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Scandalo calcioscommesse, Tosi scarcerato: a casa dopo 4 giorni
Livorno, il giudice non ha convalidato il fermo dell’ex mister della Primavera amaranto coinvolto nell’operazione “Dirty Soccer”. L’allenatore trasferito ai domiciliari
LIVORNO. Marco Tosi, il tecnico livornese arrestato martedì 19 maggio nell’ambito della maxi inchiesta sul calcio scommesse, ha segnato il primo gol dopo quattro giorni passati in carcere. È successo durante l’interrogatorio di garanzia al termine del quale il giudice (delegato) per le indagini preliminari Antonio Del Forno non ha convalidato il fermo eseguito dalla Procura di Catanzaro e ha disposto l’immediata scarcerazione dell’ex tecnico della Pro Patria e il suo trasferimento ai domiciliari.
Spiega il suo legale, l’avvocato Ugo Boirivant: «Siamo soddisfatti per l’esito dell’udienza. Il mio cliente ha chiarito una ad una le contestazioni che gli venivano fatte riguardo al suo presunto coinvolgimento nel giro di scommesse. Il giudice - va avanti - non ha quindi convalidato il fermo che gli investigatori avevano eseguito per un presunto pericolo di fuga che, al contrario, non ha trovato alcun riscontro. Nonostante questo, vista la delicatezza dell’inchiesta, ha disposto il trasferimento ai domiciliari».
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Le accuse nei confronti di Tosi, 55 anni, è comunque pesantissima. Nella maxi ordinanza “Dirty soccer” che ha portato al suo arresto con un’altra cinquantina di persone, si parla di «associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva». In particolare si fa riferimento a tre partite che - secondo gli investigatori - sarebbero state aggiustate durante la permanenza del tecnico livornese sulla panchina della Pro Patria. Si tratta delle sconfitte rimediate nei match contro Cremonese, Torres e Pavia.
Ad incastrarlo - sempre secondo gli investigatori - alcune intercettazioni durante le quali si parla di Tosi e si farebbe capire, in un caso, di un imminente passaggio di denaro, e in un altro di alcune parole in codice in cui si fa riferimento «a mangiare». «Le accuse nei confronti di Tosi - va avanti Boirivant - possono essere smontate una alla volta. Partiamo col dire che il tecnico è rimasto sulla panchina della Pro Patria per appena quaranta giorni tra la metà di dicembre e la fine di gennaio. Proprio la prima partita era contro la Cremonese. Dal suo arrivo erano passati appena quattro giorni. Possibile che fosse capace di aggiustare il risultato?».
A metterlo nei guai una registrazione tra il direttore sportivo della Pro Patria ed il figlio giocatore. In un passaggio il calciatore dice al padre che «Tosi è il numero uno» perché non ha fatto pesare gli errori che hanno portato al 3-1 finale. C’è poi un’altra conversazione in cui Tosi spiega che deve ancora mangiare e finché non magia non potrà andare all’appuntamento. Per gli inquirenti è una telefonata in codice che va ad aggiungersi a quella registrata tra il direttore sportivo della Pro Patria nel quale dice di «dover dare 5 al mister».
«Per quello che riguarda la prima intercettazione - insiste l’avvocato - è evidente che Tosi non sapesse niente e non potesse, dopo appena quattro giorni, avere in mano la situazione oppure criticare troppo aspramente i giocatori. Dietro alla telefonata del cibo, invece, non c’è alcun messaggio in codice e abbiamo testimoni che confermano che la conversazione si è svolta davvero a ristorante e il ritardo nell’arrivo delle pietanze rischiasse di far saltare un appuntamento. Per quello che riguarda l’ultima intercettazione non c’è alcun riferimento al denaro».
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