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Ecco il piano sicurezza in Tribunale: i tornelli? Chiesti 7 anni fa
Livorno, la denuncia del procuratore capo Francesco De Leo : il Ministero non ha mai risposto. Intanto ecco nuove telecamere sia al penale che al civile
LIVORNO. Era l’inizio del 2008 e la strage al Tribunale di Milano che il 9 aprile scorso ha scosso il Paese e fatto tremare il sistema Giustizia, era solo il peggiore degli incubi per chiunque abbia mai bazzicato un’ufficio giudiziario oppure assistito a un’udienza, penale o civile che sia.
Allora il procuratore capo Francesco De Leo era arrivato da pochi mesi nell’ufficio al secondo piano del Palazzo di Giustizia e dalla sua scrivania, vista la situazione della sicurezza in Tribunale, scrisse una lettera corredata da un progetto e da un preventivo per «l’installazione all’ingresso del palazzo di Giustizia di via Falcone e Borsellino di un tornello» così da migliorare e aumentare i controlli.
Da quel giorno sono passati sette anni, i mandati del procuratore stanno per esaurirsi, e quella richiesta sembra essere caduta del dimenticatoio della burocrazia.
«Il Ministero - spiega oggi De Leo - non ha mai risposto a quella richiesta. Con quell’atto ho rappresentato una necessità, ma evidentemente da Roma hanno ritenuto che non lo fosse, oppure non avevano la copertura economica per dare l’ok. Eppure - ricorda - il preventivo che abbiamo presentato era relativamente basso, tanto che con meno di 100.000 euro, credo che la cifra da stanziare fosse di 94.000 euro, si sarebbe potuto installare il tornello e garantire una prevenzione maggiore all’ingresso».
La rivelazione del procuratore capo di Livorno arriva a distanza di qualche giorno dall’appello del procuratore generale Tindari Baglione e del presidente della corte d'appello Fabio Massimo Drago che hanno invitato ai procuratori e ai presidenti dei tribunali del distretto toscano a segnalare falle e disfunzioni nei sistemi di sorveglianza e le necessità più urgenti.
All’interno dei due tribunali di Livorno, per fortuna, non si sono mai registrati episodi che abbiano generato alcun allarme. Ma qualche avvocato nei giorni scorsi ha preso foglio e calamaio facendo presente il proprio timore rispetto ai controlli. Racconta però chi lavora in tribunale: «Le guardie giurate sono persone preparate e professionali. Detto questo credo che nessun tornello o metal detector del mondo possa azzerare il rischio che un folle trovi il modo di entrare in un ufficio pubblico e fare quello che ha fatto a Milano».
Fatti i debiti scongiuri, il piano sicurezza nei palazzi di via De Larderel e via Falcone e Borsellino è stato completato nei giorni scorsi con l’installazione di una ventina di nuove telecamere: otto posizionate in posizione strategiche intorno al Tribunale penale e una dozzina nella sede civile. Una miglioria tecnica che rientrava nel capitolato del bando del Comune.
«La vigilanza - si legge nel documento - dovrà essere inoltre assicurata tramite l’istallazione e l’attivazione di idonei apparati di videosorveglianza collegati a monitor installati presso la postazione di piantonamento degli uffici giudiziari, idonei a garantire il controllo degli accessi delle persone e degli automezzi all’ingresso degli Uffici Giudiziari del Palazzo “De Lardarel” e del Tribunale di via “Falcone e Borsellino”.
«La dislocazione degli occhi elettronici - spiegano dal corpo dei vigili giurati che ha vinto nel luglio scorso l’appalto pubblico per la gestione della sicurezza - è un dato sensibile che non possiamo rivelare». In ogni caso - come conferma il procuratore De Leo - «le registrazione effettuate dalle telecamere servono solo ad individuare i responsabili di un qualsiasi atto avvenga dentro o fuori dal palazzo di Giustizia, ma quando ormai il fatto è compiuto. Ecco perché non possono servire come misure preventive».
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