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cronaca

L'opinione - Accoglienza dei profughi: tv e wifi non sono comodità


09 maggio 2015 Adriano Fabris


Le notizie che vengono da Campiglia, sul rifiuto di alcuni migranti ad accettare l’albergo al quale erano stati destinati, ci devono fare riflettere. I migranti, peraltro già in precedenza ospitati in una struttura del Sud Italia, non hanno accettato la loro sistemazione soprattutto perché l’albergo in questione non ha tv e wifi. Ciò è stato visto da molti come una pretesa: la pretesa di avere garantite, oltre all’accoglienza, alcune comodità. E le reazioni, anche sul web, non sono mancate. Proprio su questo punto vorrei riflettere. La prima cosa da dire è che, in questo caso, tv e wifi non sono comodità. La necessità di essere informati e di essere collegati con i loro paesi di origine è per i migranti una condizione importante. Essere connessi significa, nella nuova condizione, essere ancora cittadini in un mondo globalizzato. A questo discorso, però, se ne deve aggiungere un altro. Essa va fatto perché le reazioni di molti, anche vivaci, alle richieste dei migranti sono in realtà il sintomo di un problema più vasto, che bisogna affrontare.

Si teme che ospitarli nel nostro paese tolga spazi e opportunità agli italiani, che ciò crei ulteriori squilibri oltre a quelli, di cui facciamo quotidianamente esperienza in un’epoca di crisi. A questo proposito c’è da dire anzitutto che l’accoglienza e l’ospitalità di persone che fuggono da zone di guerra, e che cercano rifugio da noi, è qualcosa che non può e non deve essere messo in discussione. Verrebbe meno la nostra stessa dignità di esseri umani se – come qualcuno pure dice – ributtassimo in mare i migranti arrivati sui barconi. E allo stesso modo va detto che l’accoglienza dev’essere dignitosa. Scene umilianti – ad esempio le docce fatte con gli idranti – non sono degne di un paese civile: tutto il contrario della solidarietà concreta che viene invece offerta in Toscana, come leggiamo anche in questi giorni sul “Tirreno”.

Detto questo, però, al diritto dei migranti a essere accolti, e a esserlo dignitosamente, si deve collegare altrettanto decisamente una serie di doveri a cui essi devono sottostare, proprio in quanto inseriti in una serie di percorsi di ospitalità. Spesso tali doveri non sono conosciuti in maniera chiara: né dai migranti, né dalle comunità che li ospitano. Si tratta dei doveri legati al rispetto delle leggi del paese dove giungono, al rispetto delle sensibilità di chi fa posto per loro. Si tratta soprattutto della disponibilità da parte loro a collaborare a iniziative che possono offrire un valido aiuto alla comunità italiana in cui si trovano a vivere, per un periodo più o meno lungo. Ad esempio, la disponibilità a svolgere lavori socialmente utili, come già accade in alcune località. È necessario dunque considerare sia diritti che doveri. È necessario ripensare tutto questo in un contesto di reciprocità solidale: dove ognuno ha da dare qualcosa all’altro. Solo così la convivenza, davvero, non solo può realizzarsi senza tensioni, ma può essere una risorsa per tutti.

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