Il Tirreno

Livorno

Aamps vuol vendere via Bandi al Comune

di Giulio Corsi

Aldo Iacomelli presenta il suo piano: «Stop agli affitti, tutti gli uffici al Picchianti» La vecchia sede potrebbe essere utilizzata per realizzare alloggi popolari

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LIVORNO. E’ la prima volta nella storia recente di Aamps che si sente parlare di investimenti oltreché di debiti, di piani di sviluppo oltreché di piani di salvataggio, di spiccare il volo anziché semplicemente di uscire dalle sabbie mobili. L’intervento di Aldo Iacomelli davanti alla seconda commissione dà esattamente l’idea della svolta: nell’atteggiamento ma anche nella sostanza delle proposte. E alla fine dei lavori, è emblematico il commento del consigliere M5s Nicola Meschinelli: «Se fosse arrivato prima, saremmo assai più avanti», dice rivolgendosi a Iacomelli.

Il piano industriale di Aamps sarà presentato all’assemblea dei soci - cioé al sindaco Filippo Nogarin - nelle prossime settimane. Ma le idee sul fuoco in via dell’Artigianato sono tante e già ben delineate. L’obiettivo - lo dice chiaramente e a più riprese Iacomelli - è riportare l’azienda in bonis nel giro di due anni, «perché un’Aamps in salute al momento del conferimento in RetiAmbiente sarebbe positiva per tutta la città».

Ma arrivare allo striscione del traguardo - se mai ci si arriverà - non sarà una passeggiata e soprattutto non sarà gratis. Ci vorranno una decina di milioni di euro di investimenti da parte del socio unico, cioè del Comune (15 se ci aggiungiamo la proposta di vendita per 5 milioni dell’ex sede di via Bandi). E la battuta di Daniele Esposito (M5s) a Iacomelli coglie nel segno: «Quando vorrebbe che le staccassimo l’assegno?».

In un momento come questo, la richiesta di un ulteriore impegno di 15 milioni a palazzo civico può sembrare utopistica, ma la risposta di Iacomelli è un telegramma chiarissimo all’amministrazione comunale: «La nostra proposta è finalizzata a rilanciare l’Aamps, sperando che essa sia considerata strategica dalla città. E comunque molti investimenti comporteranno dei risparmi».

Lavori al termovalorizzatore. Li snocciola uno dietro l’altro, il nuovo presidente. Gli investimenti e i risparmi. Il primo: revamping, cioé rinnovamento, del selezionatore dell’impianto di via dell’Artigianato, costo 5 milioni di euro. E’ un’operazione necessaria - spiega Iacomelli - perché a breve l’impianto - che riesce a individuare in mezzo ai rifiuti indifferenziati il ferro, le frazioni organiche, il materiale da termovalorizzare e quello da discarica, - arriverà al capolinea.

Tutti gli uffici in via dell’Artigianato. Secondo obiettivo: unificazione delle sedi aziendali grazie alla costruzione di un nuovo edificio, che sorgerà dove ora c’è la portineria dell’impianto. Lì saranno trasferiti gli impiegati dai vari uffici. L’intervento costerà un milione di euro, ma permetterà un risparmio di 15mila euro al mese di affitti, che saranno recuperati in sette anni. «E nel frattempo, grazie al nuovo fabbricato, avremo arricchito l’asset patrimoniale dell’azienda di un milione e mezzo», aggiunge Iacomelli.

Due capannoni in porto. Terzo punto: costruzione di una rifabbrica di materiali in un’area industriale che potrebbe essere individuata in due capannoni, magari di proprietà di Spil, all’interno del porto. Uno spazio è già stato individuato, nella zona di via Pisa. «Penso ad un’area per la preparazione al riuso, dove si possano convogliare le merci intercettate prima che diventino rifiuti, per dare loro una seconda vita senza che seguano il canale dei rifiuti», dice Iacomelli. Costo dell’operazione 3 milioni di euro, che - dice Iacomelli - potrebbero anche rientrare nel maxipacchetto di stanziamenti per il porto e che rappresentano comunque un investimento produttivo.

Rifiuti organici e ricicleria. Quattro punto: ampliamento dello stoccaggio e della gestione dei rifiuti organici. «Per completare il ciclo degli organici serve un impianto di compostaggio, altrimenti ci troviamo a pagare un servizio che costa, quello della raccolta porta a porta, a cui va aggiunto il costo del trasporto per portare l’organico altrove», spiega il presidente di Aamps. «E’ un’operazione che si può fare in tempi rapidissimi e comporta una spesa di 230mila euro, ma è in grado di creare risparmi di 150mila euro l’anno e che dunque in un anno e mezzo si ripaga».

Organici ma non solo. Anche legno, carta e cartone. E’ il quinto punto, quello della creazione di una ricicleria, dove ciò che esce dalla raccolta differenziata venga pulito e preparato per il riciclo. «Dobbiamo arrivare a pulirli e avviarli al recupero noi, questo ci darebbe un corrispettivo ben maggiore da parte di Conai». Entrate previste nelle casse dell’azienda 340mila euro l’anno.

L’elogio di Rosi. Se questi sono i punti del rilancio, sul tavolo del nuovo presidente di Aamps c’è anche - e rimane preponderante - anche la questione del risanamento. «Qual è la situazione finanziaria e quali sono i rapporti con i creditori?», lo incalza Andrea Raspanti (Buongiorno Livorno). Sul tema Iacomelli mostra una serenità anche inattesa. E si permette pure di ringraziare Angelo Rosi, amministratore unico scelto da Alessandro Cosimi per la mission impossibile del salvataggio negli anni disperati dell’azienda. «La moratoria Rosi ha spalmanto in 5 anni 20 milioni di debiti con grande efficienza per l’azienda, visto che questo signore è riuscito a riunire in una stanza i creditori e ha ottenuto di ripagarli a tasso zero - ha detto Iacomelli -. Il debito residuo è di 6.3 milioni, significa che nel 2017 Aamps potrà volare, se l’amministrazione ci crede».

Le banche e la progettualità. Anche quando parla di debiti Iacomelli torna a girare la moneta sul lato degli investimenti: «Il socio unico deve crederci e investire, non solo per coprire il passato», ripete. «Anche perché le banche vogliono una progettualità, sapere che i loro prestiti sono in mano a qualcuno che lavora per crescere e può ripagarle. Ho parlato con tutte quelle con cui abbiamo debiti e le ho rasserenate».

Case popolari in via Bandi. Ma sulle coperture Raspanti insiste: e il prestito-ponte di cinque milioni di euro del Comune? Iacomelli un’idea su come risolvere la questione ce l’ha. Tira fuori un foglio dalla cartellina che ha davanti e mostra un rendering: è un progetto di ristrutturazione di via Bandi, storica sede dell’azienda in zona Garibaldi, che già nel 2009 si era tentato di vendere, senza però trovare un acquirente. «La nostra idea sarebbe quella di cedere la struttura al Comune per utilizzarla come edilizia popolare, una social housing in classe A+».

«Un aumento di capitale di 5 milioni richiesto al socio unico», commenta Marco Ruggeri (Pd). Ma Iacomelli tira a dritto: «Per noi via Bandi è una posta da mettere in gioco e valorizzare. Il suo valore in bilancio è di 4.6 milioni di euro, vorremmo recuperare quello che costò a suo tempo, cioè circa 4.9 milioni. E’ un po’ come Biscottino: dovremo verificare se ci sono tre esercizi in perdita, dopo di che saremo obbligati ad alienare la proprietà, come ha fatto Collesalvetti».

Lotta alla morosità. «Ci sono due tipi di morosità - dice Iacomelli -. Una fisiologica, e d’altra parte il tasso di evasione non è così lontano da quello del resto d’Italia. Ma c’è anche una morosità voluta: perché se per un breve ritardo la mora è lieve, non pagare diventa una forma di autofinanziamento. Dobbiamo trovare il modo di alzare le sanzioni. Molti di quelli che oggi non pagano, lo faranno».

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