Sicurezza
Omicidio Della Volpe, la svolta nei capelli
Dagli esami di laboratorio i Ris di Roma hanno studiato alcuni reperti ritrovati sul luogo del delitto
LIVORNO. È celata in alcuni capelli ritrovati il 30 giugno del 1991 sul luogo del delitto - nel bosco tra Montescudaio e Cecina - l’ultima verità sull’omicidio di Francesco Della Volpe, il muratore ucciso a martellate a 45 anni prima di essere gettato in un fosso lungo al strada.
Per mesi i carabinieri del Ris - su disposizione del giudice Antonio Del Forno - hanno lavorato sui reperti cercando di isolare i profili genetici ritrovati quella notte e per gli investigatori aggredirono e uccisero Della Volpe dopo averlo attirato in un trappola. Due, al momento, gli indagati con l’accusa di omicidio in concorso: il cognato della vittima, Ernesto Fiumicello, 60 anni, e la moglie del muratore Carmela Granata considerata la mandante. Lunedì era in programma l’ultimo atto dell’incidente probatorio durante il quale il direttore del laboratorio dei Ris ha consegnato alle parti la relazione delle analisi compiute sui reperti.
Due le verità che sono emerse dai test genetici. Il primo riguarda il cappellino che secondo gli inquirenti è stato indossato da uno degli assassini. Bene, dagli ulteriori campionamenti effettuati, è emerso che il dna trovato all’interno del tessuto, misto a quello della vittima, è compatibile con quello di Ernesto Fiumicello.
Una quindicina i test effettuati che hanno dato un riscontro positivo in circa metà delle comparazioni, mentre gli altri test hanno dato esito negativo. Dunque quell’indumento - è la conclusione degli inquirenti - è dell’assassino e l’assassino è proprio il cognato della vittima. Discorso diverso per i capelli trovati sul luogo del delitto. Gli investigatori, infatti, hanno sì isolato il dna ma non sono riusciti a trovare, almeno per adesso, una corrispondenza tra il profilo - ribattezzato Ignoto 2 - e uno tra quelli analizzati tra i sospettati. Adesso gli investigatori sperano in una svolta. «Restare con questo dubbio - spiega chi indaga - renderebbe questa inchiesta zoppa».
Ecco perché i carabinieri del nucleo investigativo stanno continuando a cercare. Ma il tempo, ovviamente stringe. A breve infatti, il pubblico ministero Fiorenza Marrara dovrà fare una scelta e decidere che cosa fare al momento della chiusura delle indagini: chiedere il rinvio a giudizio per uno o due indagati, oppure archiviare per sempre questa inchiesta.
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