Gioco
Maggio di fuoco per il porto In arrivo i funzionari Bei
L’Authority smentisce la bocciatura della maxi-Darsena da parte della Banca europea Entro fine mese il commissario: sulla scia di Napoli e Gioia Tauro spunta l’ipotesi Faraone
LIVORNO. «La Bei ha talmente bocciato la Darsena Europa che fra qualche giorno invierà un proprio gruppo di lavoro a Livorno proprio per parlarne ancora». Parola di Massimo Provinciali, numero due dell’Autorità Portuale, che taglia corto così al tam tam di indiscrezioni che via web parla di un altolà della grande euro-banca al maxi-progetto targato Livorno.
Quando? Nel giro di tre settimane, dicono da Palazzo Rosciano. Insomma, prima di fine mese: ci sono tutti gli ingredienti perché gli ultimi giorni di maggio si trasformino in un periodo ultrabollente, a dispetto di un meteo che finora ha un look quasi autunnale. In un pugno di giornate si concentra anche qualcosa che va ben al di là della missione del pool di funzionari Bei: da un lato, l’elezione del nuovo governatore toscano; dall’altro, la data-limite (tassativa) della “proro- gatio” di Giuliano Gallanti.
È un sovrapporsi di date che conterà pur qualcosa. Anche perché non esiste che per una nomina in un porto di questo rango un ministro se ne infischi del tutto dell’intesa con il presidente della Regione. A maggior ragione se, come nel caso di Enrico Rossi, il porto di Livorno è diventato uno degli elementi-chiave della campagna per farsi rieleggere (e senza dimenticare che Rossi e Delrio sono entrambi Pd).
Il ministro dovrà firmare presto un decreto di nomina (del presidente o, più probabilmente, del commissario). Inclusa una eventuale riconferma di Gallanti (che ha dalla sua la designazione da parte di Provincia, Colle e Capraia).
Nel mazzo delle indicazioni delle istituzioni locali anche Luciano Guerrieri (segnalato da Capraia e Camera di commercio) e Nicoletta Batini (segnalata dal Comune di Livorno). Quest’ultima sta seguendo una strategia di attivismo: sia nei post sui social network sia in interviste alla stampa specializzata (e ieri, da ultimo, al giornale romano Il Tempo).
C’era l’idea del ministro Lupi di puntare a un commissariamento ma in forma soft, cioè nel lotto delle candidature delle istituzioni locali. Solo che Lupi si è dimesso e al timone è arrivato Delrio. Non solo: già prima dell’arrivo di Delrio aveva preso a girare voce di una deroga a quell’idea-guida facendo balenare l’ipotesi dell’arrivo di Pasqualino Monti (ora a Civitavecchia), c’è da dire che alla vigilia del primo maggio sono arrivati i primi commissariamenti firmati da Delrio: a Napoli il contrammiraglio Antonio Basile, a Gioia Tauro, il capitano di fregata Davide G. Barbagiovanni Minciullo. Ambedue sono i comandanti delle rispettive Capitanerie di porto.
Quanto basta per far immaginare che per Livorno uno scenario analogo possa portare ad affidare il porto al contrammiraglio Arturo Faraone, attuale numero uno della Direzione marittima della Toscana. È già accaduto qualcosa del genere quando alla metà del decennio scorso il contrammiraglio Salvatore Giuffrè venne nominato “commissario del commissario”. Ma era una situazione di assoluta emergenza dopo che la Corte Costituzionale aveva cancellato il decreto di nomina di Bruno Lenzi. Così come è emergenziale, ad esempio, la situazione a Napoli per via di un ciclone giudiziario.
Sul caso dell’Authority livornese pesa anche il duello sulla riforma elettorale: per un verso, si è radicalizzato lo scontro interno al Pd (con la messa ai margini dell’area ex Pci-Pds) e, per un altro, quel match ha assorbito tutte le energie del premier Renzi. È dalla sua scrivania che passano tutte le nomine pubbliche di un certo rilievo (e quella del porto di Livorno lo è). Solo che adesso c’è lo sbarramento della scadenza della “prorogatio” di Gallanti.
Il nome del nuovo timoniere del porto è ancor più importante adesso che l’Authority livornese (e la Regione più il governo) hanno sulla rampa di lancio il progetto della maxi-Darsena. È questione di poteri forse, ma soprattutto del modo con cui si intende giocare il proprio ruolo: ed è chiaro che per la Regione è Gallanti quello più indicato a garantire la prosecuzione del progetto Darsena Europa.
E qui torniamo a bomba. Ieri mattina l’Authority ha smentito senza se e senza ma quanto aveva scritto Senza Soste, sito web dell’area della sinistra radicale (che in passato ha duramente bacchettato l’Authority e ha speso elogi impegnativi per Batini). Il sito riferisce di un incontro a Bruxelles in cui Gallanti e Provinciali avrebbero visto «seccamente bocciato il finanziamento della Darsena Europa»: colpa – si afferma – dell’inadeguatezza tanto del progetto in sé quanto della sua sostenibilità economica.
«L'Autorità portuale – è il contrattacco di Palazzo Rosciano – non ha problemi a smentire ufficialmente la non-notizia, in quanto, molto semplicemente, non c'è stata alcuna riunione a Bruxelles né tantomeno c'è stata alcuna bocciatura della Piattaforma Europa da parte della Bei».
Al contrario, l’Authority riferisce che «nella seconda metà del marzo scorso» c’è stato semmai un incontro a Firenze: l’ha organizzato la Regione Toscana. Lì «il vicepresidente della Bei, come già ha fatto la Cassa depositi e prestiti, ha manifestato pieno interesse per il progetto Piattaforma Europa».
Palazzo Rosciano ironizza e parla di «sospetto che sia in atto con secondi fini una campagna deliberatamente denigratoria e di "distrazione di massa"». Nel mirino soprattutto il fatto che si instilli il dubbio che il presidente dell’Authority possa aver «taciuto alleiIstituzioni ed alla comunità portuale la supposta ed inventata "bocciatura"».
Provinciali la spiega così: «Se vado in banca a chiedere un mutuo per comprare casa a Livorno, guardano se sono affidabile nei pagamenti e quali redditi ho, ma il mutuo me lo danno solo quando porto un contratto specifico di una casa specifica». Che c’azzecca? «La Darsena Europa è ora a livello di Prg, c’è bisogno di un progetto esecutivo». E perché non l’avete fatto? «Perché vogliamo lasciarne il compito all’investitore che selezioneremo. Progetterà la diga (e la pagherà tutta la parte pubblica), progetterà il terminal (e lì divideremo i costi)».
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