Attenzione
Al museo c’è una direttrice operaia
Anna Roselli è l’anima di Villa Henderson: non si limita a dare indicazioni, è sempre in prima linea
di RICCARDO PASQUINELLI
Il cane Balto, un labrador nero, dormicchia in un angolo accanto alla scrivania. La stanza è grande, con due finestre sul parco e tanta roba sparsa: scatole di cartone, fogli, cartelle, fotografie, depliant, diverse sedie. Anna Roselli, 57 anni, un figlio di 20 e un cane che la segue ovunque, dal 1996 è responsabile del Museo di storia naturale, che in questo periodo ha continuato la sua crescita diventando sempre più un punto di riferimento per la città con una miriade di iniziative, ampliamenti, migliorie, appuntamenti dedicati non solo agli appassionati delle discipline scientifiche e naturalistiche e agli studenti ma anche ai semplici cittadini interessati a un concerto o a una conferenza. Insomma, il Museo ormai è un centro di attività a cui partecipano migliaia di persone anche grazie al lavoro che svolgono le 28 associazioni che hanno sede nei suoi locali e usano i saloni , i laboratori, il parco.
Anna Roselli governa con un pugno di collaboratori, pochissimi fondi e moltissime difficoltà questa autentica "piovra" della cultura, degli hobby scientifici e persino dell'intrattenimento. Sì, perché il Museo ospita anche compleanni, feste, matrimoni, cene, giochi per bambini. Sembra impossibile che quattro gatti riescano a tenere in piedi un meccanismo così complesso. Ma la Roselli è una macchina da guerra, non molla mai. Ogni giorno, mattina, pomeriggio e sera, è lì in prima linea, spesso in tuta e scarpe da ginnastica a portare sedie e fili elettrici, sistemare i microfoni, ricevere gli ospiti, rispondere al telefono.
ERA IL 1988...
La sua storia a villa Henderson – dimora settecentesca con un ampio parco disseminato di costruzioni minori – comincia nel 1988 quando la dottoressa Roselli laureata in scienze naturali vince un concorso della Provincia per un posto da conservatore e addetto alle attività didattiche del Museo. Nel 1996 col pensionamento del direttore Gianfranco Barsotti rimane l'unico dipendente con laurea specifica e quindi si trova a mandare avanti la baracca fino al 2000 quando diventa funzionario grazie all'applicazione di un nuovo tipo di contratto degli enti locali. Dirigente, ma non direttrice. Solo dal 2010, dopo l'approvazione del regolamento del Museo, potrà avere il titolo di direttore come "funzionario con posizione organizzativa di responsabile della struttura", ma sempre col solito compenso: «Dal 2000 prendo 2mila euro al mese e nulla di straordinari. Da 27 anni lavoro rimanendo allo stesso livello».
E' una delle tante conseguenze della stretta sugli enti locali, le Province in particolare: bilanci e stipendi bloccati, stop alle promozioni, sfoltimento dei dirigenti, futuro incerto. Se agli impiegati vengono pagati gli straordinari quando ci sono i fondi (se no recuperano le ore lavorate rimanendo a casa un giorno o più...) ai funzionari come la Roselli no, anche se ogni giorno sta al pezzo mediamente 3 ore in più, sabato e domenica compresi.
NEL CAOS DELLE PROVINCE
«E' un problema nazionale - dice - Andiamo avanti nel caos dopo la trasformazione delle Province in enti di secondo livello con una legge papocchio e tagli continui. E' tutto incerto, viviamo nell'incertezza in un panorama di tragedia e senza sapere quando andremo in pensione».
Ma il Museo funziona, cresce, è vivo e vegeto. «E' merito di tutta la squadra, facciamo di tutto. Dal 2010 non abbiamo più fondi dal bilancio della Provincia e ci siamo inventati un sacco di cose per sopravvivere, per evitare il rischio di una chiusura, un rischio che resta...» .
L'impegno e l'inventiva della direttrice e dei suoi collaboratori (7 di cui un part time, più 3 operatori a contratto grazie a un contributo della Fondazione Livorno) sono ammirevoli, ma quanto potrà durare questo sforzo?
MA LEI NON MOLLA
La Roselli è decisa a non fare passi indietro: «La nostra attività è un segnale alla Provincia per far capire che il Museo non è solo un costo, ma una ricchezza, un punto di aggregazione per migliaia di persone. Neanche il Louvre è in attivo, non dimenticatelo. Qui, grazie alla spinta che arrivò con l'inserimento dello scheletro della balenottera venuta a morire sulla nostra costa nel 1990, molto è stato fatto: questa non è una cattedrale nel deserto, immobile, ma un luogo che parla a tutti, ha saputo crescere e rinnovarsi ed è diventato un motore di crescita per la città».
Nonostante i sacrifici, il lavoro duro e frenetico da direttrice-operaia, l'animatrice del museo è soddisfatta: «In ogni caso siamo ancora aperti, nonostante tutto il lavoro mi piace, viene naturale agire per il pubblico che ci segue. Qui il lavoro si personalizza, non stiamo a fare conti dietro a una scrivania, c'è più enfasi».
Certo, a Trento recentemente è stato inaugurato un museo progettato da Renzo Piano: solo lo staff scientifico è formato da 35 persone, a cui vanno aggiunti tecnici, amministrativi, addetti ai servizi. A Livorno si va avanti con una pattuglia.
Signora Roselli, come fa? «Il mio carattere porta a questo: se sono in un posto quel posto deve funzionare, se c'è una fogna intasata e nessuno può venire me ne occupo io, se c'è la sala del mare allagata da un nubifragio si sta lì fino a mezzanotte per buttare fuori l'acqua. Forse è anche questo ambiente a portare a un impegno lavorativo al di là del normale. Comunque lo faccio ancora volentieri, se no sarei già morta. Ma la sensazione è che nonostante l'impegno si ottengono solo bastonate nei denti».
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