Il Tirreno

Livorno

People Care, resteranno a casa almeno in cento

di Giulio Corsi
Il salone di People Care: dopo il 31 maggio i neon resteranno accesi?
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Il salone di People Care: dopo il 31 maggio i neon resteranno accesi?

Livorno, corsa contro il tempo per il nuovo acquirente e per salvare la commessa di Seat. Giovedì incontro decisivo, se tutto andrà bene ci sarà comunque da ridurre l’organico

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LIVORNO. La corsa contro il tempo è arrivata al chilometro finale (e alla settimana decisiva). Domenica prossima, 31 maggio, per i 350 dipendenti sarà l’ultimo giorno di lavoro sotto le insegne di People Care. Sarà anche l’ultimo giorno di vita del call center di Guasticce?

E’ il grande interrogativo che da mesi agita il sonno a 350 famiglie livornesi. Tutto è legato al prossimo incontro fissato al ministero dello sviluppo economico per giovedì 28 (anche se la convocazione ufficiale deve ancora essere fatta). Se dal cilindro del Mise uscirà (e soprattutto si presenterà al tavolo) l’imprenditore disposto a rilevare la struttura di Guasticce e a prendersi la commessa triennale proposta da Seat, si potranno alzare i calici (in realtà a metà, visto che almeno all’inizio un centinaio di lavoratori resteranno comunque disoccupati). Se invece non si presenterà nessuno e ci sarà un altro rinvio, sarà la fine. Perché a quel punto non ci saranno più i tempi per trattenere Seat considerato che su una cosa gli addetti ai lavori non hanno dubbi: se Pagine Gialle usciranno da Guasticce non ci rientranno più.

Nessuna interruzione. Continuità aziendale è la password perché il call center si salvi. E continuità significa che dal primo giugno o al massimo entro la prima settimana di giugno la nuova società si insedi e prosegua il servizio 1240 e 892424 per conto di Seat. «L’ideale è che non ci sia neanche un giorno di interruzione - dice Iuri Nassi, Fistel Cisl -. Mi rendo conto che dal 28 maggio al primo giugno i tempi sono strettissimi ma ci si può fare, perché People Care oggi ha in proprietà soltanto i 400 computer, che rappresentano un ostacolo facilmente superabile, mentre il centralino di accesso e la maggiorparte dei cablaggi appartiene a Seat». Ciò significa che il call center sarebbe in grado di funzionare con un nuovo proprietario fin da subito. Anche se - è chiaro - andrebbe congelata la parte contrattuale ed economica sulla quale probabilmente il nuovo proprietario chiederà dei ribassi, per poi riaffrontarla con calma nelle settimane successive.

Se poi ci saranno tre, quattro, cinque giorni di interruzione ci si potrà fare lo stesso, perché Seat potrebbe dirottare provvisoriamente le chiamate chiedendo straordinari ad alcuni call center d’appoggio a Tirana. Ma non di più. A quel punto infatti Seat affiderebbe il servizio ad altri. «Immaginate se dovessero switchare 1240 e 892424 a Reggio Calabria o altrove: riportarlo indietro sarebbe impossibile», sottolinea Nassi.

Aspettando il salvatore. Quante possibilità ci sono che al tavolo del ministero si presenti anche l’imprenditore pronto a rilevare il call center (in pole position rimane Umberto Costamagna, presidente di Call & Call e di Assocontact Confindustria)? «Esistono interessi imprenditoriali che potranno dare continuità all'attività di People Care», ha detto dopo l’incontro di mercoledì scorso l’assessore al lavoro della Regione Gianfranco Simoncini, rialzando in qualche modo la lancetta degli entusiasmi davanti alla delusione dei sindacati per lo slittamento al 28 dell’(eventuale) incontro col nuovo proprietario del call center.

E’ proprio quanto la Regione (con Simoncini e le dichiarazioni del governatore Rossi) e il ministero si sono spesi in questa vicenda che lascia sperare in una soluzione positiva. «L’impegno che c’è stato dietro, a tutti i livelli, è stato talmente grosso che ci obbliga a pensare positivo», continua Nassi. Anche se è innegabile che la paura di non farcela è tanta. E la cautela dimostrata dal sottosegretario a palazzo Chigi De Vincenti (che conosce a memoria la vicenda People Care) nella sua visita elettorale di sabato a Livorno lascia capire che la partita resta delicatissima e ancora in bilico.

Almeno in cento in Naspi. Decisiva sarà la concretezza delle possibili commesse con Eni (soprattutto per i servizi inbound) e delle commesse promesse dal governatore Rossi. Che tuttavia non potranno arrivare subito. Proprio per questo un altro aspetto negativo della vicenda sembra chiaro: se giovedì arriveranno delle risposte positive il call center continuerà a vivere, ma in un primo momento, potendo fare affidamento soltanto sulla commessa di Seat, ridotta rispetto ad oggi di un 30% di volumi, un terzo dei 350 dipendenti dovrà restare a casa. Significa un centinaio di lavoratori almeno. Che saranno collocati in Naspi e verranno reintegrati successivamente con l’arrivo delle asupicate nuove commesse dopo l’estate. Su quale base saranno scelti i lavoratori che continueranno a lavorare e quelli che resteranno fuori? «Credo che la soluzione si troverà nel prendere in esame i carichi di famiglia - continua Nassi -. E comunque non si potrà che far riferimento alla legge 223 (che indica anche tra i criteri esigenze tecnico-produttive e organizzative dell’azienda, ndr)».

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