Gioco
La prima bandiera Pci esposta al pubblico dopo il lungo restauro
LIVORNO. Mentre viene tolto il telo rosso che lo copre, parte l’inno della “Bandiera rossa”. E così, lo storico vessillo issato per la prima volta il 21 gennaio del 1921 al Teatro San Marco, durante...
LIVORNO. Mentre viene tolto il telo rosso che lo copre, parte l’inno della “Bandiera rossa”. E così, lo storico vessillo issato per la prima volta il 21 gennaio del 1921 al Teatro San Marco, durante la fondazione del Partito Comunista d’Italia, viene accolto con un lungo applauso, qualcuno si alza addirittura in piedi.
Dopo un lungo lavoro di restauro, ad opera di tre donne della Tessili Antichi srl di Viterbo, adesso la bandiera potrà entrare così a far parte del prossimo museo cittadino, come confermato dallo stesso sindaco Filippo Nogarin (nella foto): «Il Pci fa parte della storia della città, e mi piacerebbe far sventolare una copia della bandiera originale proprio sul Teatro San Marco al posto di quelle attuali di Rifondazione Comunista e degli altri gruppi, senza però creare nessun contrasto». L’idea del sindaco rientra in un progetto che prevede un itinerario per turisti dei luoghi della storia della sinistra.
Tante le persone presenti al Circolo PD di S.M Pontino, in diversi sono dovuti rimanere fuori. Tra il pubblico c’era anche l’assessore regionale Gianfranco Simoncini (accanto a Nogarin), il candidato dem alle regionali Francesco Gazzetti, e il segretario del Pd cittadino Federico Bellandi, alcuni consiglieri comunali e membri della direzione del partito. Mentre tra gli ospiti c’era Ugo Sposetti, tesoriere nazionale dei Democratici di sinistra, che pur non essendo più un soggetto politico, continuano ad essere un soggetto giuridico e ad avere alcune proprietà e beni, tra cui la bandiera della fondazione del Pci.
Molti, ovviamente, anche i nostalgici di quel vessillo che ha fatto la storia della sinistra. Volti di ieri e di oggi che si sono ritrovati di fronte «a una reliquia laica» come l’ha definita Stefania Moscatelli, una delle tre restauratrici, che ha spiegato minuziosamente la complessa operazione di restauro.
«Ci sono state molte critiche su questa iniziativa – afferma Enrico Mannari, ricercatore e storico- ma la storia non è nostalgia: “chi prende l’acqua dal pozzo dovrebbe ricordare chi l’ha scavato” dice un proverbio cinese».
Dello stesso avviso anche Federico Bellandi, che pur ammettendo «che il Pd oggi sia diverso dal Pci e guardi al futuro», non nasconde di «di riconoscere nel pluralismo del partito anche le radici del partito comunista».
Mentre Catia Sonetti, direttore dell’Istoreco, ha colto l’occasione per annunciare che «a luglio inaugureremo la nuova sede del nostro istituto di ricerca. Andremo nel Palazzo della Gherardesca, cos’ potremo accogliere al meglio il Fondo di Bruno Bernini».
«Occorre recuperare la nostra storia – spiega Sposetti- per riprendere il senso della politica che si è smarrito e avvicinare i giovani. Oggi – conclude - non vedo luoghi dove si forma la classe dirigente».
Mauro Donateo
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