Il Tirreno

Livorno

L'inchiesta / 4 milioni di euro nell’acqua, viaggio choc nei lavori alle piscine

di Federico Lazzotti e Giorgio Carlini
Alcuni arredi della piscine
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Alcuni arredi della piscine

Livorno, porte vecchie, bagni arrugginiti, attaccapanni ritinti e muffa alle pareti. A distanza di cinque mesi dalla riapertura ecco come si presenta l’impianto Camalich-Neri

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LIVORNO. È stata ribattezzata “La porta della macelleria” perché assomiglia a quei divisori in plastica dura che vengono installati per separare il banco carne dalla cella frigorifera. Ma qui, al contrario di vitelli e mucche, siamo nel cuore dell’impianto sportivo di proprietà del Comune Camalich-Neri, dentro al corridoio che divide la piscina olimpionica dalla vasca da 25 metri.

In mezzo a queste corsie sono cresciuti campioni di oggi come Federico Turrini e Martina De Memme, e del passato come Ilaria Tocchini. E ogni giorno, su queste piastrelle, poggiano i piedi centinaia di ragazzi dei corsi e altrettanti iscritti al nuoto libero. «Meno però rispetto agli altri anni per via dell’apertura in ritardo», spiega chi ci lavora. Comincia davanti a questa porta rattoppata alla bene e meglio con una maxi spillatrice il nostro viaggio per verificare, a distanza di poco più di cinque mesi dall’inaugurazione (avvenuta a metà dicembre ndr), lo stato dei lavori costati, con l’aggiunta dell’impianto della Bastia, ben 4,2 milioni di euro.

Tre di questi milioni sono soldi pubblici (del Comune), già liquidati dall’amministrazione ad Officina dello Sport Srl, la società che nel 2010 si è aggiudicata, al termine della gara pubblica, l’appalto dei tre impianti fino al 2027.

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Eppure nel bando di gara con il quale, nel 2010, le piscine venivano affidate a Officina dello Sport, gli uffici tecnici comunali prevedevano interventi di ristrutturazione per appena 123.000 euro. L'enorme differenza di costi si spiega con il fatto che, nel corso di alcuni sopralluoghi effettuati in un secondo momento dall'Asl, erano emerse gravi carenze strutturali che non erano state rilevate in precedenza.

«I lavori fatti nell'estate 2014 - spiegava Marcella Previti, la dipendente che ha firmato il sopralluogo del Comune - sono stati effettuati dal Comune perché riguardavano carenze strutturali che al momento della convenzione, nel 2010, non erano stati rilevati dall'amministrazione né dal gestore», aggiungendo che «forse la fretta della procedura e i pochi giorni utili per l'offerta di gara hanno impedito una analisi approfondita che mettesse in luce le carenze strutturali, emerse poi dalle ispezioni che l'Asl ha effettuato negli anni successivi».

Toilette d’altri tempi. Il risultato è oggi che camminando dentro ai due impianti e confrontando i lavori eseguiti con quelli riportati sul capitolato emergono due tipi di dubbi: il primo riguarda gli interventi che sembrano non compiuti, mentre il secondo riguardano i risultati di quelli sicuramente realizzati.

Per entrare nella prima categoria basta aprire la porta del bagno che sta alle spalle dei blocchi di partenza della piscina olimpionica. Qui la toilette riservata ai disabili appare uguale rispetto al suo stato pre-lavori, tanto che la maniglia alla quale si dovrebbe reggere chi ha difficoltà motorie è vecchia e arrugginita.

Peggio sono messi i rubinetti del bagno adiacente. Eppure nel capitolato di lavoro a corpo si parla di «interventi a impianti e sanitari per la 50 m per una cifra complessiva di 59.545,73 euro». Cifra nella quale probabilmente non rientra il tornello arrugginito che dà accesso al bagno degli uomini dietro ai blocchi di partenza.

Passando agli infissi, nel capitolato estimativo dei lavori programmati, c’era tra gli obiettivi «la sostituzione degli infissi a bordo vasca lungo tutto il perimetro, al fine di evitare dispersioni termiche». Un intervento complesso per una superficie totale di 350 metri quadrati. Così nel capitolato finale compaiono 50 infissi interni ma probabilmente non sono bastati per cambiare anche quelli vecchi visto che le finestre sopra alla tribune e le porte antipanico sul lato più lontano appaiono quelle dei tempi della prima inaugurazione. «Il giorno in cui c’è stata quella grecalata incredibile - racconta un addetto - due o tre porte sono saltate, tanto che è stato necessario fissarle di nuovo al pavimento».

Alla voce dei lavori che riguardano «smontaggio, riparazioni, e rimontaggio arredi, arricci e tinteggiature» per i due impianti - costo totale oltre 50.000 euro - devono anche rientrare gli armadietti negli spogliatoti ristrutturati e l’attaccapanni ritinto e fissato alla parete della vasca olimpionica. Nei lavori fatti che fanno acqua c’è invece la pavimentazione intorno alla piscina e soprattutto il muretto a bordo vasca che sta cedendo.

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Gestione da padre. All’articolo 5 dello schema di convenzione della concessione firmato da Comune e da Officina dello Sport c’è un passaggio che fa riflettere: «Il concessionario - si legge - è obbligato a gestire gli impianti tecnologici con la cura del buon padre di famiglia». Un’affermazione che fa pensare se paragonata con gli obblighi di manutenzione che la concessionaria deve eseguire, a cominciare «dalla tinteggiatura di tutto il complesso mantenuta a buon livello di decoro con interventi periodici».

Invece lungo i corridoi che portano gli utenti verso gli spogliatoi stanno già cominciando a sgallare, tanto quanto la parete di rimpetto agli spalti, mentre le pareti esterne non sono mai state oggetto di riqualificazione.

Olio di colza. Dovevano essere il fiore all'occhiello delle piscine comunali, si sono trasformati in un investimento che in tanti oggi definiscono "fallimentare". Nel 2012 alla Bastia e alla Camalich-Neri sono stati installati due cogeneratori, alimentati con olio di colza, in grado di produrre in modo combinato energia elettrica e calore. Impianti con simili caratteristiche sono considerati "verdi" (utilizzano biocombustibili di origine vegetale), hanno un ridotto impatto ambientale, basse emissioni acustiche e atmosferiche. Il cogeneratore della Bastia ha una potenza di 500 kWe, quello della Camalich-Neri di 990 kWe. Gli impianti, costati 2 milioni e mezzo di euro in totale, sono entrati ufficialmente in funzione il 27 dicembre 2012.

Per Officina dello Sport i cogeneratori avrebbero dovuto garantire la sostenibilità energetica delle piscine. Difficile conoscere oggi in dettaglio i numeri degli impianti di cogenerazione, ma c'è da credere che i risultati non siano quelli sperati in avvio. I primi a sollevare dubbi sono stati i lavoratori delle piscine ascoltati in commissione comunale nell'aprile scorso, parlando di un tipo di impianto che «già nel 2011 veniva sconsigliato, perché aveva costi nettamente superiori ai possibili risparmi».

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