Gioco
«Alle piscine assunto anche il figlio dell’ex assessore»
Livorno, prima la denuncia dei 5 Stelle, poi un esposto: è il referente dei tre impianti per Sistemi Integrati
LIVORNO. Non c’è solo l’ex assessore allo sport che ha varato il bando per la privatizzazione delle piscine, pagato per un anno come consigliere della società che si è aggiudicata la gestione, ma anche il figlio di Claudio Ritorni assunto all’interno degli impianti. E non come semplice addetto, bensì come «figura apicale» e «referente organizzativo».
I primi a fare il nome (sbagliandolo) di Lorenzo Ritorni, sono stati gli attivisti del Movimento Cinque Stelle in un post al veleno arrivato il mese scorso in consiglio comunale attraverso il consigliere pentastellato Valter Sarais. Ora, a questo, si aggiungono due elementi in più: l’esposto presentato in Procura da sei dipendenti di Officina dello sport che ha di fatto dato il via all’inchiesta sulla gestione delle piscine e le dichiarazioni dei sindacati. In particolare di quanto ha riferito il presidente della srl Roberto Fedeli al segretario della Cgil Giuseppe Luongo durante una delle ultime riunioni.
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.11412183:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/05/13/news/dal-mondo-cna-fino-a-cooplat-ecco-chi-c-e-dentro-alle-piscine-1.11412183]]
A raccontare la conversazione è lo stesso sindacalista. «A Fedeli - spiega - abbiamo chiesto informazioni su questa figura che non era presente all’interno di Officina dello Sport ma che fungeva da referente per tutti i dipendenti. A questa domanda il presidente a risposto che il figlio di Ritorni era stato assunto anni fa da 3B srl, (società che fino allo scorso anno era dentro a Sistemi Integrati ndr) e poi proprio da Sistemi Integrati».
Una assunzione legittima, quella da parte sia di 3B che di Sistemi, ma anche questo aspetto della vicenda, dopo l’esposto di alcuni lavoratori che ha dato il via all'inchiesta sarà materia di accertamento da parte dei carabinieri del nucleo investigativo che su delega del pubblico ministero Gianfranco Petralia hanno avviato gli accertamenti.
In particolare, la verifica più importante che dovranno effettuare gli investigatori riguarda «la discrepanza tra gli interventi previsti e quello che è stato effettivamente realizzato», rispetto ovviamente all’investimento finanziato. I numeri in ballo sono a sette cifre: sono infatti 4,2 milioni i soldi messi a capitolato per la ristrutturazione dei tre impianti. Tre di questi sono stati finanziati, e già erogati, dal Comune di Livorno in quattro tranche.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
