Gioco
Uova e fischi fermano Salvini E lui mostra il dito medio
Gli gridano contro: «Fuori i razzisti». Il numero uno della Lega ribatte: «Sfigati» Gli slogan del Carroccio: qui per vincere, lavoro anche senza tessere di Coop o Cgil
LIVORNO. Lancio di uova e pomodori. Matteo Salvini che per tutta risposta si mette a filmare con l’iPad e tira fuori il dito medio. Prima di risalire in auto, senza fare l’annunciato giro tra i banchi del mercato. Mentre i suoi sostenitori lo applaudono, lo assediano per fare i selfie, gli vogliono stringere la mano. E i manifestanti bruciano in piazza la bandiera della Lega.
Eccolo il tour elettorale del leader del Carroccio a Livorno. Se la scorsa settimana per l’eurodeputato Mario Borghezio il must di forze di sinistra, antagonisti, centri sociali, movimenti e coordinamenti vari per il lavoro o per la casa è stato l’indifferenza, questa volta ad aspettare Salvini tra via della Madonna e il mercato di piazza Cavallotti sono arrivati in tanti. E non sono stati applausi come a Grosseto, Cecina o a Fucecchio.
Il cuore del Pentagono è blindato, via Grande resta aperta. Un sessantenne inchioda lo scooter, guarda a destra e a sinistra, si tira su il caso e rivolgendosi ai rappresentanti della Lega che stanno raccogliendo le firme grida un insulto a squarciagola. E riparte.
Salvini arriva al banchetto di via della Madonna intorno alle 9.45: mentre al di qua del maxi-cordone delle forze dell'ordine i sostenitori scattano selfie e gli stringono la mano, intorno scoppia la protesta. Vengono esposti gli striscioni, partono i cori, da “Bella Ciao” a “siamo tutti clandestini”. Bandiere rosse.
Nel Salvini show i leghisti – leader compreso – indossano la maglia di Livorno. «Levatela, Livorno è un’altra cosa», gli gridano dall’altra parte della strada.
Inizia la vera contestazione: manco a dirlo, a due passi dagli storici banchi di piazza Cavallotti, volano frutta e verdura. Volano uova e pomodori. Lui ne schiva uno, che finisce contro il muro della farmacia. C'è chi grida «razzista, vergogna». Anche stranieri con l’accento più livornese dei livornesi: «Diccelo ora che ci vuoi mandare via». E il segretario della Lega? Prende l’iPad, sale su una panchina e filma i contestatori. Poi alza il dito medio mandandoli platealmente a quel paese. E a quel punto è un valzer di dita all’insù...
«Ringrazio la Livorno democratica, – reagisce – diamo una lezione di democrazia a questi sfigati. Mi hanno accolto settecento persone a Cecina, quattrocento a Follonica, questi balordi si commentano da soli». Da una parte è sommerso dai fischi; dall’altra, tra i suoi, scatta l’applauso. «C'erano quattro dei centri sociali a cui diamo ragione di vita perché senza di noi avrebbero le giornate vuote», dirà poco dopo a Scandicci commentando la contestazione: «Io a Livorno ci torno, non siamo in Toscana per partecipare ma per vincere».
Queste sono le parole finali di una tappa della campagna elettorale a prova di uova e pomodori. «La Livorno tollerante, democratica, educata e civile – aveva detto poco prima Salvini dal banchetto leghista di via della Madonna – non è scesa in piazza a rompere i coglioni al prossimo. Ringrazio le forze dell'ordine che sono costrette a difendere le manifestazioni democratiche».
Al microfono snocciola i cavalli di battaglia della Lega, cavalcando malcontento e tensioni sociali che ci sono a Livorno come nel resto della Toscana: «Andremo a liberare la Toscana che apre le finestre dopo 45 anni di occupazione di sinistra». E poi: «La gente si sta svegliando e il 31 maggio avremo bellissime sorprese».
«La Toscana – ripete – è generosa e accogliente, ma con quattro milioni di italiani in difficoltà le case vanno date prima agli italiani: questa è bontà, questa è vera generosità». E si gira verso i manifestanti: «Se questa gente è solidale, apra le porte di casa per ospitare rom e clandestini».
I giornalisti gli chiedono come pensa di convincere la città persa dal Pd e conquistata dai 5 Stelle (tra l’altro in via della Madonna arrivano anche il sindaco Filippo Nogarin e l’assessore Nicola Perullo). Lui risponde così: «Parlando di temi concreti, non di legge elettorale». Quindi «di lavoro, sanità e ospedali che non devono chiudere ma aprire anche la sera, come fa la Lega in Veneto e in Lombardia. Parlando di accoglienza, ma limitata: Rossi parla di dare le case sfitte, il prefetto di tendopoli con 6.000 tende. Prima gli italiani e i toscani per le case popolari e i contributi regionali». E proprio da Livorno lancia l’attacco a coop e Cgil: «Noi vogliamo una regione che guardi avanti, dove si lavori per merito e non solo se si è amici di coop e Cgil, di quelle ce ne sono già troppe». Mentre il candidato alle regionali, Claudio Borghi, dice che «siamo stati noi a difendere gli operai della Trw».
Il resto dello show va in scena sui social e forse, proprio perché gioca in casa, nella terra del Vernacoliere, si mescola a ironia e sfottò. Spunta la foto di Matteo Salvini in versione venditore ambulante di pomodori. Spuntano frasi come «uova contro Salvini, hanno vinto le uova», perfino il fotomontaggio di un abbraccio riappacificatorio con mamma Franca. Il profilo fake di “Gianni Kuperlo” gli riserva un «corro a regalare una felpa con scritto Livorno a Salvini». E nei ritocchi in rete della foto del segretario con quella maglia resta solo la scritta “Livor” (livore). Il resto (“no”) gliel’hanno gridato in piazza.
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