Il Tirreno

Livorno

Stagno, sigilli all’impianto per traffico illegale di rifiuti

di Lara Loreti
Stagno, sigilli all’impianto per traffico illegale di rifiuti

Indagine del Noe: indagati i quattro titolari accusati di comprare rottami illeciti Gli acquisti, da privati senza autorizzazione, avrebbero fruttato 120.000 euro

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LIVORNO. Rottami ferrosi comprati da privati non autorizzati, che avrebbero fruttato alla ditta un guadagno illecito di 120.000 euro in due anni. Con quest’accusa i carabinieri ieri mattina hanno sequestrato l'impianto industriale della Bogi srl di via dell'Ecologia, che svolge attività di commercio e gestione di rifiuti costituiti da rottami metallici, ferrosi e non. I quattro titolari sono finiti sul registro degli indagati: l’ipotesi di reato è attività organizzata per il traffico illecito dei rifiuti. Un’operazione svolta dai carabinieri del Noe, Nucleo operativo ecologico di Grosseto, guidati dal capitano Umberto Centobuchi, con i colleghi del Comando provinciale di Livorno. Il provvedimento ha fatto seguito a un decreto del gip del tribunale di Firenze, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia (Dda) della Procura fiorentina, che ha coordinato l’attività investigativa.

L’indagine del reparto specializzato dell’Arma è nata nell’agosto del 2014 da un’attività d’indagine fatta dai militari della stazione dei carabinieri di San Piero a Grado. Durante un controllo, partito in maniera autonoma, i carabinieri hanno trovato nell’impianto in via dell’Ecologia materiali ferrosi rubati. Da lì è scattata una serie di verifiche e di accertamenti di polizia giudiziaria, sull’attività svolta dalla Vinicio Bogi srl, nel periodo compreso tra il gennaio 2013 ed il febbraio 2015. Dalle indagini dei carabinieri del Noe è emerso che l’azienda ritirava abitualmente rifiuti, privi di documentazione, da privati non autorizzati alla raccolta ed al trasporto in forma ambulante. I rottami venivano considerati, per gli investigatori in maniera fraudolenta, come rifiuti di provenienza domestica attraverso autofatture sulle quali - sempre secondo i carabinieri - veniva attestato che la vendita da parte di quelle persone non era stata effettuata come impresa, ma come privati e in maniera “occasionale”. Tuttavia, dagli accertamenti dei carabinieri, è venuto fuori che in realtà non si trattava di casi sporadici, ma di vendite che avvenivano con frequenza molto elevata (anche 300 in un anno). In alcuni casi, come quello che ha dato origine alle indagini, i rifiuti erano frutto di furto e/o ricettazione. A quel punto, le indagini dei carabinieri si sono concentrate sui venditori. In questo senso, da accertamenti più approfonditi, i militari hanno individuato un gruppo di 32 privati, molti dei quali risultano aver effettuato oltre 300 operazioni di vendita alla Bogi in un anno. È anche emerso che la maggior parte dei venditori sarebbero persone già note alle forze dell’ordine, e 16 di loro hanno precedenti di polizia per reati contro il patrimonio, in particolare furto e ricettazione. I 32 ora rischiano denunce per gestione illecita di rifiuti.

Il guadagno ritenuto illegale, quantificato dai carabinieri in 120.000 euro in due anni, rappresenterebbe il 40% circa dell’incasso totale dell’azienda. Si consideri che un chilo di ferro costa dai 30 ai 60 centesimi mentre un chilo di rame da 2 euro a 2 euro e 60 centesimi.

L’attività investigativa si è conclusa quindi con la denuncia, prima alla Procura livornese, poi alla Dda di Firenze – dei quattro responsabili aziendali. Il 14 aprile scorso il gip di Firenze, in seguito all’indagine del Noe, ha emesso il decreto di sequestro preventivo dell’impianto, finalizzato anche alla confisca dei mezzi usati dall’impresa, misura cautelare che ha comportato la chiusura dell’impianto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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