Il Tirreno

Livorno

Trekking sui sentieri dei partigiani fino alle "Grotte dei banditi"

Mauro Zucchelli
La festa al Castellaccio (Marzi Pentafoto)
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La festa al Castellaccio (Marzi Pentafoto)

La doppia iniziativa del Centro Politico 1921: festa popolare al Castellaccio con trekking sulle tracce dei partigiani e video-interviste ai combattenti di allora

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LIVORNO. La Liberazione celebrata come festa popolare collettiva, al di là delle cerimonie istituzionali. È l’idea che ha calamitato centinaia e centinaia di persone al Castellaccio per una kermesse nel segno del 25 aprile nei luoghi dei partigiani: a metterla in pista è stato il Centro Politico 1921 d’intesa con l’Anpi, dopo il successo ben al di là delle previsioni del primo tentativo compiuto dodici mesi fa.

La formula dell’iniziativa è presto detta: da un lato, il pranzo (con tanto di musica e stand no-Tav e di solidarietà al Kurdistan-Mezza luna Rossa); dall’altra, il trekking ripercorrendo i sentieri dei partigiani livornesi fino alle “grotte dei banditi”. Erano presenti anche due partigiani novantenni: Giuliano Ciaponi e Alberto Vannini.

A Garibaldo Benifei, figura-simbolo dell'antifascismo livornese, scomparsa venerdì è stato dedicato uno striscione affettuoso sia al campo base della festa che sulla pagina Facebook  dell'evento.

Già lo scorso anno questo gruppo di giovani attivisti era andato a ripescare dall'album delle memorie dimenticate questo luogo della geografia partigiana: del tutto particolare perché, com'è noto, le formazioni della Resistenza livornese non avevano la possibilità di nascondersi su montagne impervie. Non solo: quest'anno in tandem con l'iniziativa del trekking alle "grotte dei banditi" è stata realizzata una serie di video-interviste (pubblicata su Facebook e su You-Tube) a sei partigiani, "buona parte dei quali rimasti nell'ombra in tutti questi anni", come riferiscono i promotori.

Si tratta di:

Pierluigi Falca (classe 1923) ha operato nella Resistenza nella zona di Riparbella e ha operato nel Cln clandestino;

Giuliano Ciaponi, ora novantenne, operava in collegamento col X Distaccamento "Oberdan Chiesa" nella zona di Quarata (ha salvato un aviatore americano nascondendolo nella propria stalla);

Mario Ristori, nato nel ‘28 e dunque il più giovane (partigiano poco più che quindicenne), esponente della 28a brigata "Lori Terzo" attiva in Romagna;

Giuseppe Fusario, novant’anni anche lui, fugge dagli uffici romani della Marina e si dà alla macchia, dopo aver concluso la liberazione della sua terra, torna a combattere per andare a liberare il Nord.

Alberto Vannini, del ‘24, esponente del X Distaccamento "Oberdan Chiesa" e attivo nelle Squadre di Azione Patriottica (Sap) nella zona di Antignano-Montenero;  

Roberto Perez, terzo novantenne del gruppo, nome di battaglia Il Toscanino, si è unito ai partigiani della Val Trebbia e ha combattuto nella 3° brigata della Divisione Piacenza di Giustizia e Libertà

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I nascondigli che i partigiani livornesi hanno utilizzato durante la Resistenza sono stati riscoperti seguendo un doppio percorso: l'uno con partenza dal campo base della festa popolare al Castellaccio (non lontano dalla sede della Forestale), l'altro invece con partenza dal luogo dov’è collocato il gozzo del Quercianella a Chioma per ripercorrere le tracce dei partigiani Paggini e Tosi (grazie alla collaborazione della coop Biodiversi).

È da aggiungere che nel frattempo, sempre in tandem con l’Anpi, il centro sociale del Castellaccio ha organizzato un pranzo sociale e una mostra di immagini relative alla Resistenza.

Un’altra camminata nel segno del 25 aprile è andata in scena a Colognole: destinazione l’acquedotto leopoldino. L’ha promossa il Comune di Collesalvetti mettendo in pista una serie di iniziative collaterali.

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di Redazione web