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Reinternalizzare gli spazzini Stop a Marzovilla
LIVORNO. Ormai è un disco che si ripete, ma la storia di un’azienda di raccolta e gestione dei rifiuti senza spazzini continua a stupire. Anche il nuovo presidente di Aamps non può non rimarcare l’inc...
LIVORNO. Ormai è un disco che si ripete, ma la storia di un’azienda di raccolta e gestione dei rifiuti senza spazzini continua a stupire. Anche il nuovo presidente di Aamps non può non rimarcare l’incongruenza ed esporre quello che per ora è un proponimento: riportare gli spazzini in Aamps e reinternalizzare il servizio.
Se l’operazione rappresenta un obiettivo di medio-lungo termine, partirà a breve un’operazione per migliorare la gestione del personale. Aldo Iacomelli lo spiega dopo aver ricevuto - come lo definisce lui col sorriso - un missile lanciato da Elisa Amato (Forza Italia e presidente della commissione) che gli chiede notizie sul futuro del dirigente Luca Cosci e del consulente Andrea Marzovilla. «Scade a luglio e viste le nuove competenze del cda, dal mio punto di vista è una figura inutile. Cosa pensate di fare?», chiede Amato.
Iacomelli risponde: «Cosci rappresenta una risorsa di alto valore, ha subito qualcosa che non auguro a nessuno. Voglio recuperarlo a pieno. Per quanto riguarda la consulenza (non fa mai il nome di Marzovilla, ndr) ha un suo termine. E’ nostro dovere controllare che faccia ciò che prevede il contratto. Dopo di che quando questo scadrà, sarà finito».
Poi Iacomelli spiega l’intenzione di cambiare l’approccio col personale. D’altra parte, fin dall’inizio del suo intervento, più di una volta aveva sottolineato le potenzialità dell’azienda grazie a professionalità non sempre utilizzate e valorizzate. «Faremo un percorso con l’università di Pisa, con l’obiettivo di avere un organigramma moderno, una struttura aziendale agile, dove il personale sia motivato, dunque risulti efficiente e contento. Penso a un modello svedese: il rapporto con l’università in questo senso interpellerà i sociologi più che gli ecomomisti. Non mi interessa la sola efficienza della struttura per alzare la produttività, vorrei dipendenti stimolati. Spero di ottenere un protocollo non oneroso con l’università, una collaborazione in cui noi potremmo offrire qualche assegno di ricerca in cambio del loro contributo alla riorganizzazione».
Giacomelli è entrato anche nella questione caldissima di RetiAmbiente, che ha auspicato avvenga senza la presenza di soci privati: «Voglio partire da un paragone - ha detto -: chi gestisce un pronto soccorso, lo fa perché deve salvare vite umane e per farlo deve spalmare i costi di un servizio sociale sui cittadini. Avete mai visto pronto soccorsi in cliniche private? No, perché i privati fanno solo cose che danno reddito, che hanno marginalità. Il servizio della nettezza urbana gli somiglia: ha uno spread sociale come il pronto soccorso, l’obiettivo è tenere pulita la città e quel servizio e i suoi costi vanno ripartiti tra i cittadini. Si può recuperare sull’efficienza, il nostro obiettivo sarà tagliare le spese inutili. Ma la verità è che il servizio pubblico essenziale è credibile e forte solo se resta pubblico. Se invece deve fare margine diventa pericoloso».
(g.co.)
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