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Love story e politica nel romanzo di Otello Chelli
E' stato presentato il romanzo di Otello Chelli che racconta la passione - fra politica e amore - di due giovani, comunista diseredato lui e democristiana di buona famiglia lei
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LIVORNO. Si intitola "Rizio" ed è il romanzo appena sfornato dalla penna di Otello Chelli: lo pubblica MdS Editore e la presentazione è in agenda per sabato 23: appuntamento alle ore 17,30, nella cantina che è in quartier generale della Coppa Barontini, sugli Scali del Ponte di Marmo. Ovviamente nel cuore della Venezia perché stiamo parlando di Otello Chelli, che di questo rione popolare è il cantore.
Sotto i riflettori – viene sottolineato – sono le tracce di una “Livorno dimenticata ma viva, pulsante: quella dei lontani anni ’50”. E’ il periodo in cui “la passione politica, gli ideali, la lotta per far risorgere la città distrutta dai bombardamenti”. Ma questo scenario della Grande Storia è il palcoscenico sul quale si muove una love story strana tutta fra amore e politica. Da un lato, una “fede religiosa incrollabile” e, dall’altro, un sentimento proibito.
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I protagonisti sono il Rizio che dà il nome al romanzo e di cognome fa Morgiano: e chissà se è un caso, visto che Morgiano è uno dei Quattro Mori ed è citato in un altro dei libri di Chelli (“La stirpe di Morgiano”). Lui è un giovane consigliere comunale comunista alle prese con le prime esperienze adulte, carcere compreso, ma vive nella baraccopoli della Fortezza ed è ai gradini più bassi della scala sociale cittadina. E lei? Ha 26 anni, si chiama Valeria: anche lei in consiglio comunale ma sulla sponda democristiana, e soprattutto con una provenienza sociale opposta: viene dalla Livorno-bene, la sua è una famiglia di ricchi imprenditori. Lei è sposata, ha due figli e soprattutto ha una fede forte e vera.
La storia del giovane svolta quando Vasco Iacoponi, console-leggenda dei portuali e amico del nonno di Rizio, gli riconosce il diritto a entrare nella Compagnia, visto che il nonno era portuale. Ma i suoi rapporti con i vertici della federazione sono assai problematici: lo salva Ilio Barontini, ma la morte dell’ex comandante partigiano vale per Rizio non solo la perdita di un amico ma anche del dirigente che l’aveva difeso dagli strali della federazione.
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