Gioco
«Sull’accordo per Livorno il sindaco dia una mano»
Strigliata del sottosegretario De Vincenti all’iniziativa Pd con Bacci e Simoncini «Piombino è l’esempio, le istituzioni devono remare nella stessa direzione»
LIVORNO. «Il sindaco di Livorno deve fare la propria parte, nient'altro. Con l'accordo di programma è indispensabile che tutti remino nella stessa direzione: il governo e la Regione lo stanno già facendo, spero che decida di farlo anche lui«. Claudio De Vincenti, prof di economia politica nei ranghi dei governi da Monti in poi con responsabilità crescenti (da meno di due mesi ha preso il posto di Delrio come braccio destro del premier Renzi), non dev'essere tipo da polemiche urlate. Ma, seppur senza strillare, nell'incontro organizzato dal Pd nella sala ex circoscrizione 2 insiste sulla concordia istituzionale del modello Piombino come esempio da seguire.
Il problema è soprattutto uno: a Piombino tutti i livelli istituzionali dal Comune a Palazzo Chigi hanno la targa Pd, a Livorno no. Inutile dire che l’incontro ha sullo sfondo le elezioni regionali del 31: i candidati Gazzetti e Giani sono presenti sì ma restano in platea, intervengono solo il segretario-sindaco Lorenzo Bacci e l’assessore regionale Gianfranco Simoncini (però alle spalle dei relatori campeggia un manifestone con l’invito al voto).
Macché appello per galvanizzare le truppe “dem”: truppe alquanto sparse («teniamo conto che è il ponte di Santa Giulia»), se è vero che c’era non più d’una trentina di persone, parecchie delle quali con ruoli dirigenti. Semmai si è trattato di una difesa a spada tratta di quel che l’accordo per Livorno rappresenta: come emblema del “Pd” che governa, è ovvio, ma soprattutto di una “filiera di governo” che governa. E, in particolare, per governare prova a dare risposta alle crisi che, nel bel mezzo della crisi generale, si sono spalancate come voragini.
Tanto Bacci come De Vincenti ripercorrono a ritroso la storia che parte fra l’estate e l’autunno scorso con il rischio che la raffineria Eni faccia la valigia. Idem per People Care, il call center di Guasticce per il quale il sottosegretario indica con prudenza le ipotesi di soluzione.
Anzi, è proprio Bacci a mettere in rilievo che stavolta la risposta è arrivata in tempi rapidi: l’idea di arrivare per Livorno a un accordo che ricalcasse l’identikit di quello di Piombino è saltata fuori a fine ottobre al tavolo del ministero dello sviluppo economico proprio fra l’allora viceministro De Vincenti e il governatore Rossi. Tradotto: in sette mesi si è riusciti a mettere nero su bianco un accordo che punta su infrastrutture e reindustrializzazione.
Ma c’è un “ma”: ed è il caso dei lavoratori ex Trw, la multinazionale Usa che, ancor più alla svelta, ha chiuso la propria fabbrica di via Enriques e stop. Dell’intervento dei lavoratori diamo conto a parte, De Vincenti risponde ammettendo la sconfitta («ho la stessa vostra rabbia»). Ma, di fronte alla richiesta operaia di vincoli alle multinazionali che si insediano, il sottosegretario la vede come un boomerang: invece di radicare quel che c’è non farebbe altro che non far arrivare quel che non c’è ancora («casomai bisogna avere una dialettica forte, senza timidezze, anche da parte di noi governo»).
È lo stesso assessore regionale a indicare cosa manca. Uno: manca la firma definitiva al riconoscimento di area di crisi complessa. Due: mancano i bandi per la Darsena Europa. Tre: manca la redazione dei piani per la reindustrializzazione.
Al tempo stesso Simoncini rivendica la sterzata nella cincretizzazione di misure a sostegno delle piccole imprese e dell’innovazione. Con un problema: si sta costruendo la prospettiva ma intanto c’è da garantire un sostegno a chi il lavoro l’ha perso e rischia di ritrovarsi senza il paracadute degli ammortizzatori sociali.
Comunque, per Bacci e Simoncini l’accordo per Livorno rimane una svolta: per l’entità degli investimenti ma ancor di più per il cambio di atteggiamento. In concreto: «Non siamo andati col cappello in mano – dice Simoncini – ma abbiamo costruito una proposta dicendo chi fa cosa e prima di tutto mettendo sul tavolo un grosso pacchetto di risorse di Regione e Authority». E Bacci rincara: «Anziché rinchiuderci nella difesa dell’esistente nella trincea di una eterna emergenza, proviamo a mettere in piedi le opportunità di un rilancio che faccia ripartire l’economia: l’occupazione si crea solo così».
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