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Call center, il ministero: ci sono investitori

di Juna Goti
I lavoratori del call center davanti al ministero
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I lavoratori del call center davanti al ministero

Una speranza per i 350 lavoratori di Guasticce. La prossima settimana nuovo incontro con il governo. Lavoratori e sindacati: "Guai a interrompere il 31 maggio la commessa per Seat"

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LIVORNO. C’è un filo di speranza per i 350 lavoratori del call center di Guasticce, che People Care ha ribadito di voler chiudere il 31 maggio, tra poco più di due settimane. Giovedì 14, all’incontro convocato al ministero dello Sviluppo con istituzioni e sindacati, il governo ha confermato ufficialmente che ci sono trattative in corso per rilevare l’impianto (si parla di tre soggetti interessati, gruppi italiani del settore) e anche che le istituzioni stanno lavorando per mettere sul piatto del possibile acquirente altre commesse oltre a quella di Seat. Così ora gli occhi sono tutti puntati sul prossimo tavolo al Mise, il 19 o il 20 maggio.
I possibili investitori. «Il ministero – fa sapere al termine dell’incontro Giuseppe Luongo (Slc Cgil) – ha confermato che al vaglio del Mise c’è più di un investitore interessato. Non stati ufficializzati nomi, sappiamo che si tratta di gruppi italiani. Abbiamo chiesto che alla prossima riunione l’imprenditore, una volta designato, sia presente al tavolo per poter iniziare concretamente il percorso: c’è un impegno del ministero a fare il possibile in questo senso». Nei giorni scorsi il Tirreno aveva già parlato di contatti con Almaviva (che però sarebbero tramontati) e soprattutto con Call and Call. A quest’ultima si aggiungerebbero altri soggetti che avevano partecipato ai bandi di Seat: si parla di Comdata e di una realtà pugliese, ma per ora non c’è niente di ufficiale.
Ancora caccia a nuove commesse. Al tavolo, riferisce Luongo, è stato confermato anche che «non si parla più solo della continuità della commessa, per quanto parziale, di Seat», che assicurerebbe solo una parte del lavoro garantito fino a oggi, ma per tre anni. Al Mise sono state confermate le indiscrezioni del Tirreno sulle trattative per ottenere una commessa da Eni e per la campagna regionale della vaccinazione (ma c’è da capire se per questa servirebbe un bando pubblico).

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«Non c’è più solo il buio ma...». I sindacati sono in parte soddisfatti dell’incontro, ma mantengono la prudenza. «Non c’è più solo il buio davanti – commenta Luongo – ci sono le condizioni per una soluzione positiva. Ma per ora, e fino all’esito delle verifiche in corso, l’unica certezza è che People Care chiude il 31 maggio e licenzia».
Parole simili dal segretario della Cgil, Maurizio Strazzullo. «Oggi è stato fatto un passo in avanti grazie alla determinazione dei lavoratori e delle lavoratrici People Care e all’impegno che le istituzioni tutte, locali, regionali e nazionali, ci stanno mettendo». Detto questo, «la ricerca dell’operatore è un dato importante, ma ora bisogna che si concretizzino tutti gli elementi, e che al prossimo tavolo ci siano l’imprenditore e il piano di impresa. Manteniamo un filo di speranza sapendo che, a oggi, il 31 maggio ci sono i licenziamenti». Così per i 350 di Guasticce è una corsa contro il tempo.
«Vietato perdere Seat». La richiesta-appello del sindacato è chiara: «Non possiamo permetterci – sottolinea Strazzullo – che la commessa Seat si fermi anche un solo giorno, o perdiamo il treno». «Il primo giugno – gli fa eco Luongo – deve subentrare l'imprenditore nuovo, mantenendo le dotazioni strumentali che sono di proprietà di People Care». Perché «se la commessa va da un’altra parte non torna più».
È quello che ripetono i lavoratori. Ieri in cento sono saliti sui pullman e si sono fatti sentire sotto le finestre del ministero. «Da una parte – dice nel viaggio di ritorno Filippo Bellandi (Rsu) – c’è la presa di coscienza che si sta facendo un lavoro e che c’è una trattativa. Dall’altra i tempi stringono e speravamo di essere più avanti. Il tempo gioca a nostro sfavore: è importante che la partita si concretizzi entro il 31, o i servizi di Seat rischiano di andare da qualche altra parte. Qualcuno risponderà al 1240, indipendentemente dalla cornetta e dalla cuffia: vogliamo essere noi».
 

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