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Usura, due testi ritrattano le accuse a Fedele

Usura, due testi ritrattano le accuse a Fedele

Si è concluso con un colpo di scena l’incidente probatorio nei confronti dell’imprenditore

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LIVORNO. Ha detto di non ricordare, ha spiegato - sotto giuramento - di essere stata lei ad avvicinare Michelangelo Fedele per avere un prestito di 50.000 euro e non il contrario come invece aveva dichiarato a sommarie informazioni nel gennaio scorso quando aveva detto di essere stata avvicinata con la proposta di un prestito in cambio di un assegno a garanzia per una cifra più alta.

Infine ha lasciato pure intendere che le prime dichiarazioni rilasciate alla guardia di Finanza sono state frutto di una certa pressione della stessa polizia giudiziaria.

Si conclude con un colpo di scena che avrà senza dubbio delle ripercussioni penali - in un senso o nell’altro - l’ultimo capitolo dell’incidente probatorio andato in scena ieri mattina davanti al giudice Ottavio Mosti nell’ambito dell’inchiesta “Real Estate Mike”, l’indagine condotta nei confronti dell’imprenditore di origini calabresi e coordinata dai pubblici ministeri Arianna Ciavattini e Luca Masini.

Sui nove testimoni sfilati nell’aula dell’indagine preliminare, in sette hanno confermato in parte o in toto quanto detto agli investigatori nella prima fase degli accertamenti, mentre oltre alla donna ascoltata ieri, anche un’altro testimone ha modificato la propria versione. Ma in questo secondo caso si è trattato di un errore che è stato chiarito all’interno del contratto preliminare di vendita di un immobile.

Quello accaduto ieri mattina come spiegano sia dalla Procura che dalla difesa, è senza dubbio più grave. Soprattutto perché le sommarie informazioni rilasciate dalla donna che accusava Fedele di tentata usura hanno corroborato il quadro accusatorio portando alla richiesta (poi accolta) di trasferire in carcere l’indagato.

Ecco perché i primi a voler accertare il perché di questa marcia indietro sono proprio gli investigatori.

Tre le possibilità: la prima è che davvero la donna si sia sbagliata e che la versione reale sia quella fornita ieri mattina davanti al giudice. Ma in questo caso rischia la calunnia o la falsa testimonianza. Seconda ipotesi: è successo qualcosa che le ha fatto cambiare idea, e allora bisogna capire se è stato compiuto un reato. Terzo ed ultima possibilità: gli investigatori hanno confuso, consapevolmente o no andrà verificato, la sua prima versione. (f.l.)

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