Gioco
Gli equipaggi degli yacht è il business che nessuno sfrutta
Livorno, ogni anno 700 tra comandanti, marinai e steward restano in città per 5 mesi. Gallanti: «Un indotto prezioso per la città ma che invece è del tutto trascurato»
LIVORNO. Quando si parla di nautica di lusso spesso si è portati a pensare a un settore marginale in ambito portuale. Al contrario, le attività di costruzione e riparazione di yacht sono in costante crescita e rappresentano una preziosa risorsa per il tessuto economico livornese.
Durante le manutenzioni, le numerose persone che lavorano sulle imbarcazioni sostano infatti nella nostra città, che ancora oggi ha però il suo tallone d'Achille nella scarsa capacità di accoglienza.
Per questo il convegno organizzato dall'Autorità Portuale al villaggio Tuttovela si è chiuso con la proposta, indirizzata all'amministrazione, di aprire un dialogo per risolvere le criticità legate all'ospitalità dei visitatori.
In città 700 persone di equipaggi. A fornire alcuni dati significativi è Paolo Simoncini, direttore di Lusben, realtà presente dal 2009 a Livorno come brand di Azimut Benetti. Lusben si occupa non solo di attività legate alla cantieristica e alla costruzione e riparazione di yacht, mega yacht e giga yacht, ma anche di quelle funzionali all'accoglienza degli equipaggi che lavorano a bordo di una imbarcazione e che trascorrono del tempo in città nel periodo delle manutenzioni. «Uno yacht di circa 50 metri - spiega Simoncini - ha un equipaggio di 10-12 persone, mentre imbarcazioni più grandi contano fino a 50 addetti. Ogni inverno Lusben accoglie in media 40 yacht e giga yacht per manutenzioni ordinarie o straordinarie. Ciò significa che, per 5-6 mesi, a Livorno sostano circa 700 persone».
Stipendi anche da 10mila euro il mese. Non è sbagliato parlare perciò di un "piccolo esercito" di lavoratori (di lusso) che stabilmente vivono a Livorno. Lo conferma Luca Mosca, dell'Associazione Yacht Master, nata per promuovere i comandanti italiani nel mondo. «Il personale degli yacht - sottolinea Mosca - ha una capacità di spesa enorme. Lo stipendio mensile di un membro dell'equipaggio va da un minimo di 2500 euro a ben 10mila euro per le figure di vertice. Il budget di un equipaggio - aggiunge - va nel complesso da 600mila euro sino a un milione: stiamo parlando di personale straniero, giovane, che si vuole divertire e che spende volentieri per il proprio benessere».
Si va dai comandanti agli ufficiali di navigazione e di macchina, fino a nostromi, marinai, steward e chef, che si riversano in città per comprare provviste e beni di consumo, ma anche per socializzare, fare shopping e svolgere attività ricreative.
Ma le strutture mancano... Il problema, però, è che a Livorno mancano strutture dedicate alla loro accoglienza. «C'è chi vorrebbe vedere un film in lingua inglese - fa presente Mosca - e chi invece imparare l'italiano con corsi specifici. Chi cerca escursioni a tema, chi vorrebbe fare sport o semplicemente avere un luogo in cui incontrarsi con gli altri visitatori. Così accade ad esempio a Barcellona o a Palma di Maiorca, ma non a Livorno».
Gallanti: indotto da sfruttare. Ecco perciò che per rendere la città più accogliente e ricettiva l'Autorità Portuale chiama in causa l'amministrazione: «Enti pubblici e soggetti privati - è la riflessione di Giuliano Gallanti, presidente dell'Authority - devono cominciare a lavorare sul serio in sinergia. Le attività di refitting creano un indotto che non può essere sottovalutato. Affinché Livorno acquisisca un ruolo strategico occorre colmare quanto prima la carenza di ospitalità».
«Come Autorità Portuale - conclude Gabriele Gargiulo - siamo disponibili ad aprire un tavolo di lavoro con il Comune, per esaminare e risolvere le criticità che ancora oggi impediscono a questo settore di svilupparsi pienamente».
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