Il Tirreno

Livorno

Sversamento di petrolio nell’affluente dell’Ugione

di Lara Loreti
Sversamento di petrolio nell’affluente dell’Ugione

La sostanza oleosa è stata trovata nel fosso ma non si capisce da dove arrivi Il corso d’acqua è vicino alla raffineria Eni, dove però non risultano problemi

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LIVORNO. Un grosso sversamento di idrocarburi in un canale affluente del torrente Ugione, in via Enriques, a pochi passi dal muro di cinta dell'Eni.

Un fatto inatteso, quello che ieri mattina intorno alle 12, ha creato allarme in città. Il primo allarme è partito da alcuni ispettori dell'Aamps, che erano andati in zona per eseguire una pulizia speciale di materiale abbandonato in mezzo ai campi. Sono stati loro a notare delle chiazze scure nelle acque già abbastanza putride del canale. E quando hanno capito che si trattava di idrocarburi, hanno subito avvisato i vigili.

Sul posto si sono così precipitati gli agenti della polizia municipale e una squadra dei vigili del fuoco. Poi sono arrivati anche alcuni addetti dell’Eni e un rappresentante della protezione civile.

Difficile, da una prima analisi solo visiva, capire di che tipo di sostanza si tratti: potrebbe essere gasolio o, più probabilmente petrolio. Ma per avere la certezza servono le analisi dell'Arpat, che è stata tempestivamente allertatta dai vigili. In base a una primissima indagine, comunque non si tratterebbe di uno sversamento collegato ad Eni: i tubi dello stabilimento dove scorrono i derivati del petrolio sono tutti sani e dalla raffineria non ci sono stati problemi o allarmi. Anche se il pensiero va al recente furto all'oleodotto, che si è verificato a Ponte a Egola giovedì, quando, proprio per rubare la benzina che scorre nell’oleodotto che collega la raffineria Eni col deposito di Calenzano, alle porte di Firenze, è stata provocata una falla nella tubazione che ha provocato un grave inquinamento nella campagna circostante.

Da capire anche l'origine della sostanza finita nel fosso di via Enriquez: alla fine del canale, che è cieco, c'è un grosso tubo, ma come accertato dagli esperti si tratta di un condotto di raccolta dell'acqua piovana che peraltro al momento del sopralluogo era del tutto asciutto. Non è escluso, che qualcuno abbia vuotato un grosso contenitore del prodotto nocivo all'interno, ma queste sono deduzioni che dovranno essere suffragate da prove. Sono in corso accertamenti da parte di Arpat. Del caso è stata interessata anche la Labromare, che nel primo pomeriggio hanno messo in acqua delle paratie che frenano e assorbono la sostanza oleosa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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