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Livorno

Servizio civile in Toscana, bando flop: «I centri per l’impiego non devono fare selezione»

Massimiliano Andreoni (primo in basso a sinistra) con un gruppo di giovani volontari
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Massimiliano Andreoni (primo in basso a sinistra) con un gruppo di giovani volontari

Massimiliano Andreoni (Centro nazionale volontariato): non spetta a loro decidere l’accesso ai bandi. Così facendo le domande latitano. E chi studia e lavora già non può iscriversi

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LUCCA. «Di solito il rapporto fra posti per il servizio civile e domande presentate è di uno a sei. A volte siamo arrivati a uno a dieci. Abbiamo sempre avuto un’ampia scelta. Stavolta, con il bando di Garanzia giovani, non è così». A malapena, il Centro nazionale del Volontariato - che per la Toscana è in cerca di 46 volontari - ha ricevuto richieste per i posti messi a bando. Una situazione senza precedenti, dice Massimiliano Andreoni, da 25 anni responsabile dei progetti di servizio civile per l’ente.

Il servizio civile non viene più considerata un’occasione di guadagno dai giovani?

«Anche se il servizio civile di per sé non è un modo per risolvere i problemi dell’occupazione, finora noi abbiamo avuto anche persone che, in modo un po’ maldestro, ma in assoluta buonafede, si presentano al Centro nazionale del Volontariato in occasione dei bandi per “cercare lavoro”. Ma ci sono anche i giovani che arrivano con motivazioni forti. Comunque, alla fine, la scelta è ampia».

Allora cosa è cambiato?

«Il bando finanziato coi fondi di garanzia Giovani è riservato solo a chi non studia e non lavora».

Ma non sono pochi i giovani in questa situazione.

«Paghiamo lo scotto della prima volta del bando finanziato coi fondi comunitari. La comunicazione fra enti, Centri per l’impiego, Regione non è stata ottimale».

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Quali sono stati i problemi con i Centri per l’impiego?

«Inizialmente questo bando doveva avere il “filtro” dei Centri per l’impiego. Per partecipare, infatti, non solo bisogna essere iscritti alla piattaforma di Garanzia giovani, ma bisogna avere sottoscritto il “patto di servizio” che si firma ai Centri per l’impiego, appunto. Intuendo difficoltà, a Lucca, già da novembre ci siamo messi in contatto con l’ufficio locale e abbiamo studiato una strategia comune».

Ma quali sono state le difficoltà incontrate?

«I Centri per l’impiego avrebbero solo dovuto verificare la regolare iscrizione al progetto Garanzia giovani di chi presentava la domanda per il bando. Ma da qualche parte hanno anche iniziato a effettuare una sorta di selezione: a scegliere le persone che ritenevano più adatte a un ente o un progetto. Io ho suggerito di inviare tutti quelli che arrivavano, lasciando la selezione agli enti, ma non ho avuto successo. Così a dieci giorni dalla scadenza le domande latitavano. Noi, poi, abbiamo coperto i posti a pelo, ma altri no».

Ritiene che il rinvio del bando possa servire?

«Credo che alla fine si raggiungerà il numero di domande sufficienti a coprire i posti. E spero che non si mettano in discussione i bandi del servizio civile, visto che sono uno dei pochi canali di finanziamento per le attività a sostegno dei giovani. Ma l’organizzazione deve essere migliorata».

Come?

«Evitando errori grossolani. Uno su tutti: evitare di accavallare due bandi di protezione civile, uno nazionale e uno regionale com’è successo in questi mesi».(i.b.)

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