Italia
Call center, resta un mese per trovare un acquirente
I lavoratori in assemblea organizzano un presidio sotto il ministero del lavoro I sindacati al governatore Rossi: «Aspettiamo riscontri sulla commessa pubblica»
LIVORNO. Ancora un mese, un mese e due giorni per l’esattezza. Poi, dal primo giugno, i 450 lavoratori di People Care saranno disoccupati. E i telefoni del call center di Guasticce smetteranno di suonare.
La promessa di Rossi. Serve un miracolo. Le parole del governatore Rossi che dieci giorni fa aveva parlato di una commessa pubblica avevano riacceso una speranza. «Ma da allora - dice Filippo Bellandi, Rsu Cgil - non abbiamo saputo più niente. C'è una forte aspettativa rispetto alle parole del presidente della Regione, visto che ha preso un impegno, che tra l’altro nessuno immaginava. Dopo certe promesse però adesso ci aspettiamo delle risposte. Ad oggi siamo ad una dichiarazione a cui devono seguire riscontri. Tra l’altro per una commessa pubblica esistono regole precise rispetto all’assegnazione e tempi non così immediati. Non è che si fa da un giorno all’altro». Ed è proprio il tempo che manca ai 450 lavoratori di People Care. Ecco perché al di là di Rossi, le grandi speranze, almeno per il primo periodo, si chiamano Seat.
Il silenzio del ministero. Il silenzio della Regione fa da pendant a quello del governo. Che dura da un mese esatto. A fine marzo l’ultimo tavolo al Mise era terminato con l’impegno di ritrovarsi subito dopo Pasqua con i sindacati e i rappresentanti degli enti locali con l’obiettivo di trovare un acquirente che subentrasse a People Care e potesse concretizzare la disponibilità di Seat ad allungare la commessa su Guasticce, ad un costo inevitabilmente più basso.
Lì, anche la sfortuna ci ha messo lo zampino: il viceministro De Vincenti, che aveva seguito direttamente tutta la storia, è stato promosso sottosegretario alla presidenza del consiglio. «Abbiamo chiesto tramite il prefetto di fare pressione al Mise ma di capire anche se De Vincenti avesse potuto seguire la nostra questione. Era lui ad avere i rapporti con Seat e con eventuali acquirenti. Tutto però tace», continua Bellandi.
Presidio al ministero. Per spaccare questo silenzio, ieri le Rsu hanno organizzato una serie di assemblee, che hanno deciso di effettuare la prossima settimana un presidio a Roma sotto al ministero dello sviluppo economico.
«Andremo a svegliarli», spiega il sindacalista della Cgil. «Tra l’altro ci aspettiamo che nelle prossime ore si muova qualcosa, le segreterie nazionali sono all'opera per trovare una data».
Seat a caccia di un partner. Se il conto alla rovescia parla di un mese alla scadenza del contratto con Seat e alla fine dell’attività di People Care, è chiaro che il tempo è in realtà meno. Perché, partendo dal presupposto che il servizio 1240 non potrà essere sospeso neanche un giorno una volta finito il contratto con Guasticce, è chiaro che Seat cercherà nel frattempo un altro call center. «Qualcuno effettuerà il nostro servizio dal primo giugno, questo è chiaro - conferma Bellandi -. Seat non ha ancora pubblicato un bando per l’assegnazione 1240, come in genere fa, ma sicuramente non aspetterà fino al 31 maggio».
E se i big puntassero al Jobs Act? Sono Almaviva e Call & Call le due principali ancore di salvezza a cui guardano i lavoratori di Guasticce. Una di loro subentrerà a People Care, prendendosi l’appalto di Seat, magari attratte dalla commessa pubblica annunciata da Rossi? «Posso immaginare che i grandi operatori del settorei siano interessati esclusivamente passando dalle lista di mobilità - dice Bellandi -. In tal modo infatti ricadrebbero sotto le regole del Jobs Act e potrebbero usufruire degli incentivi per assunzioni a tempo indeterminato dalle liste di mobilità regionali (ma non degli sgravi contributivi previsti dallo stesso Jobs Act solo per lavoratori disoccupati da più di sei mesi, ndr)».
Giulio Corsi
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