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«Serve causalità tra l’offesa e la reazione» Ecco cosa dice la sentenza della Cassazione
Perché il giudice riconosca, come nel delitto di Colline, l’attenuante della provocazione in un omicidio servono tre elementi. Lo ripetono i giudici della Corte di Cassazione...
Perché il giudice riconosca, come nel delitto di Colline, l’attenuante della provocazione in un omicidio servono tre elementi. Lo ripetono i giudici della Corte di Cassazione nella sentenza 14270 dell’aprile 2012. Scrivono i supremi giudici ripercorrendo i tre elementi necessari: «lo “stato d’ira”, costituito da una situazione psicologica caratterizzata da un impulso emotivo incontenibile, che determina la perdita dei poteri di autocontrollo, generando un forte turbamento connotato da impulsi aggressivi; il “fatto ingiusto altrui”, costituito non solo da un comportamento antigiuridico in senso stretto, ma anche dall’inosservanza di norme sociali o di costume regolanti l’ordinaria, civile convivenza; e infine un rapporto di causalità psicologica tra l’offesa e la reazione, indipendentemente dalla proporzionalità tra esse». E aggiungono nelle premesse: «concernente la richiesta di riconoscimento dell’attenuante della provocazione, la corte rilevava che ai fini della configurabilità dell’attenuante in parola, devono ricorrere lo stato d’ira, il fatto ingiusto altrui e un rapporto di adeguatezza della risposta alla gravità del fatto ingiusto».
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