Il Tirreno

Livorno

Oggi l’ultimo abbraccio al partigiano Garibaldo

di Rosanna Harper
Oggi l’ultimo abbraccio al partigiano Garibaldo

Dalla Svs il feretro sarà accompagnato a piedi fino al teatro dove nacque il Pci Il sindaco: «Bisogna riscoprire nel presente lo spirito della Resistenza»

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LIVORNO. «Serve diventare partigiani del presente, con quello spirito solidale, con quell'anelito di pace che ha ispirato chi ha sacrificato la vita per la Liberazione. Ora e sempre Resistenza». È questo l'invito con cui il sindaco Filippo Nogarin ha chiuso il suo intervento davanti alle autorità civili, militari e religiose e alle associazioni resistenziali a Palazzo Civico.

La cerimonia per celebrare il 70° anniversario della Liberazione è arrivata a poche ore dalla morte di Garibaldo Benifei, figura-simbolo dell’antifascismo livornese ricordata con commozione da Nogarin nel proprio discorso.

Dopo che ieri una folla di livornesi è andata a rendergli omaggio, oggi è il giorno dei funerali dell’anziano ex combattente: è dalla sede di via San Giovanni della Pubblica Assistenza – della quale Benifei è stato presidente – che muoverà oggi il corteo funebre.

Secondo quanto riferisce la famiglia, alle 15,30 il corpo di Benifei sarà portato nella sala al piano terra e inizieranno le commemorazioni ufficiali con gli interventi del presidente nazionale dell’Anppia, Guido Albertelli, e del presidente della Svs, Vincenzo Pastore. Ci sarà anche la Banda Libera Svs, straordinario gruppo di musicisti ai quali Benifei si sentiva molto legato.

Successivamente il feretro sarà accompagnato a piedi fino all’ex teatro San Marco, dove nel ’21 venne fondato il Partito comunista: è una scelta della famiglia per ricordare gli ideali comunisti di Garibaldo. Poi la salma andrà ai Lupi, dove domani, in una cerimonia privata, il corpo sarà cremato: era la volontà di Garibaldo, ricordano i familiari.

«Celebrare i 70 anni dalla liberazione dal giogo nazifascista – ha sottolineato Nogarin – diventa ora ancora più significativa perché è la prima volta senza Garibaldo Benifei: esempio di vita e di coraggio per tutti noi, un'esistenza vissuta all'insegna della libertà, della democrazia e dell'amore per la giustizia». E ha aggiunto: «Un uomo umile e sempre sorridente: le sue parole continueranno, in futuro, a indicarci la strada e faranno in modo che questa città continui a rimanere bella e libera».

La scomparsa è arrivata a pochi giorni di distanza dalla morte di un altro grande livornese, partigiano anch’esso: il rabbino Elio Toaff. «Sembra chiudersi un'epoca a Livorno. Toaff e Benifei sono due simboli della Livorno che non si è mai arresa: gli stessi che, di fronte all'orrore del nazifascismo, hanno reso significato alla parola resistenza».

Il sindaco ha fatto riferimento, inoltre, alla necessità di mantenere «vigile» la memoria storica collettiva, soprattutto tra le nuove generazioni. «Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla», ha ribadito il sindaco citando il pensiero del poeta spagnolo Santayana. «La memoria – ha ripreso – va esercitata, anche attraverso un lavoro capillare nelle scuole, per promuovere la Costituzione, gli ideali di democrazia, libertà, solidarietà e pluralismo, ma anche attraverso la memoria familiare, a partire da nonni e genitori». Poi il riferimento al tema del lavoro e a quello della democrazia, ai diritti fissati nella Costituzione. «La storia ci insegna – sono parole di Nogarin – come i valori di giustizia, uguaglianza e solidarietà vadano difesi perché niente può essere dato per acquisito una volta per tutte: soprattutto in tempi di crisi quando a pagare il prezzo maggiore sono le persone, i disoccupati, le famiglie e le piccole e medie imprese. Difendere la democrazia, in questo momento, significa difendere il lavoro: è necessario garantire occupazione per i giovani, ma anche per chi è stato estromesso dal mondo del lavoro, difendere il diritto al lavoro. Penso a chi, invece di partecipare a questa giornata, sono stati piegati da logiche di profitto avvilenti per il sistema valoriale».

Il sindaco ha invitato tutti a ritrovare «il senso di quell'unità» che Benifei – ha detto – invocava nel dopoguerra per la ricostruzione.

Alle parole di Nogarin ha fatto seguito l’intervento del prof. Andrea Mariuzzo della Scuola Normale Superiore di Pisa. Alla cerimonia hanno partecipato anche le nipoti di Garibaldo Benifei, Erika, Martina, Valentina e Federica.

«Resistenza oggi – ha affermato Gino Niccolai, presidente Anpi – significa due cose: conoscenza della memoria e il modo con il quale ognuno di noi pensa al passato confrontandolo con il presente in prospettiva del futuro. La libertà è un valore che va continuamente riaffermato perché non può mai essere dato per scontato».

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