Il Tirreno

Livorno

tracina

A fiuto, c’è ‘n po’ ‘r rifiuto, di pagà la tassa sur rifiuto…

A fiuto, c’è ‘n po’ ‘r rifiuto, di pagà la tassa sur rifiuto…

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A fiuto, c’è ‘n po’ ‘r rifiuto, di pagà la tassa sur rifiuto…

Se però la gente smettesse d’arredà le strade co’ mobili dismessi forse si pagherebbe dimeno!

Dé, la tassa su’ rifiuti è dura da accettà. Perché, ragazzi, già la roba che si ‘ompra ti vòle schiavo (schiavo de’ marchi, delle porcherie ‘ndustriali da mangià, de’ troiai e delle ‘azzate tipìe der mondo globale) e poi quando arrivi a buttalla via, la devi (ri)pagà uno stonfo per smartilla. Un euro e mezzo a famiglia ir giorno a dì poo… Ma quarcuno ‘n campagna elettorale non aveva detto che sarebbero diminuite tutte le tasse, ivi ‘omprese quelle ambientali? E’ che dé, siamo sommersi da’ rifiuti. E’ ‘n disastro collettivo mondiale. A Livorno, poi, siamo anche un po’ lezzi. Se la gente smettesse d’esse’ ‘ncivile, forse, si pagherebbe dimeno. A’ cassonetti di ‘asa mia fanno le “vetrine”, tutti i giorni come all’Ikea. Vai a buttà la spazzatura, c’è ‘r marciapiede arredato: oggi la ‘ucina, domani ir soggiorno, ir giorno dopo la ‘amera da letto. Seondo me le donnine der mi’ palazzo ordinano cosa comprà dar terrazzo, perché a’ bidoni c’è la Mostra, par d’esse’ alla “Stalla di Cipolla”. Ma cosa ‘osterà portà la roba alla Stazione Ecològia? L’artro giorno hanno beccato uno a sbarazzassi de’ mobili di ‘asa: è stato ripreso dalle teleàmere. Pareva un reality: “L’Isola de’ Puciosi”. Ir problema è che quello lì, poi, la sera, a casa, non s’è mia rivisto: aveva buttato via anche ir televisore! Sicché a cosa serve riprendelli? Questi sudici e vanno “presi”, mia “ripresi”!

Claudio Marmugi

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La squadra è motivata: ir mantra der mister

di PAOLA PASQUI

 Allora, se si parte dar presupposto che talvolta una mente troppo geniale o sensibile o artistica può andare in tilt e portarti a follia, disagio, addirittura suicidio (cito a caso Edgar Allan Poe, Cesare Pavese, Virginia Woolf, ecc), io ho trovato l’antidoto. No che mi senta a rischio, ir massimo della mi genialità è risolve’ le parole crociate per solutori più che abili, che comunque son soddisfazioni, ma a volte sento ir bisogno di mette’ ir cervello a riposo. E allora mi sintonizzo su qualche intervista agli allenatori delle squadre di calcio. Ripetitivi più dei dialoghi di Aspettando Godot (che però ti voglian fa riflette’ e quindi un vanno bene), da sempre e per sempre, i giornalisti chiedono ‘Un pronostico per la partita di domani’ (o dopodomani, o domenia, o lunedì, tanto gioano tutti i giorni) e puntualmente gli allenatori rispondono più o meno così, ‘La squadra è motivata, i ragazzi fanno spogliatoio, l’avversario è forte, ma se ci mettiamo la grinta possiamo farcela’. Questo tipo di dialoghi, inutili ma balsamici, agiscono come un mantra sulle menti più complesse e ti rilassano più d’un massaggio con le pietre abbollori. Ma ora vi devo salutare, amici, pare che il mister di un so che squadra debba fa una dichiarazione scoop, perché l’avversari son bravi, ma i ragazzi sono molto, ma molto motivati. Alla faccia di Poe, Pavese e Virginia Woolf, che oltre a esse’ depressi guadagnavano parecchio meno.

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Ir cardo ci rende sospettosi

di CLAUDIO MARMUGI

Il livornese è ‘nquieto. Se piove è ‘nquieto perché piove, se è bello è ‘nquieto perché è bello. Come se i giorni di Sole in un anno fossero contati (tipo “finissero”, come le scorte ‘n magazzino). Sicché dopo ir cardo estivo di vesti giorni, il livornese è andato ‘n paranoia. O tutto questo “bel tempo” prima del tempo? O tutta vesta estate prima dell’estate? O come mai? Non è che ci fa lo scherzo come l’anno scorso, fa du’ giorni di cardo e poi piove fino a febbraio? Sicché è il panico. Gente che interpella i dolori per vedé se pioverà (“Io m’operai di gomito der tennista ner ’64 e se piove lo sento! Indovino anche i risultati der RolandGarros”), gente che si raccomanda ar Dio Der Sole affinché non ci abbandoni come ner 2014 (qualche gestore di bagno lo scorso anno, m’ha giurato, che se continuava a piove’ avrebbe cominciato co’ sacrifici umani pe’ far tornà la bella stagione). Noi si vòle l’estate. Non ce la possano offuscà o annuvolà. E dev’essere un’estate netta, certa, garantita. Altro che ir reddito di cittadinanza. Sicché se firmano per ir porto e ci vogliano scrive’ “Porto ‘r sole”,

per noi va bene.

 

La riforma de’ cervelli

di CONSALVO NOBERINI

lo, che a scòla ero ciùo, l’uni’a riforma che ho conosciuto è stata vella della ministra "mi’ madre" che m’ha riformato a son di pattoni cor permesso di mi’ padre, eti’amente ’ontrario a ogni forma di violenza e occupato dodici ore ’r giorno a lavora’. Una vorta la mandarano a chiama’ per dinni che ’r mi’ banco prendeva fòo da tanto ’he lo scardavo e la ’onzigliarano di mandammi a lavora’. E così fu. A que’ tempi ’omandava ‘r preside, e c’erano ’professori, i supprenti e ’bidelli. Precari un ce n’era, perché a scòla ciandàva artre quelli che n’avevano voglia e donque l’inzegnanti bastavano. Come base essenziale: storia, edu’azione civi’a e conoscenza della nostra Italia: monti, mari, fiumi, laghi e regioni. Maestri e maestre veri pedagoghi, anche se tarvorta affetti da alitosi e portati all’uso delle mani. Poi è venuta l’epo’a della pseudodemograzia e la ri’hiesta di riforme. E tutto è peggiorato. Bellinguè, la Moratti, la Germini e ora la Giannini: tutti riformati. Intanto i ciùi sono aumentati, e io mi diverto a senti’ certi ragli emessi da tanti laureati d’oggi. E allora, se’ondo me, invece della scòla anderebbero riformati certi cervelli! Senza offesa per nissuni eh!?

ffff

Pere ’otte, ciui che volano e bufale per notizie

di CLAUDIO MARMUGI

 “È morto Pozzetto”, “Non è più morto Pozzetto”, “Le insegnanti a Bologna sono state picchiate dall’esercito privato di Matteo Renzi”, “Le insegnanti di Bologna sciagattate alla Festa dell’Unità, sono state picchiate sì, ma due anni prima in Brasile”, “Fabio e Mingo sono stati rapiti dagli alieni”. Questo solo per le “notizie” degli ultimi giorni. Com’era ir discorso? L’Era Digitale avrebbe dovuto portà chiarezza d’informazione ner mondo. Il web “era libero e democratico e le notizie si sarebbero diffuse mentre stavano ancora accadendo”. Si, come no. Risultato: è ‘mpossibile distinguere il vero dal falso, le ‘azzate circolano a ritmo spaventoso, i giornali grossi ci ‘ascano come le pere ‘otte, le bufale diventano notizia peggio delle leggende metropolitane. Tutti a gridare “al lupo, al lupo” e nessuno, tra un po’, crederà più a nulla. O, per par condicio (o ‘mbecillità dilagante), crederà a tutto. Quindi si tornerà presto ai ciui che volano. Io sono riuscito anche a fotografarne uno: vi metto la foto vì, capace mi diventa “notizia”.

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