Gioco
Call Center, il ministero: «Sì, ci sono investitori»
Dal governo una speranza per i 350 di Guasticce. Convocato un nuovo incontro Ma è corsa contro il tempo: «Guai a interrompere il 31 maggio la commessa di Seat»
LIVORNO. C’è un filo di speranza per i 350 lavoratori del call center di Guasticce, che People Care ha ribadito di voler chiudere il 31 maggio, tra poco più di due settimane. Ieri, all’incontro convocato al ministero dello Sviluppo con istituzioni e sindacati, il governo ha confermato ufficialmente che ci investitori interessati a rilevare l’attività (si parla di tre soggetti, gruppi italiani del settore) e anche che si sta lavorando per mettere sul piatto del possibile acquirente altre commesse oltre a quella di Seat. Così ora gli occhi sono tutti puntati sul prossimo tavolo già convocato al Mise per mercoledì.
I possibili investitori. «Al tavolo – fa sapere al termine dell’incontro Giuseppe Luongo (Slc Cgil) – i rappresentanti del ministero hanno ufficializzato che al vaglio del Mise c’è più di un investitore interessato». Notizia poi confermata dalle istituzioni attraverso una nota. «Non sono stati ufficializzati i nomi – riprende Luongo – sappiamo che si tratta di gruppi italiani. Abbiamo chiesto che alla prossima riunione l’imprenditore, una volta designato, sia presente al tavolo per poter iniziare concretamente il percorso». Nei giorni scorsi il Tirreno aveva parlato di contatti con Almaviva (che sarebbero tramontati) e soprattutto con Call and Call. A quest’ultima si aggiungerebbero altri soggetti che avevano partecipato ai bandi di Seat: si parla di Comdata e di una realtà pugliese, ma per ora non c’è niente di ufficiale.
Caccia a nuove commesse. Al tavolo, riferisce Luongo, è stato confermato anche che «non si parla più solo della continuità della commessa, per quanto parziale, di Seat», che assicurerebbe solo una parte del lavoro garantito fino a oggi, ma per tre anni. Al Mise sono state confermate le indiscrezioni del Tirreno sulle trattative per ottenere una commessa da Eni e per la campagna regionale della vaccinazione (ma c’è da capire se per questa servirebbe un bando pubblico).
«Non c’è più solo il buio ma...». I sindacati sono in parte soddisfatti dell’incontro, ma mantengono la prudenza. «Non c’è più solo il buio davanti – commenta Luongo – ci sono le condizioni per una soluzione positiva. Ma per ora, e fino all’esito delle verifiche in corso, l’unica certezza è che People Care chiude il 31 maggio e licenzia».
Parole simili dal segretario della Cgil, Maurizio Strazzullo. «Oggi è stato fatto un passo in avanti grazie alla determinazione dei lavoratori e delle lavoratrici People Care e all’impegno che le istituzioni tutte, locali, regionali e nazionali, ci stanno mettendo». Detto questo, «la ricerca dell’operatore è un dato importante, però ora bisogna che si concretizzino tutti gli elementi, e che al prossimo tavolo ci siano l’imprenditore e il piano di impresa. Manteniamo un filo di speranza sapendo che, a oggi, il 31 maggio ci sono i licenziamenti». Così per i 350 di Guasticce è corsa contro il tempo.
«Vietato perdere Seat». La richiesta-appello del sindacato è chiara: «Non possiamo permetterci – sottolinea Strazzullo – che la commessa Seat si fermi anche un solo giorno, o perdiamo il treno». «Il primo giugno – gli fa eco Luongo – deve subentrare l'imprenditore nuovo, mantenendo le dotazioni strumentali che sono di proprietà di People Care». Perché «se la commessa va da un’altra parte, non torna più».
È quello che ripetono i lavoratori. Ieri in cento sono saliti sui pullman e si sono fatti sentire sotto le finestre del ministero. «Da una parte – dice nel viaggio di ritorno Filippo Bellandi (Rsu) – c’è la presa di coscienza che si sta facendo un lavoro e che c’è una trattativa. Dall’altra i tempi stringono e speravamo di essere un po’ più avanti. Il tempo gioca a nostro sfavore: è importante che la partita si concretizzi entro il 31, o i servizi di Seat rischiano di andare da qualche altra parte. Qualcuno risponderà al 1240, indipendentemente dalla cornetta e dalla cuffia: vogliamo essere noi».
Juna Goti
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