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Servizio civile in Toscana: bando europeo flop. La colpa? Della burocrazia
Solo 210 domande per 708 posti. Esclusi gli studenti, il problema è soprattutto nel certificato di disoccupazione, che tavolta arriva fuori tempo massimo
Il ragazzo si presenta al Centro per l’impiego di Fornaci di Barga. È iscritto al programma “Garanzia giovani”, per il sostegno a chi non studia né lavora. Ora deve sottoscrivere il “patto di servizio”. Solo così può partecipare al bando per il servizio civile che la Regione finanzia con i fondi comunitari. Al Centro sono tutti gentili: gli fissano l’appuntamento per il 21 maggio. Il bando scade due settimane prima, l’8 maggio. Quindi è fuori. E infatti, all’inizio del mese, i candidati ai 708 posti del servizio civile pagati dall’Unione Europea sono 210. Tanto che la Regione è costretta a prorogare di un mese la scadenza del bando.
Per la prima volta flop del servizio civile. È la prima volta che in Toscana accade. La burocrazia può più del lavoro. Del bisogno di un “salario surrogato”, 433 euro al mese per 12 mesi. Impegno part-time, finora andato a ruba. Infatti, sia che il bando sia regionale, nazionale o comunitario, la “paga” per il servizio civile è sempre la solita: meno di 450 euro al mese. Che, però, ai giovani e giovanissimi fanno comodo. Non a caso, l’ultimo bando per il servizio civile, finanziato con fondi regionali, ha sbancato: per 2600 posti, ci sono state oltre cinquemila domande. E gli ultimi ragazzi di quella mandata hanno iniziato l’attività tra febbraio e marzo.
Scomparsi migliaia di inoccupati. Il nuovo bando, quello sostenuto con fondi comunitari, è stato pubblicato all’inizio di aprile. In un mese, dunque, in Toscana sarebbero scomparsi migliaia di ragazzi in cerca di un lavoretto. O almeno migliaia di “Neet”, giovani senza occupazione o iscrizione a scuola. Un po’ difficile da credere, visto che solo nel 2012 i Neet censiti erano 80mila e l’andamento li dava “in crescita”. Ancora meno credibile se si pensa che gli iscritti al portale Garanzia giovani in Toscana sono circa 30mila.
Da che cosa dipende, allora, il flop dell’ultima ricerca di giovani da servizio civile? Secondo la Regione, la risposta è da ricercare in una «serie di concause». Alla quale non è estranea neppure la burocrazia. Prima fra tutte quella dei Centri per l’impiego.
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Centri per l’impiego lenti. «Per accedere al bando di Garanzia Giovani - conferma la Regione - è necessario sottoscrivere il “patto di servizio” con i Centri per l’impiego, condizione non richiesta per i bandi di servizio civile finanziati dalla Regione. E questo perché i fondi comunitari sostengono giovani che non lavorano e non studiano, al contrario dei bandi regionali, aperti anche agli studenti. In questo contesto, abbiamo ricevuto alcune segnalazioni di Centri per l’impiego che non avrebbero chiamato i ragazzi a sottoscrivere il patto prima della scadenza del bando».
Ma questo - evidenzia Aldo Guerra, braccio destro del presidente della Croce Rossa di Pistoia - non è una novità: «Da sempre i Centri per l’impiego fissano gli appuntamenti per i “certificati di disoccupazione” a oltre un mese. Sono tempi incompatibili con il bando di Garanzia Giovani che dava appena 30 giorni dalla data di pubblicazione per presentare la domanda. Perciò anche chi ha fatto richiesta subito di appuntamento se l’è visto fissare a bando scaduto». Inoltre - aggiunge Guerra - molti Centri per l’impiego sono stati informati di questa opportunità «a bando già aperto. Quindi la comunicazione sui nuovi posti di servizio civile, probabilmente ha avuto efficacia a scoppio ritardato».
L’ultimo bando tutto esaurito. Lo dimostrano le cifre. La Croce Rossa cerca 30 giovani per vari progetti fra le province di Prato, Pistoia e Firenze, ma nelle prime tre settimane di bando ha ricevuto 5 domande; nell’ultima sono diventate 12. Ma l’anno scorso per il bando regionale del servizio civile da 20 posti, le domande erano state (senza proroghe) 70. E addirittura erano state oltre 700 quelle di chi aspirava ai 130 posti per gli sportelli “Ecco fatto” gestiti da Uncem nei Comuni.
Problema analogo anche per il Centro nazionale del Volontariato (la sede è a Lucca) che con il bando di Garanzia Giovani aspira a coprire 46 posti. A mala pena è riuscito ad avere domande di persone interessate ai nuovi incarichi. Eppure, con il bando nazionale per il servizio civile per i 59 posti da coprire, l’ente ha ricevuto oltre 300 domande.
Allora perché non tira quasi per niente l’analogo bando finanziato con soldi dell’Unione Europea? Basta solo la lentezza dei Centri dell’impiego a motivare la fuga dal servizio civile?
Esclusi gli studenti. Per la Regione no. «Possiamo provare a spiegare quello che sta accadendo - dicono a Firenze - partendo da un dato di fatto: quello in corso è il primo bando del servizio civile pubblicato all’interno del sistema “Garanzia giovani”. Come tale è destinato esclusivamente ai ragazzi che non studiano, non lavorano e neppure seguono corsi che diano un attestato professionale. Questa è una differenza sostanziale rispetto ai bandi di servizio civile finora pubblicati dalla Regione». Compreso l’ultimo che ha portato all’immissione in servizio di 2600 giovani. Infatti era aperto «anche a chi studia. A giovani che non hanno le caratteristiche dei Neet. Non a caso, molte domande sono arrivate da studenti, universitari, laureandi, laureati e giovani che stanno facendo la specialistica».
Diversi limiti di età. In sostanza, il bando finanziato con i fondi comunitari - per i 708 posti - a parità di salario avrebbe avuto una “platea” più ristretta della selezione indetta della Regione. Anche perché fra i requisiti l’età per la presentazione della domanda si ferma a 29 anni, mentre per il bando regionale era di 30.
Bandi concomitanti. «L’altro aspetto da considerare - ammette la Regione - è che in contemporanea con il bando di Garanzia giovani è stato pubblicato anche il bando nazionale per il servizio civile». Anche se era possibile presentare domanda per entrambi, optando solo in seguito per solo uno dei posti. Ma in pochi l’hanno fatto. «E comunque - conclude Guerra - i posti per gli inoccupati anche in questo caso sono destinati a persone fino a 30 anni che utilizzano il servizio civile come uno strumento per l’ingresso nel mondo del lavoro. Anche grazie a un’offerta diversificata. Ma il problema è che i veri inoccupati sono gli ultracinquantenni. E per loro questo strumento non vale».
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