Gioco
La proposta di Bellabarba: «Aprite la cava per abbassare la Tari»
Livorno, i proprietari della discarica del Limoncino rivelano il piano per il Monte La Poggia: contatto con il Comune ma gli ostacoli sono molti, a cominciare dai frontisti
LIVORNO. C’è una proposta della famiglia Bellabarba che permetterebbe ai cittadini livornesi di abbassare, o comunque di non veder lievitare ogni anno, la bolletta della Tari, la tassa sui rifiuti che tanto ha fatto discutere anche nelle scorse settimane dopo la stangatina rifilata ai contribuenti dalla nuova giunta. È quella di aprire la tanto chiacchierata, osteggiata e processata discarica del Limoncino, la cava sul Monte La Poggia sequestrata nell’ottobre 2011 dalla Procura e riconsegnata ai proprietari tre anni più tardi, dopo il proscioglimento degli imputati nel processo penale.
Alla base di questo piano sarebbe necessario un accordo tra Aamps, la municipalizzata dei rifiuti e i proprietari. Un accordo che ovviamente passa per il Comune. In questo modo, Aamps ridurrebbe i costi per il trasferimento dei rifiuti edili inerti fuori dalla provincia, in particolare nella zona di Pistoia. E questo - almeno teoricamente - si dovrebbe tramutare in un risparmio a bilancio dell’Azienda e dunque con un beneficio per i cittadini. Di quanto è difficile dirlo, ma si parla centinaia di migliaia di euro all’anno.
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Ma c’è di più. Perché come spiega Paolo Bellabarba, titolare con il cugino Federico della cava, «in questo modo verrebbe garantita al 100% la qualità dei rifiuti che sarebbero accumulati in discarica. Come? Attraverso il controllo da parte del laboratorio di Aamps dei moduli che verrebbero poi trasferiti sul Monte La Poggia». Dunque un beneficio economico per i cittadini e una garanzia rispetto alla qualità dei rifiuti stoccati.
Ma è ovvio che questa proposta sia molto più facile da dire che da attuare. Di mezzo, infatti, c’è prima di tutto da risolvere il conflitto con il Comitato dei frontisti, i proprietari delle case lungo via del Limoncino, che da anni si battono per impedire l’apertura della cava. C’è poi da rinnovare la valutazione di impatto ambientale che è una responsabilità della Provincia, infine risolvere il contenzioso civile tra proprietà e frontisti rispetto alla possibilità dei camion superiori a 35 tonnellate di percorrere la strada che porta alla discarica. Oltre a questo c’è una resistenza da parte di parte del governo cinque stelle a cui è stata fatta la proposta.
In ogni caso negli ultimi mesi ci sono stati diversi tentativi sia con il Comune che con i frontisti di creare un tavolo per risolvere una volta per tutte questo problema pesante più dei 100 dipendenti della Bellabarba srl che da anni aspettano di tornare al lavoro. «Abbiamo fatto diversi tentativi - rivela l'avvocato Massimo Girardi - per convincere i frontisti a sedersi ad un tavolo per parlarne. Saremo anche pronti a fornire loro soluzioni interessantissime, accentando molte delle loro richieste. Ma da parte del Comitato, nonostante questi tentativi non si sono mai resi disponibili».
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