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Tfr in busta, il sindacato: "Ci guadagna soltanto lo Stato"

Daniele Quiriconi
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Daniele Quiriconi

Daniele Quiriconi, Cgil: "Conviene a chi è in difficoltà. E in più si rischia di perdere il bonus"

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«È uno specchietto per le allodole, un vero e proprio danno per i lavoratori. E di conseguenza non conviene a nessuno, con la sola eccezione di chi ha necessità di avere soldi in più per andare avanti». È molto critico Daniele Quiriconi, responsabile delle politiche del lavoro della Cgil della Toscana, sulla possibilità di ricevere in busta paga il Tfr, quel trattamento di fine rapporto che ha sempre fatto da paracadute a intere generazioni di italiani. Perplessità legate all’aumento della tassazione sul “tesoretto” di ogni lavoratore, sulla sua retroattività, sulla convenienza che si annulla del tutto per i redditi medio-alti e che va ben calcolata anche per quelli più bassi, pena la perdita di altri benefici.

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Cosa accade con questa possibilità sancita dalla legge di stabilità varata nel dicembre scorso? Conviene approfittarne?

«Rispondo subito alla seconda parte e cioè se conviene chiedere il Tfr in busta paga: la risposta, al di là del bisogno impellente di denaro, è assolutamente no. E i motivi sono vari, primo tra tutti il fatto che si innalza il reddito e la relativa Irpef da pagare: se al massimo il Tfr, nelle varie soluzioni, tocca il 20 per cento di tasse, in busta paga parte dal 23 della prima fascia di Irpef, ma per la media dei lavoratori dipendenti che prendono tra i 1.200 ed i 1.400 euro netti si aggira intorno al 30 per cento. Bastano pochi conti per capire quanto ci si può rimettere».

Qual è la situazione di questa indennità alla luce della legge di stabilità?

«La legge di stabilità ha picchiato duro sui lavoratori e il Tfr rientra in questo quadro. In pratica, sono state colpite le sue tre “gambe”: se si lascia in azienda, sono infatti aumentate le tasse sulle rivalutazione dall’11 al 17 per cento; se si impiega in un fondo complementare, la medesima tassazione è passata dall’11 al 20 per cento; chi deciderà, come nel caso di cui stiamo parlando, di riscuoterlo mese per mese, ci pagherà appunto l’Irpef relativa al suo reddito, quindi da un minimo del 23 per cento, ma con una media che è intorno al 30».

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Quali altre conseguenze ci possono essere?

«Che il reddito personale aumenti e che, di conseguenza, si finisca con il perdere i famosi 80 euro supplementari introdotti alcuni mesi fa dal governo, oppure che con l’Isee cambiato si perdano i vantaggi sui ticket sanitari o sulle tasse scolastiche. Per quello che ci risulta, in Toscana il numero dei lavoratori intenzionati a chiedere la liquidazione mensile è insignificante».

Ma alla fine chi ci guadagna?

«Sicuramente lo Stato, perché da quei soldi, in tutti i casi che abbiamo citato, ricava più imposte». (s.b.)

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