Gioco
«Porteremo le riparazioni navali hi-tech nel Mediceo»
A 40 giorni dalla scadenza del bando esce allo scoperto l’Ati capitanata da Jobson «Abbiamo 54 compagnie armatoriali in portafoglio, la partita si gioca intorno a noi»
LIVORNO. «Tutta la vicenda riguardante il futuro dei bacini di carenaggio gira intorno al portafoglio della Jobson Italia e alle 54 compagnie armatoriali che lo compongono. Non è un caso che diversi soggetti ci abbiano contattato per chiederci di partecipare insieme a loro al bando per gestire i bacini, partendo da un'idea molto chiara: la Jobson porta le navi. Noi potremmo anche portarle per altri, ma è logico che prima di tutti ci interessa portarle per noi, in autonomia». Parole e musica sono di Massimo Netti, titolare della Jobson Livorno. A 40 giorni dalla scadenza del bando per la gestione dei bacini di carenaggio, esce allo scoperto il primo soggetto interessato a rilevare le infrastrutture destinate a riparazioni navali e refitting dentro al Mediceo, in particolare il grande bacino in muratura, il bacino galleggiante e la banchina 76. Si tratta dell'Ati capeggiata dal colosso Jobson di La Spezia e dalla sua affiliata Jobson Livorno, formata da 27 aziende livornesi e piombinesi, tra cui figurano imprenditori noti come l’armatore Alessandro Freschi di Elbana Navigazione e l'agente marittimo Guido Fanfani.
Si erano già fatti avanti un anno fa, quelli della Jobson: chiedevano l'assegnazione provvisoria in attesa del bando, promettendo 130 posti di lavoro e 10 milioni di investimento. Ora confermano l’impegno e ci riprovano. Non saranno soli. Gli altri soggetti interessati a rilevare i bacini potrebbero essere quelli del consorzio Capitol, guidati da Massimo Luciani, Azimut Benetti e i riparatori navali di Gestione Bacini Spa.
I primi ad ufficializzare la propria candidatura però sono loro. «Stiamo analizzando il bando cercando di armonizzare il nostro piano con i nuovi criteri fissati dall'Autorità Portuale - spiega Netti -. A giugno presenteremo la nostra candidatura». Sui termini del bando, modificati in corsa più di una volta, fino a fissare a 30 metri la larghezza delle navi che di norma potranno entrare in bacino, l'Ati esprime soddisfazione, dopo essersi battuta per ottenere l'ingresso in bacino di navi di grandi dimensioni. «Chi ha scritto la gara, ha dato la possibilità alle aziende di competere e mostrare le proprie carte - dice Netti -. Riteniamo di aver avuto un ruolo fondamentale in questo processo sui bacini con le nostre iniziative e il piano che avevamo presentato trovando tutte le istituzioni e le forze politiche disponibili ad ascoltarci e confrontarsi».
Il nuovo bacino, secondo l'Ati di Jobson, dovrà integrarsi con lo sviluppo di Porta a Mare e rispettare il nuovo quartiere residenziale. «Lamiere e carpenterie invasive non fanno parte del nostro business - spiega Netti -. In primis perché la grande carpenteria oggi in Italia non esiste più e gli armatori vanno in Turchia dove costo del lavoro e dei materiali è assai inferiore. E poi perché il core-business di Jobson è incentrato sulle alte tecnologie, nella fornitura di parti di ricambio per motori diesel navali di costruzione giapponese ed europea, nel ricondizionamento di componenti navali e nella ricostruzione di motori marini».
In questo senso il restyling proposto nel progetto elaborato dall’ingegner Stefano Fava prevede una divisione leggera tra le aree di lavoro e quelle della città, fatta di vetro e verde, «un modo per separare i rispettivi spazi ma anche per tenerli uniti», spiega.
E' il portafoglio clienti di Jobson, che secondo Netti rappresenta il valore aggiunto dell'Ati: «Costa, Carnival, Maersk, Hapag Lloyd, Cma Cgm sono tutte nostri clienti. Non a parole, basta vedere i fatturati - dice -. Il nostro obiettivo è creare a Livorno un polo delle riparazioni, tra i principali del Mediterraneo, concentrandoci sopratutto su traghetti e navi da crociera». E il problema delle dimensioni? «Le Megaexpress della Corsica Ferries sono larghe 29 metri e fanno parte dei nostri clienti, così come le navi Grimaldi e le Tirrenia, merci e passeggeri». Ma quante navi potrebbero arrivare ogni anno a Livorno? «Il noto dossier del Rina commissionato dall'Authority parlava di 70 commesse l'anno. Se considerate che Jobson ha quasi il monopolio delle riparazioni tecnologiche...».
Giulio Corsi
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