Gioco
Scommesse, nuova retata. La maxi-indagine sul calcio truccato coinvolge anche personaggi toscani
Dalla rete alla retata il passo è sempre troppo breve. E questa volta la maxi inchiesta della procura di Catanzaro sul calcioscommesse travolge anche la nostra regione
Dalla rete alla retata il passo è sempre troppo breve. E questa volta la maxi inchiesta della procura di Catanzaro sul calcioscommesse travolge la nostra regione, regina del girone B di Lega Pro con otto squadre su venti. La vecchia serie C, dove il pubblico è sempre meno, gli stipendi bassi, e dove la tentazione di provare la scorciatoia verso i soldi facili è sempre attuale. Tutte le volte, la più recente dopo l’inchiesta di Cremona, il mondo del pallone spera sempre che sia l’ultima, la definitiva, che pulizia sia fatta. Non è così.
Ed è inevitabile, se l’impianto accusatorio sarà confermato, che il campionato appena concluso - restano da disputare playoff e playout, cioè gli spareggi per salire in serie B o retrocedere fra i dilettanti della D - risulti pesantemente inquinato. Inquinato alla base, nella credibilità, innanzitutto, quando scopri che i tuoi avversari di una delle formazioni rivelazione, il Santarcangelo, sono stati decimati dagli arresti di ieri all’alba. In manette anche il centravanti Marco Guidone, di Monza, oggi 29 anni, uno che per sfondare nel calcio era andato anche in Belgio e che fu riportato in Italia dalla Carrarese sei anni fa. Un globetrotter del pallone, passato anche per Pisa e Grosseto: la sua nuova meta, dopo il Santarcangelo, sono gli arresti.
Fra gli arrestati anche una vecchia conoscenza del calcio labronico, Marco Tosi, 55 anni, per qualche mese sulla panchina della Pro Patria - una delle società più coinvolte dalla maxi inchiesta - ma in passato anche alla guida della Primavera del Livorno, poi del San Marino e del Poggibonsi.
Ma in Toscana a fare rumore è soprattutto il coinvolgimento del re dei procuratori sportivi, Eugenio Ascari, opinionista anche del “Tirreno”: fu pizzicato, 23 anni fa, nell’operazione “Piedi puliti” partita da Verona, insieme a Caliendo - il procuratore di Maradona - di cui era collaboratore.
In quel caso finì con un proscioglimento pieno, adesso il pontederese, volto noto sui campi e gli stadi di tutta la Toscana e non solo - dove segue da vicino i molti giocatori da lui gestiti quale procuratore e agente Fifa - è alle prese con questa nuova grana: è fra i quattro procuratori indagati. Sono indagati anche Andrea Bagnoli, di Vinci, procuratore e consulente di mercato della rivelazione del campionato Tuttocuoio (ma la società valdarnese nega che la popolare “Volpe Rossa”, così era chiamato quando giocava centravanti, abbia dei legami ufficiali con il sodalizio); e un bravo centrocampista dei neroverdi di Ponte a Egola, frazione di San Miniato, Abdoulaye Balde: nel mirino la gara di recupero fra Aquila (altro team al centro delle indagini per il suo ds Di Nicola) e Tuttocuoio del 25 marzo. Finì 1-0, Tuttocuoio rimaneggiato, proprio Balde fra i migliori, neroverdi in 10 dopo un quarto d’ora per l’espulsione del portiere.
Schegge di calcio giocato che sono finite nelle oltre mille pagine dell’inchiesta della procura calabrese, insieme a intercettazioni, risate in sotto fondo di gol falliti a porta vuota, scenette da “Mai dire gol” con papere dei portieri, autoreti alla Comunardo Niccolai (ma lui era genuino), retropassaggi assassini.
Sempre in Toscana, sotto la lente degli inquirenti anche due gare di Coppa Italia, una del Prato contro l’immancabile Santarcangelo, 3-0 buono - facile dirlo ora, a posteriori, con le carte dell’inchiesta in mano - per l’”over”, l’altra del Pisa contro una Torres in voluto disarmo, 4-0, altro “over” facile facile. Over, si scommette sul superamento di un certo numero di reti: se qualcuno dei protagonisti è d’accordo, è tutto più semplice.
Solo un gol invece in Grosseto-Santarcangelo dello scorso 22 novembre, campionato di Lega Pro: 1-0, Pichlmann segnò a 5’ dalla fine, solo soletto con la difesa del Santarcangelo che sale come un sol uomo con una specie di parodia di fuorigioco.
Ne segnava tanti di gol negli anni 90 Gianni Califano, attaccante brevilineo, aveva disputato alcune stagioni d’oro a Prato, lo storico patron dei lanieri Andrea Toccafondi ci ha spesso visto giusto con le punte. Anche lui, che con il Prato non ha più a che fare ma lavora per il Monza, è stato arrestato, insieme al padre. Dynasty.
Solo sospetti, ma nessuna certezza di combine per gli inquirenti, per Livorno-Brescia del 24 gennaio scorso, serie B: 4-2.
Tante intercettazioni, e tanti soldi. Ne esce una miscellanea indigesta di presidenti, procuratori, direttori sportivi, calciatori, scommettitori, tutti impegnati a truccare le partite sulla pelle degli sportivi e dei tifosi. Certo, non si finisce mai di imparare: Ninni Corda, nuorese, focoso e sanguigno allenatore oggi al Barletta ma nella passata stagione al Savona, ci sembrava uno “vero”. L’anno scorso, squalificato, nell’intervallo di Savona-Carrarese con i suoi in svantaggio di un gol, convocò i giocatori in uno stanzino sotto la tribuna. Urlò di tutto per un quarto d’ora: e il Savona riuscì a pareggiare (su rigore dubbio, per la verità). Ninni, un altro mito che cade. Poi non lamentiamoci se gli stadi si svuotano: ora servono credibilità e pugno di ferro. E rispetto per gli sportivi. Sarà la volta buona?
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