Il Tirreno

Livorno

Prima di tutto, occhio ai tempi

Prima di tutto, occhio ai tempi

Imprese e sindacati fanno fronte comune. Costalli (Camera di Commercio): o siamo uniti o c’è il patatrac

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LIVORNO. All'indomani della firma dell’accordo di programma che avrebbe cambiato l'identikit del porto, a Piombino hanno fatto quadrato e ingranato la quarta inventando in pochi mesi un porto quasi dal nulla. A Livorno, no: si è ricominciato a litigare e, beninteso, mica per attribuirsi il merito della svolta. Nel mirino l'idea di porto che è alla base del nuovo Prg (approvato), dell'intesa di pianificazione (firmato) e, da ultimo, dell'accordo di programma (sottoscritto) che mette sul piatto un pacchetto da oltre 730 milioni di euro di investimenti.

Segno che bisogna irreggimentare il dibattito e mettersi in fila come soldatini? Anche no: basti dire che il governatore Rossi non esita a schierarsi per fondali a 18 metri (cogliendo al balzo la strigliata di Nogarin) e chiede di mettere la massima attenzione per evitare scivoloni nell’iter burocratico-amministrativo. Ma l’accento è sui tempi: tant’è vero che Rossi chiede di prevedere meccanismi che nel bando diano un premio all’accorciamento dei tempi di realizzazione. Con una sottolineatura extra: occhio anche alla fase di transizione, c’è bisogno di «un piano di manutenzione del porto» per la Darsena Toscana attuale (e per farla finita con le beghe con Pisa sulle porte vinciane).

Del resto, il numero uno dell’Autorità Portuale Giuliano Gallanti non aveva usato giri di parole per definire quel che accadrà al porto di Livorno se la maxi-Darsena non arriverà entro sei-sette anni: si autocondannerà alla marginalità.

È questo il refrain che salta fuori in una lunga sfilza di interventi: fare presto, anzi di più presto. Lo hanno ripetuto, con angolazioni diverse ma identico vigore, tanto Umberto Paoletti (direttore della Confindustria provinciale) quanto Maurizio Strazzullo (leader della Cgil livornese).

Guai a cincischiare – dice il primo – mettendo a rimettere in discussione le scelte come fosse possibile attardarsi ancora a fare e disfare la tela di Penelope. Ben vengano i chiarimenti rispetto a quel che chiede il sindaco ma – sottolinea il secondo – vietato far slittare la pubblicazione del bando.

Il presidente della Camera di Commercio Sergio Costalli, peraltro non nuovo a aspri scontri polemici con il sindaco M5S livornese, parla sì dei tempi ma lo dice in modo ancor più brusco: indica esplicitamente un «fastidio» che declina anche come «preoccupazione per il futuro». E giù una frecciata che suona come un aut aut a forze sociali e istituzioni: o il territorio resta unito e va a dritto sulla Darsena Europa o si rischia di fare la frittata.

Per Enzo Raugei, presidente della Compagnia portuale (e in comitato come rappresentante delle imprese), le parole di Nogarin non puntano realmente a innescare riflessioni ma non sono altro che un attacco all’Authority.

A Giacomo Marchesini, infinem non dev’essere piaciuto granché il fatto che sia il sindaco Nogarin sia il governatore Rossi hanno lasciato la sala subito dopo aver portato a termine il proprio intervento («in comitato non ci sono esponenti di serie A e esponenti di serie B»). (m.z.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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