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Camera di Commercio, rischia di saltare la fusione tra Livorno e Grosseto

di Giorgio Carlini
Camera di Commercio, rischia di saltare la fusione tra Livorno e Grosseto

Il matrimonio di febbraio traballa già perché ci sono meno di 80mila imprese. Il presidente Costalli tranquillizza: il disegno di legge sarà modificato presto

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LIVORNO. Il 24 febbraio scorso, il consiglio della Camera di commercio di Livorno deliberò a larghissima maggioranza (22 sì e 2 astensioni) la fusione con Grosseto. Stesso responso arrivò pochi giorni dopo dall'ente camerale grossetano (18 voti favorevoli, uno solo contrario). Il matrimonio tra le due Camere di commercio sembrava insomma cosa fatta.

Ma oggi, dal disegno di legge di riforma della pubblica amministrazione, attualmente in discussione a Roma, salta fuori un aspetto che potrebbe complicare il battesimo della nuova “Camera di commercio della Maremma e del Tirreno”. Nonostante varie modifiche in corso d'opera, è infatti rimasta intatta la soglia di 80mila imprese iscritte per individuare l'autonomia di un ente territoriale nell'ottica del riordino delle Camere di commercio.

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Con l'accorpamento, Livorno e Grosseto raggiungono 76mila iscritti. Ciò significa che la fusione sancita a febbraio è in qualche modo a rischio? Non per Sergio Costalli.  «L'accorpamento - precisa il presidente dell'ente livornese - non si basa sul disegno di legge, ancora in discussione, ma sulla legge 580/1993, che ad oggi è l'unica norma che disciplina le Camere di commercio e che permette gli accorpamenti senza limiti territoriali o di numero di iscrizioni».

A norma di legge (attuale), il sodalizio Livorno-Grosseto è dunque corretto. A confermarlo nelle prossime settimane, una volta sentita la Regione Toscana nel corso della conferenza Stato-Regioni, sarà il Ministero dello Sviluppo Economico, con una delibera che darà l'ok alla riorganizzazione. Da lì, entro 6-7 mesi e salvo colpi di scena, la Camera di commercio della Maremma e del Tirreno sarà ufficialmente istituita (con Livorno “capoluogo” più una sede a Grosseto). Ma cosa succederà se la forma finale del disegno di legge dovesse mantenere la soglia degli 80mila iscritti, al momento non raggiunta dal nuovo ente?

«In realtà - sottolinea Costalli - ci auguriamo che la norma venga modificata. Quello è un limite stabilito da chi non conosce il funzionamento delle Camere di commercio. Basti pensare che ogni giorno ci sono in media movimenti di almeno 6-7 imprese tra nuove iscrizioni e cancellazioni. In un anno si genera una oscillazione che può arrivare ad alcune migliaia di unità. Per questo sarebbe opportuno individuare una fascia più larga entro la quale mantenere il numero di iscritti».

Il senso della riforma, peraltro, è quello di diminuire il numero di Camere di commercio, da 105 a 60. «La Toscana - fa notare il presidente dell'organo livornese - si è mossa in questa direzione, dato che con gli accorpamenti passerà da dieci a cinque enti. Siamo perfettamente in linea con la ratio della riforma, e non credo che 4mila iscrizioni in più o in meno mettano in dubbio questo percorso».

Un'altra ipotesi è che alla soglia di 80mila iscritti, se confermata, non sia dato valore retroattivo, salvando gli accorpamenti già avvenuti. Si spiega così la celerità della fusione stabilita a febbraio? «In realtà - rivela Costalli - dietro a questo sodalizio ci sono state lunghe e attente riflessioni. La volontà di concludere l'accorpamento entro il 28 febbraio - conclude - si spiega piuttosto con la possibilità di concorrere al Fondo perequativo nazionale, cosa che ci permetterà di ricevere 473mila euro: un contributo prezioso che potremo riversare sulle imprese del territorio». Ora, dunque, non resta che aspettare qualche giorno per capire se questo matrimonio s’ha da fare.

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