Il Tirreno

Livorno

Bottoni e le piscine: «Ritorni? Nessun conflitto, il figlio assunto per meriti»

Federico Lazzotti
Piero Bottoni durante i lavori alle piscine
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Piero Bottoni durante i lavori alle piscine

Livorno, parla il deus ex machina dei lavori all’interno degli impianti: i bagni rimasti da rifare sono solo tre, i blocchi vanno solo lucidati e le vetrate devono essere cambiate in 15 anni

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LIVORNO. Per Piero Bottoni uscire da Officina dallo Sport è stato «un raggio di sole». Il motivo lo spiega lo stesso imprenditore (ex) socio della srl che l’estate scorsa ha seguito i lavori per la ristrutturazione delle piscine: «Pensavo che ci avrebbero dato una medaglia, abbiamo fatto lavori per 4 milioni in sei mesi quando in Italia servono 15 anni e invece siamo finiti sul giornale e messi sotto accusa. Ora possono fare le indagini che vogliono. Possono guardare il capitolato, ma è probabile che tra gli interventi realizzati trovino qualcosa in più che qualcosa di meno rispetto al contratto».

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Bottoni però nel nostro viaggio abbiamo verificato che qualcosa non è stato fatto...

«I blocchi andrebbero lucidati, le pedane le ha fornite la Livorno Nuoto, i bagni rimasti da rifare sono quelli sotto la tribuna della 50 metri e alla Bastia al piano di sopra perché sono finiti i soldi. E le vetrate? Molte sono state realizzate ma è un investimento da fare in 15 anni. E state sicuri che il Comune non ci ha regalato nulla».

Però ha già pagato buona parte degli interventi anche se il collaudo non è finito...

«Sono stati pagati quattro stati di avanzamento comprensivi di Iva. All’appello ora mancano circa 250.000 euro, quindi ne più ne meno il 10% dell'appalto che si sbloccherà con il collaudo avvenuto. In ogni caso ad oggi il Comune non spenderà 3,3 milioni ma 2,9 risparmiando quindi 400mila euro».

È possibile reinvestire questi soldi?

«Per dire la verità sì. E alcuni lavori sono stati già fatti. Ora insieme al collaudo vedremo anche cosa passa il convento. Niente di più e niente di meno».

Dunque i controlli del Comune ci sono stati?

«Certo. Che non ci sono stati lo dicono altri. Noi abbiamo fatto un lavoro di utilità comunale. Non decidevamo noi gli interventi. E abbiamo utilizzato aziende di prima qualità».

La Cospid srl di Monteriggioni che cosa le dice?

«Non ricordo se sono entrato in Officina proprio al posto loro. Ma avevano esperienza nella gestione delle piscine a Cecina e dei cogeneratori, Ma quando la società andò in crisi fu necessario che uscisse. Un socio in fallimento non poteva stare dentro. In ogni caso questa è preistoria».

Erano loro che dovevano mettere i coogernatori?

«Non mi risulta».

Qual è la ricetta per far andare le piscine con meno iscrizioni e costi di personale alti?

«È abbastanza semplice. Il risparmio è nei cogeneratori. Ma molte delle aziende non usano olio di prima qualità e il Gsm, l'agenzia che rimborsa l'energia prodotta, blocca i pagamenti. Siccome a comprare un milione di euro di olio di colza ci vuole poco tempo, se mancano quei fondi i cogeneratori si fermano: non puoi comprare 10 milioni di euro di olio senza quel rimborso».

Ma è vero che alle piscine si sono bloccati più volte?

«È vero, ma si sono bloccati per questi ragioni. Perché il flusso dei denari non è così continuo come dovrebbe essere. Pensi che i cogeneratori a regime, nei nove mesi che hanno funzionato, hanno consentito un risparmio di 300.000 o 400.000 mila euro. Soldi che consentirebbero di andare in pari se venissero i duemila frequentatori di qualche anno fa. Ma non è che non vengano perché le piscine fanno schifo, ma perché non c'è più una lira, la gente è nella miseria: prima nuotavano due bimbi e la mamma, ora no. Ecco perché abbiamo chiesto ai dipendenti di fare le pulizie per poter risparmiare, ma ci hanno detto di no. E questo è per me inconcepibile».

Passiamo a un altro argomento: l'ingresso dell'ex assessore allo sport Claudio Ritorni in Officina dello Sport…

«Cadiamo nel ridicolo».

Nel ridicolo nel senso di parlarne o nel senso dell'opportunità di entrare nel cda?

«Nel ridicolo nel senso di parlarne. Claudio Ritorni era un assessore di un una giunta che aveva deciso di esternalizzare tutti gli impianti. È stato fatto un bando dai tecnici e non certo da Ritorni e quel bando è stato vinto da Officina. Claudio Ritorni se avesse favorito qualcuno ci sarebbe da dirgli: ascolta non ci favorire più, facci un piacere. In tre anni Officina ci ha rimesso tre milioni di euro».

È un problema di opportunità: l'ex assessore pagato da chi ha vinto la gara…

«Claudio è andato in pensione e poi a fare il tesoriere del Pd, quando ha smesso gli è stato chiesto se poteva darci una mano a fare un piano industriale. Abbiamo preso lui perché poteva rappresentare una figura non dello speculatore, ma di garanzia. È esperto e capace. Non abbiamo fatto nulla di male».

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E il figlio?

«L'ho assunto io, era un capo cantiere. Doveva stare lì e dirmi se qualcosa non andava. Se non posso più assumere chi mi pare siamo fuori di testa. Con Lorenzo Ritorni mi sono sempre trovato bene: è rispettato dai dipendenti, lavora, ha imparato i meccanismi: è una risorsa».

Parlava di tre milioni di euro di rimessa, da cosa derivano?

«Cogeneratori che partono in ritardo per una serie di questioni tecniche, diminuzione degli introiti, manutenzione insostenibile. La nuova convenzione è stata fatta perché altrimenti avremmo restituito le chiavi al Comune. I costi della manutenzione dovevano essere di 143 euro in 15 anni, invece dopo 3 anni avevamo speso 450.00 euro. Ecco perché abbiamo detto al Comune: o rimetti a posto gli impianti, oppure ti ridiamo le chiavi. L'acqua era addirittura al limite dell'igenicità».

Allora c'è un problema di controllo del Comune: nel 2010 aveva stimato 123.00 euro di manutenzione, invece erano milioni.

«Una prima serie di interventi sono stati fatti nei primi due anni, poi Officina ha cominciato a bubbolare perché i costi erano troppo alti. Ad esempio nella piscina da 25 aveva un solo punto di accesso dell'acqua pulita. Ma quando l'hanno consegnata non pensavano a questi problemi».

Prima nessuno se n'era mai accorto?

«Prima qualcuno se n'era accorto perché il Comune rimetteva un milione di euro all'anno».

Quindi siete stati truffati dal Comune che vi ha detto di avere una Ferrari invece vi ha dato un triciclo?

«Truffati è una parola brutta. Il Comune ci ha consegnato impianti vetusti. Ecco perché gli abbiamo detto di rimetterli a norma».

Il cambio della convenzione con cui il Comune si è accollato tre quarti dei costi sta in questo?

«Abbiamo avuto sei prescrizioni dall'Asl in sei mesi di gestione. Noi non abbiamo deteriorato in due anni, ma ci è stato consegnato così. Il Comune ne ha solo preso atto…»

Tornando indietro si rimetterebbe nell'affare delle piscine?

«Assolutamente no. La fortuna di Livorno è che tanti non possono uscire. La città dovrebbe ringraziare il cielo per queste persone: radicate continuano a soffrire e sperano che tornino i duemila utenti. Le piscine non sono un business ma si automantengono e danno un servizio alla cittadinanza».

 

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