Il Tirreno

Livorno

chirurgia navale

“Urania”, adesso la nave è più lunga di sei metri

di Roberto Cestari
La nuova sezione inserita tra i due tronconi di scafo
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La nuova sezione inserita tra i due tronconi di scafo

Due giorni di ritardo sulla tabella di marcia per problemi imprevisti, ma il cantiere Montano conclude l’accrescimento della nave oceanografica

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LIVORNO. Alla fine, con un paio di giorni di ritardo sulla tabella di marcia, "Urania", la nave oceanografica che da anni lavora per il Cnr, è finalmente cresciuta dei sei metri necessari per renderla ancora più efficiente nelle sue campagne di ricerca. Gli uomini del cantiere navale Montano infatti, oggi 24 aprile, hanno finalmente potuto posizionare il nuovo troncone tra le due metà, poppa e prua, che erano state separate in precedenza; nel pomeriggio, dopo aver controllato gli allineamenti tra le diverse sezioni con il laser, è stato finalmente dato il via alle saldature e Urania è così passata da 61 a 67 metri di lunghezza.

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L'operazione di chirurgia navale che si è svolta sul piazzale del cantiere Benetti accanto ai bacini di carenaggio, si è rivelata più difficile di quanto preventivato all’inizio per problemi legati al centraggio del troncone di poppa, quello che doveva essere spostato dopo il taglio a metà della nave.Come spiega Matteo Cerulli, direttore del cantiere Montano, che ha vissuto in prima persona tutte le fasi del taglio prima, della separazione, poi, e della successiva riunione e saldatura dei tre pezzi della nave, il problema era dovuto al fatto che ci si è accorti che la parte di nave da spostare era sbilanciata sulla sinistra. Per ovviare al problema si è dovuto centrare due volte, spostandoli prima indietro, verso la fine della poppa, poi allargando la base di appoggio, i grossi carrelli oleodinamici a 10 assi che reggevano la poppa dell'Urania. Poi, visto che il troncone da movimentare non risultava comunque stabile e che le tacche di legno che lo mantenevano in posizione sui carrelli non davano garanzie di rimanere al loro posto, si è dovuto cambiare strategia e saldare due taccate fisse sullo scafo a poppavia della nave, poco prima delle uscite degli assi delle eliche, per stabilizzarla in maniera definitiva sui carrelli.

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«Purtroppo, con la chiusura del cantiere di Ancona che aveva costruito l'Urania nel 1992, non avevamo a disposizione i piani costruttivi originali della nave - spiega Cerulli - e pur con tutti i calcoli tecnici fatti prima di partire con il lavoro, abbiamo dovuto in qualche modo andare avanti a impronta, e ogni volta che si presentava un problema inaspettato cercare delle soluzioni immediate». E infatti, anche se per trovare il punto del taglio, quello della larghezza massima dello scafo, ci si era affidati ad una ditta specializzata in rilievi architettonici che con le sue apparecchiature era riuscita a ottenere un disegno dello scafo, lo stesso non è avvenuto con i pesi, e così si è dovuto procedere con continue correzioni di assetto.

Sta di fatto, però, che alla fine le difficoltà sono state riconosciute, affrontate e risolte, e così nella giornata di giovedì i due tronconi si sono finalmente separati, e ieri alle sette del mattino, la grande gru della ditta Bettarini che aveva già scaricato il nuovo pezzo giunto via mare su una chiatta, ha imbracato il troncone da 30 tonnellate che era statop scaricato accanto allo scafo e lo ha piazzato tra le due sezioni dell'Urania. Una volta che è stato completato l'allineamento tra le diverse parti con le misurazioni laser dell'Azzurra Tecnology di Castelnuovo Garfagnana incaricata di questa operazione, i saldatori di Montano hanno potuto finalmente accendere i cannelli ossidrici e iniziare ad unire le diverse sezioni della nave.

E così Urania ha finalmente ricevuto il nuovo troncone che le permetterà di montare le nuove pinne stabilizzatrici e di avere nuovi locali per i laboratori di ricerca e per l'equipaggio per mantenersi sempre al massimo dell’efficienza. E tra poco più di un mese potrà riprendere di nuovo il mare.

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