Il Tirreno

Livorno

Il retroscena svelato da gazebo

«Da Livorno a Roma è lo stesso agente a ordinare la carica»

LIVORNO. Primo dicembre 2012, Livorno. 29 ottobre 2014, Roma. Ci sarebbe la stessa divisa di dirigente della polizia dietro all’ordine di caricare i manifestanti: piazza Cavour, come i dintorni della...

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LIVORNO. Primo dicembre 2012, Livorno. 29 ottobre 2014, Roma. Ci sarebbe la stessa divisa di dirigente della polizia dietro all’ordine di caricare i manifestanti: piazza Cavour, come i dintorni della stazione Termini. Nel primo caso di fronte alla celere gli antagonisti dell’Ex Caserma che volevano manifestare «il loro dissenso per essere rimasti fuori dal dibattito della sera prima con l’allora segretario del Pd Pierluigi Bersani», nel secondo gli operai delle acciaierie di Terni scesi in piazza al fianco della Fiom.

A scoprire il retroscena gli stessi componenti dell’ex Caserma guardando un filmato inedito trasmesso dalla trasmissione di Rai3 “Gazebo”. Dalle immagini si sono resi conto che a chiamare la carica, prima del contatto con il corteo della Fiom, è stato lo stesso dirigente - trasferito da Livorno alla Capitale - che quasi due anni prima avrebbe ordinato la carica in piazza Cavour.

«Questo - spiega Giovanni Ceraolo - lo diciamo per fare due considerazioni: la prima è che questo agente non è nuovo a certi atteggiamenti. La secondo è per ribadire che se la polizia non avesse avuto quell’atteggiamento nei primi due giorni non sarebbe successo niente».

Alla vigilia dell’udienza in cui in Tribunale cominceranno a sfilare i testi della difesa per il processo sui tre giorni di scontri che si conclusero con l’assalto alla Prefettura, alcuni degli imputati anticipano quella che sarà la loro linea difensiva e fanno chiarezza su alcuni punti della vicenda che fino ad oggi erano rimasti opachi. L’accusa va dal danneggiamento alla resistenza, dalle lesioni all’oltraggio, fino alla radunata sediziosa.

«Il Comitato dell’ex Caserma - spiegano - non è l’organizzatore della manifestazione che si è conclusa con i disordini alla Prefettura. Non ci dissociamo da ma non siamo noi i responsabili. La manifestazione - proseguono - si è creata in modo spontaneo, attraverso il passaparola. Non vogliamo che si faccia un processo senza contestualizzarlo».

Una trentina i nomi che compaiono nella lista dei testimoni. «Questo è un processo che è stato politicizzato. Quel giorno c’erano un migliaio di persone - vanno aventi ma solo 24 sono state indagate, di queste 18 sono dell’Ex Caserma». Se l’accusa cerca di dimostrare la responsabilità individuale e morale di ogni imputato, la tesi difensiva è opposta.

«Punteremo a far capire che quella fu una risposta della città dopo due giorni di ordine pubblico gestito male. Non c'era niente di programmato e preordinato. Quando siamo arrivati davanti alla questura, simbolo dell’ordine pubblico, c’è stata la massima tensione e abbiamo cercato di far defluire il corteo. Ma parte dei manifestanti ha perso il controllo, ma non c'era nulla di preordinato. Ora però dobbiamo andare oltre il simbolo: la prefettura assaltata fa pensare da punto di vista simbolico è un'immagine forte. Ma al di là del simbolo i danni sono stati irrisori. E nessuno degli imputati odierni ne è autore».

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di Redazione web