittadini. Non si riduce il costo del servizio.

DIFFERENZIATA SCARSA, SCATTA L’ OBBLIGO DI ECOTASSA

A questa conclusione la Regione c'era già arrivata, anche senza Giannarelli. Pochi mesi fa, la giunta Rossi, infatti, approva una delibera per imporre a quasi tutti i Comuni una sovrattassa di ingresso dei rifiuti in discarica. Il sovrapprezzo dello smaltimento - un rincaro del 20% - viene applicato perché nel 2013 «nessun Ato ha raggiunto l'obiettivo della raccolta differenziata». In nessuna delle tre macro-aree nelle quali è divisa la Toscana - Ato Costa, Ato Centro e Ato sud - per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, esiste una raccolta differenziata efficiente. A parte alcune eccezioni, dai Comuni piloti come Capannori alle eccellenze dell'Empolese (a produzione quasi zero), nell'Ato Costa (Massa, Lucca, Pisa, Livorno) la raccolta differenziata è ferma al 45,44%; nell'Ato centro (Empoli, Prato, Firenze) è appena sotto il 53%; nell'Ato sud (Grosseto, Arezzo e Siena) è quasi al palo: 38,3%. Del resto in alcuni Comuni, come Capalbio e Orbetello è sotto il 10%. Ragioni sufficienti, secondo Il Tirreno per portare l’argomento al centro della campagna elettorale. Visto anche i riflessi che sulle “bollette” hanno i costi del servizio, quando i rifiuti riciclabili finiscono in discarica o all’inceneritore.

IL PROBLEMA: TROPPI GESTORI, SCARSA DIFFERENZIATA

Secondo il direttore generale dell'Ato Sud, Andrea Corti, questa situazione si spiega con il fatto «che fino a tutto il 2013 in questa macro area della Toscana c'erano almeno 17 diversi gestori del servizio». E dove lo smaltimento dei rifiuti era garantito dai Comuni «abbiamo assistito a un'organizzazione diversa per ciascun ente».

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Ma il fenomeno - evidenzia Giannarelli - non è solo del Grossetano. Magari nel sud della Toscana puà sembrare più macroscopico «ma si tratta di un problema che affligge tutta la regione. Nella zona di Carrara, ad esempio, dove la raccolta differenziata, ugualmente viene organizzata con risultati discutibili, i risultati sono spesso vanificati perché poi il materiale viene inviato negli impianti di smaltimento a Livorno, all'inceneritore, o in discarica a Peccioli, nel Pisano». E anche quello che viene inviato agli impianti di selezione e trattamento, arriva sul mercato in minima parte, insiste Giannarelli. Un'accusa in parte smentita da Revet, la società che a Pontedera gestisce l'impianto di trattamento dei rifiuti della differenziata.

SOLO 150MILA TONNELLATE: SE RICICLARE NON BASTA

Nel 2014, la società - collegata a Corepla (consorzio nazionale della plastica) e legato alla Regione da un accordo siglato nel 2009 - ha trattato circa 150mila tonnellate di rifiuti raccolti con la differenziata. Tante? Poche? La proporzione è presto fatta. Basta pensare che nel 2013 in Toscana sono state prodotte circa 2 milioni e 240mila tonnellate di spazzatura e che di queste circa 950mila tonnellate sono state ritirate come raccolta differenziata, in varie forme.

Ora è vero che Revet non tratta tutta la differenziata (ad esempio non lavora l'organico). Tratta e ricicla vetro, plastiche, alluminio, acciaio, tetrapak: considerando che la differenziata non sia diminuita (a fronte di un calo crescente dei rifiuti), l'anno scorso ha trattato poco meno del 16% della spazzatura prodotta in Toscana. Su 150mila tonnellate trattate, c'è uno scarto di circa il 10%: circa 15mila tonnellate di materiale - ammette la società - che non può essere avviato a riciclo. Che non può essere compattato, trasformato in “balle” di materiale plastico o acciaio per il mercato. Perché non può essere lavorato e trasformato in altri oggetti. Quindi deve essere avviato alle discariche o agli impianti di valorizzazione energetica. Anche se dal 2014, la situazione in Toscana sarebbe migliorata grazie all'inaugurazione, ancora a Pontedera, di un nuovo impianto capace di trattare anche le plastiche “miste” (il Plasmix) che finora nel resto d'Italia e d'Europa venivano spediti agli inceneritori. In pratica, a Pontedera, in questo impianto pilota, gli imballaggi dell'acqua, le vaschette di cibi pre-confezionati, i vasettini degli yogurt, il cellophane vengono trasformati in materiali riciclabili. Addirittura in mattoni con un grande mercato. Ora l'impianto dovrà essere potenziato per far fronte alle richieste di questo materiale in arrivo da Italia e dall'Europa.

SCARTO FINO AL 30%, UNA PERCENTUALE TROPPO ALTA

Ma lo scarto, in questa produzione è alto: circa il 30%. Perciò, su circa 5mila tonnellate prodotte, 3000 sono finite in impianti di valorizzazione energetica. Non a Pisa né a Livorno perché non adatti a bruciarli, addirittura in alta Italia. A volte anche all'estero. Ma per la società resta il fatto che solo Revet recycling tratta e recupera la plastica mista che fino a poco tempo fa era tutta destinata agli inceneritori come materiale “impuro”. Non adatto al recupero e al mercato del riciclo. L'altro grande problema - denuncia Giannarelli - della raccolta differenziata in Toscana. «Uno dei motivi per cui molto materiale finisce in discarica - sostiene - è che non può essere trattato. Quello che proviene dalla raccolta stradale, dalle campane, dai cassonetti, non è quasi mai utilizzabile, al contrario di quello raccolto porta a porta. Ma in Toscana questo tipo di raccolta è minoritario». Eppure, è quello che l'Europa raccomanda.

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La Comunità Europa pone obiettivi di recupero e riciclo, non di raccolta differenziata. E raccogliere in modo separato materiale inutilizzabile «rappresenta solo un costo e uno sforzo inutile per i cittadini». Anche se Revet fa presente che se restano impurità nell'alluminio non è un grande problema, visto che il materiale viene fuso a temperature altissime. Ma se resta nel vetro, rischia di rendere inutilizzabile la materia. Basta mettere una lasta di vetro o un bicchiere di cristallo dentro una campana per creare un disastro. Perché il cristallo - spiegano gli esperti - contiene il piombo, nemico del riciclo del vetro. Per questo la Regione ha iniziato a proporre la raccolta “monovetro” in alcune zone, separando questo materiale da alluminio e plastica. Per vedere se aumenta la percentuale di riciclo.

DATI GENERICI SUGLI SCARTI, NESSUNO CONTROLLA I FLUSSI

«Il fatto - dice Giannarelli - è che noi vorremmo capire con esattezza le quantità di spazzatura differenziata che finiscono in discarica. Invece, questi dati non sono disponibili. Si parla di percentuali generiche. Gli Ato non forniscono questi dati, con la giustificazione che dovrebbero averli i gestori dei servizi o chi gestisce gli impianti di trattamento. Ma questo è inaccettabile, perché da questi dati dipende la fatturazione: infatti, dal costo del servizio si deve scomputare il ricavato della vendita dei prodotti riciclati sul mercato e si deve caricare il costo dello smaltimento dei rifiuti negli impianti». E per Giannarelli è inaccettabile pagare due volte per raccolta e smaltimento dello stesso rifiuto: prima per la differenziata, poi per mandarlo in discarica perché non adatto al mercato, visto che non abbastanza puro. Con un aggravio di costi. Soprattutto se prima di essere “scartato” viene trattato magari in un impianto sofisticato, con alti costi di manutenzione.

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