Italia
«Temo che le usino per fare riti satanici»
Livorno, il cappellano dell’ospedale: gesto incomprensibile, quella pisside non ha valore economico
LIVORNO. «Perché sono così preoccupato? Perché non riesco a capire il senso di questo furto. Proprio non me lo spiego, devo ancora elaborare. Se si trattasse di un balordo qualunque avrebbe preso la pisside sperando di farci qualche soldo e poi avrebbe gettato il contenuto. Invece ho setacciato tutto l’area intorno alla chiesa dell’ospedale e non ho trovato il Santissimo. Ecco perché sono preoccupato. Soprattutto per l’uso che potrebbe essere fatto delle ostie consacrate a cominciare da riti satanici e messe nere».
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.11484066:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/05/24/news/furto-sacro-alla-chiesa-dell-ospedale-rubate-le-ostie-consacrate-interrotta-la-messa-1.11484066]]
Don Placido Bevinetti, da undici anni cappellano dell’ospedale, ieri ha vissuto il giorno più triste della sua carriera pastorale. «Intorno alle 10,30 Don Luca - ricorda - mi ha chiamato e con la voce tremante mi ha detto: “Sono andato a prendere il Santissimo, ma ho trovato il tabernacolo vuoto”. Me lo sono fatto ripetere perché non ci credevo. In questi anni qualche furto lo abbiamo subito. Capita spesso che magari spariscano le offerte. Ma nessuno si era mai permesso di toccare la parte del tabernacolo». È stato lo stesso Don Placido sabato 23 maggio a portare le ostie nella chiesa di San Giuseppe.
«Sono andato intorno alle 15,30 e sono rimasto fino alle 17. Ho messo le ostie nel tabernacolo e poi sono andato via. La chiesa è rimasta aperta fino alle 23. Poi domenica mattina sono tornato per sistemare le ultime cose e lasciare tutto in ordine per Don Luca che doveva officiare la messa delle 10. Ma devo essere sincero: non ho controllato il tabernacolo. Ecco perché non saprei dire se il furto sia stato commesso nella serata di sabato o nella mattinata di domenica».
Ora dopo il furto delle ostie consacrate inizia sia un percorso investigativo per risalire all’autore, ma soprattutto un percorso spirituale per riparare alla profanazione e al possibile uso che il ladro potrebbe fare del Santissimo. «Ho già parlato con il vescovo Simone Giusti - va avanti Don Placido - per il momento mi ha detto di dire il rosario ogni giorno. Poi toccherà a lui ordinare il giorno in cui dovrà essere compiuto l’atto pubblico di riparazione».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
