Lutto
Capalbio rinuncia alla Bandiera Blu: costa troppo
Il sindaco: per torrette di guardia e analisi dovremmo spendere 30mila euro all'anno
GROSSETO. Follonica ha sei chilometri di battigia, su cui sono sorti nel tempo una ventina di stabilimenti balneari. Da queste parti, le spese e le politiche per la gestione delle spiagge vengono portate avanti da un solido binomio privato e pubblico, per la felicità di quest’ultimo che si vede abbattere i costi. A Capalbio invece, per rimanere sul mare della Maremma, la situazione è ben diversa. Il litorale della Piccola Atene si distende per dodici chilometri con soltanto quattro stabilimenti balneari presenti. Facile capire dunque come cambi il quadro della gestione e il relativo prezzo, per la gran parte a carico del Comune.
È proprio per questo motivo che il sindaco Luigi Bellumori ha deciso ormai da quattro anni di fare a meno della Bandiera Blu. Non tanto perché la richiesta di partecipazione comporta delle spese, quanto perché il mantenimento degli standard richiesti dall’organizzazione è un impegno troppo oneroso. «Rispettare tutti i requisiti richiesti porta necessariamente a delle spese notevoli per l’ente – spiega Bellumori – Parliamo di circa trentamila euro all’anno».
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.11425995:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2015/05/15/news/spiagge-bandiere-blu-toscana-2015-1.11425995]]Eppure, basta tornare indietro al 2007 per trovare Capalbio in testa alla classifica nazionale delle Bandiere Blu, scavalcano anche lidi sacri come le Cinque Terre, in Liguria. Dal 2012 però l’amministrazione ha cambiato idea. «Il nostro comune gode già di un certo appeal cresciuto negli anni» ammette il sindaco. Infatti, il litorale capalbiese non è una meta soltanto radical chic, come vuole la nomea, ma di turisti di ogni genere. Quindi, il pensiero di Bellumori è che alla fine la Bandiera Blu è un riconoscimento di cui si può fare a meno. «È un prestigio per chi ne è destinatario» ci tiene a sottolineare, «ma comporta delle spese importanti per un Comune come il nostro, anche in chiave del Patto di Stabilità».
Spese che nascono dai servizi che si è chiamati a svolgere. Un esempio pratico: «prendiamo i campionamenti dell’acqua per la balneazione – spiega il sindaco – A Capalbio vengono richiesti dodici punti diversi, ma la nostra convenzione con la Regione Toscana ne prevede solo tre. Gli altri sarebbero a carico del Comune». Ancora. «Altro requisito è quello di avere una torretta con il bagnino ogni due chilometri, ma noi abbiamo solo quattro stabilimenti balneari. Gli altri dovremmo pagarli noi». In questo modo, ecco che il costo lievita.
Un problema che non c’è a Follonica, dove invece la Bandiera Blu sventola da anni. Il numero massiccio di stabilimenti, infatti, permette al Comune di dividere doveri e oneri con i privati. L’esempio lampante riguarda il piano di gestione unica della spiaggia appena approvato (pulizia, erosione, controllo, sicurezza e così via): è costato 500mila euro e l’ente ha dovuto farsi carico solo di 90mila euro. «È chiaro che dobbiamo dire grazie agli stabilimenti perché questo sia possibile» spiega l’amministrazione.
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