Italia
Crociere, l’Australia ci ama Tracollo di spagnoli e italiani
Cambia la mappa delle provenienze: ora più della metà sono americani e inglesi Dimezzati i russi e gli irlandesi, in crescita i tedeschi (quasi 80 mila) e i cinesi
LIVORNO. Difficile trovare nelle statistiche portuali uno sconvolgimento maggiore di quel che è accaduto sul fronte delle crociere. Dall'inizio del decennio le cifre sono finite sull'altalena: prima il boom che nel 2012 aveva fatto sforare la soglia-simbolo del milione di passeggeri (due anni prima erano 822 mila, dieci anni prima quasi cinque volte meno); poi il doppio tonfo che, dopo la fine del "monopolio" e l'ingresso di La Spezia sulla scena come concorrente aggressivo, ha portato a perdere quasi il 38% degli arrivi facendoli tornare ai livelli del 2006. Proprio mentre l'Authority vara al tempo stesso sia il Prg (che praticamente raddoppia il porto passeggeri allargandolo all'Alto Fondale) sia la privatizzazione della società di gestione del terminal traghetti e crociere.
Ma il gran tourbillon delle cifre è ancora poca cosa se guardiamo non ai numeri in sé ma a quel che c'è dentro: quanti turisti arrivano sì, ma soprattutto chi. Balza agli occhi che di colpo sono spariti gli italiani: nell'anno record (2012) i croceristi con "targa" italiana erano sì superati da americani, inglesi e spagnoli ma erano pur sempre 70.057, dunque uno su 15, due anni più tardi se ne sono contati a malapena 6.312, praticamente uno su cento, cioè grossomodo quanto i neozelandesi, i messicani o i norvegesi.
C'è anche un altro grosso gruppo di clienti che si è ridotto quasi a un fantasma: sono gli spagnoli. Ne avevamo visti 231.619 sulle nostre banchine nel 2011 e ancora più di 195.000 l'anno successivo. Ma già nel 2013 risultavano dimezzati (94.158), figuriamoci poi lo scorso anno: meno di 22 mila, cioè dieci volte meno di tre anni prima.
Non accade così, però, sempre e comunque. Ad esempio, non per i croceristi statunitensi e inglesi: entrambi diminuiscono da 200-240 mila a 170-180 mila ma meno dell'insieme dei flussi di turisti. E se nel 2010 costituivano quasi il 44% degli arrivi, lo scorso anno rappresentavano addirittura il 56,4% (ma, al contrario, gli irlandesi precipitano da 12-13 mila a meno di cinquemila, e cifre analoghe valgono anche per i norvegesi)
Non è una curiosità statistica e non dipende solo dai gusti individuali: gli operatori del settore sanno bene che il flop dei croceristi italiani e spagnoli è legato alle scelte delle compagnie di riferimento (Msc e Costa per gli italiani, Pullmantur per gli iberici). Se tali compagnie scalano Livorno o girano al largo. Non basta: il tipo di provenienze è significativo anche per capire il tipo di clientela e di domanda turistica.
In crescita invece i turisti di provenienza tedesca: nell'anno-boom non arrivavano a quota 40 mila, invece nel 2013 si sono superati i 77 mila e lo scorso anno sfiorati gli 80 mila.
Ma la sorpresa più grossa arriva dall’altro capo del mappamondo: gli australiani sono al quinto posto (dopo Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania e Canada) fra quanti hanno scelto il nostro porto. Giusto mentre sull’Europa si abbatte la crisi e spariscono dal porto di Livorno due croceristi su cinque, ecco che i vacanzieri provenienti dall’Australia risultano due vole e mezzo quelli di appenna quattro anni prima: da 11.205 nel 2011 a 27.295 nel 2014. Ma non è un capriccio della statistica: da quella zona di mondo nell’arco del quadriennio raddoppia anche la quota di turisti in arrivo dalla Nuova Zelanda (da 2.831 a 5.349) e da Hong Kong (da 788 a 1.572).
Da segnalare anche che dall’Estremo Oriente regge abbastanza l’afflusso dalla Cina (ma rimanendo al di sotto del record di quasi 3.300 croceristi del 2012) mentre invece lo scorso anno ha frenato bruscamente la crescita dei giapponesi che scelgono Livorno (in aumento fino a sfiorare i 6mila, salvo poi capitombolare e dimezzarsi nel 2014). Idem ma su cifre più alte anche i russi: al galoppo fino ad attestarsi attoirno agli ottomila arrivi, poi di colpo nel 2014 eccoli poco sopra i 4.100.
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