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Accesso libero ai bagni, i gestori insistono per il no
Livorno, ma i consiglieri 5 Stelle continuano la battaglia: «Devono rispettare la legge». L’assessore Lemmetti alla ricerca di una soluzione
LIVORNO. «Non si può cambiare ciò di cui, per 200 anni, hanno usufruito i livornesi». E dall’altra parte: «C’è la storia e c’è il cambiamento, avvenuto l’8 giugno con la vittoria del Movimento 5 Stelle». Dopo la commissione di lunedì, sull’accesso libero al mare passando anche dai bagni è braccio di ferro tra il gruppo del M5S e i gestori degli stabilimenti. Nel mezzo c’è la giunta, con l’assessore Gianni Lemmetti che incalzato da Marco Ruggeri (Pd), ha detto chiaramente che «la giunta non mette in discussione la mozione» votata dal consiglio, ma anche che «a oggi non posso trascrivere subito quella mozione in un’ordinanza» e che «stiamo cercando la struttura tecnico-giuridica che garantisca che i diritti di tutti vengano rispettati».
Corsa contro il tempo: il 22 aprono i bagni. Com’è noto la mozione votata a maggioranza dal consiglio impegna il sindaco, «nel rispetto della legge 296 del 2006», a «verificare la possibilità di redigere prima dell’estate una nuova ordinanza che preveda di rendere l’accesso al mare libero e gratuito per tutto l’anno anche attraverso i bagni». Che comunque non significa non pagare il biglietto. Il gruppo M5S vuole l’ordinanza prima dell’estate, la giunta ha aperto un tavolo con i gestori, ma da qui all’apertura dei bagni (22 maggio) mancano appena 17 giorni. «Siamo molto preoccupati, diventa difficile in così poco tempo trovare una soluzione», ripete Alessio Schiano (Confcommercio). Che a margine non nega che «se ci fosse una forzatura valuteremmo anche altre vie...».
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«Ma qui non c’è la spiaggia». Ieri la commissione presieduta da Elisa Amato (Fi) ha ascoltato la voce dei gestori. Il Sib (il sindacato dei balneari della Confcomercio) si è affidato alla consulenza di Stefano Porciani, che è stato ai vertici della capitaneria di porto di Livorno. La replica ai 5 Stelle, dal punto di vista dell’interpretazione della normativa, è stata in sostanza questa: «Gli stabilimenti balneari di Livorno sono strutture artificiali, completamente in concessione», con concessioni «che in alcuni casi si estendono fino al mare» e per la conformazione della costa e dei bagni «diventa impossibile perseguire la finalità della legge del 2006, ovvero assicurare il transito lungo la costa». Insomma, spostarsi camminando lungo la battigia, come a Tirrenia. A sostegno di questa interpretazione, Porciani ha fatto riferimento anche all’istruttoria avviata nel 2007 con l’’ufficio di gabinetto della vicepresidenza del consiglio dei ministri.
«Si paga dal 1784». Nella pratica, Porciani aggiunge che «i sette-otto bagni cittadini sono intervallati da ampi tratti di spiaggia liberamente fruibile» e che l’accesso libero al mare «si porrebbe in contrapposizione con l’offerta dei servizi», «fino ad arrivare a problemi di ordine pubblico, non ai varchi, ma fra gli utenti e coloro che arriverebbero a fare un uso improprio dell’accesso». «Noi occupiamo solo il 14% del litorale», dice subito dopo il presidente Sib e gestore dei Tirreno, Gianfranco Giachetti. «E dove sarebbe questa benedetta battigia visto che paghiamo la concessione fino agli scogli e non c’è spiaggia?», gli fa eco Riccardo Ganni dei Lido. «Roma, Pancaldi e Pejani – aggiunge Andrea Picchi dei Roma – sono stati costruiti nel 1779, fin dall’inizio esisteva l’ingresso per la fruizione dei servizi, la prima tesserina è del 1784. Ora si rischia l’impossibilità di gestire l’ordine pubblico».
Tuci: «Giù le tariffe e mare libero d’inverno». Di tutt’altro avviso Benedetto Tuci (Movimento consumatori), che accende lo scontro dicendo che: 1) «la mozione spinge verso la piena applicazione della legge 296, il resto sono cavilli per negare un diritto»; 2) «l’impresa privata ha il diritto di fare utili e realizzare un servizio importante per la collettività e per il turismo, qui è in discussione che si paghi un pedaggio per fare il bagno»; 3) «se i costi diminuissero potremmo anche tollerare i varchi, si rivedano le tariffe»; 4) «è inaccettabile che d’inverno queste aree restino chiuse, su youtube ci sono i video di gente che fa il bagno con la neve, sono amici e famiglie?».
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«Costi già calmierati,così anche rischio lavoro». È un botta e risposta. «I baneari – replica Porciani – hanno concessioni che scadono per legge nel 2020: il sito è nella disponibilità esclusiva dei concessionari che pagano un canone, devono fare manutenzioni e garantire servizi per circa 30.000 livornesi». «I prezzi – dicono i gestori – sono fermi da quattro anni» (vedi le tariffe aggiornate del 2015). «Dal 2006 – rivendica Giachetti – abbiamo fatto 2 milioni di euro di investimenti documentatati e nei 170 euro dell’abbonamento, 1 euro al giorno, sono previsti servizi che vanno dal calcetto al bagno. I disabili e gli accompagnatori entrano già gratuitamente e collaboriamo a sistemare le spiagge libere. Diciamo piuttosto che occupiamo circa 300 persone: il consiglio non prende le difese di questi lavoratori?».
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«Transito, non sosta». Scintille Lenzi-Grillotti. Proprio il dirigente del Comune, Maurizio Lenzi, dopo aver sottolineato che «non c’è un’interpretazione autentica della norma», mette questo punto fermo: «Non si può sostare nello stabilimento senza pagare, la legge prevede solo l’attraversamento». Non si può neanche «appoggiare l’asciugamano». A Viareggio, spiega, in questi anni sono fioccate le multe, passate da 1.032 a 200 euro. «Lo spirito della legge – spiega – è garantire la percorribiltà lungo il lido, ma a Livorno ci sono penisole in cemento circondate dall’acqua». «Come ufficio – spiega – stiamo lavorando per garantire il transito e forniremo alcune ipotesi».
Appena finisce di parlare prende la parola il capogruppo M5S, Giuseppe Grillotti, che rivolgendosi ai balneari dice queste parole: «Fossi stato in voi avrei chiesto come consulente Lenzi». Poi ripete: «Nella mozione non c’è la parola “sosta” e nessuno chiede di non pagare il biglietto o i servizi. Si parla di entrare, fare il bagno e uscire». «Il punto – sottolinea – è che non sarà più consentito impedire l’accesso e il transito per raggiungere il mare, quale che sia la conformazione della costa». Grillotti lo dice chiaro e tondo all’assessore: «Per il 22 di maggio pretendiamo il rispetto della legge». Con altri consiglieri M5S, come Barbieri, Fuoti o Sarais che, seppur con sfumature anche molto diverse, dicono che «non servono tavoli tecnici per dire che deve essere consentito il libero accesso al mare».
Ruggeri: «Rischio ricorsi e caos solo per mettere bandierine». Di tutt’altro avviso Marco Ruggeri (Pd), che premette: «I livornesi? Toccate loro tutto ma non i bagni, li considerano una seconda casa, ve li troverete sotto al Comune». E ancora: «Siate ragionevoli, non create solo disservizi per mettere bandierine, ai livornesi è già garantita la possibilità di scegliere lungo la costa. Vi state infilando in ricorsi e conflitti, mentre il Comune toglie altri soldi per le spiagge pubbliche. Meglio sedersi al tavolo con i gestori».
Consiglieri e assessore in tour sui bagni. Terminato il dibattito in commissione, i gestori degli stabilimenti balneari hanno accompagnato l’assessore Gianni Lemmetti, i tecnici del Comune e un gruppo di consiglieri comunali a visitare alcuni stabilimenti balneari, partendo dai bagni Fiume.
Il tavolo di Lemmetti. L’assessore, con gli ultimi due incontri con i concessionari, ha di fatto già messo in piedi un tavolo «per arrivare all’emanazione di un’ordinanza che individui una soluzione condivisa», «non sia nell’ottica di un accesso indiscriminato ai bagni» («fughiamo ogni dubbio sul biglietto»), «tenga di conto dell’indirizzo politico dato dal consiglio», ma «garantisca i diritti di tutti». Quindi? La soluzione non è così semplice, tanto più se si considera che tra poco più di due settimane è prevista l’apertura degli stabilimenti.
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I tecnici del Comune, guidati da Maurizio Lenzi, stanno lavorando a un’ipotesi da proporre alla giunta e al tavolo con i balneari. «Stiamo cercando di capire – spiega il dirigente – se è possibile individuare all’interno degli stabilimenti un percorso segnalato per arrivare a fare il bagno in sicurezza». C’è anche chi parla di passerelle, che comunque non si farebbero in 17 giorni e che in alcuni casi potrebbero andare a scontrarsi con quanto previsto dagli strumenti urbanistici vigenti.
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